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Guariniello: serve la Procura antiamianto

Il magistrato sarà a Trieste domani: «Dalle vostre parti una buona inchiesta sulle morti, ma non è dappertutto così»

2 minuti di lettura
(ansa)

Raffaele Guariniello, il pm “difensore civico” a oltranza, arriva domani a Trieste. In corso il processo di appello dopo le storiche condanne per i morti alla Thyssen, per i morti di amianto alla Eternit, sue le indagini sulle sigarette “elettroniche” nocive, sugli edifici scolastici a rischio, sulle protesi mammarie al silicone dannose, sui farmaci per il Parkinson che portano al gioco d’azzardo compulsivo. E sul trapianto di cellule staminali, per cui è indagato anche il pediatra Marino Andolina.

Procuratore, sull’amianto i magistrati hanno più potere o vi sostituite a pubbliche amministrazioni inerti?

Bisogna distinguere tra passato, e presente e futuro. Per il passato la prevenzione non si può più fare, il passato è passato. Il grande problema che ancora aspetta di essere adeguatamente risolto è che muoiono, e continueranno a lungo a morire di amianto, molte persone, e si nota una grave differenza di trattamento tra zona e zona. Certe persone muoiono senza nemmeno giustizia, senza processi, altre ce l’hanno, noi qui a Torino abbiamo cominciato a lavorare sui morti dagli anni Novanta, e questo sulla Eternit è solo l’ultimo di una serie infinita di processi. In altre zone le persone muoiono altrettanto ma il processo non si fa.

A Trieste e Gorizia però i processi sono in corso.

Sì, da voi si sta lavorando.

In questi giorni sono stati indagati dirigenti della Grandi motori, a decenni dai fatti, per mancata protezione della salute. Come mai può passare tanto tempo?

Non conosco il caso specifico ma spesso i processi non si fanno perché all’autorità giudiziaria non arriva notizia. Un po’ anche per sua responsabilità. Dovrebbe creare un organismo al quale qualunque medico, non appena riscontra un mesotelioma, fa la sua segnalazione. Noi abbiamo fondato l’Osservatorio sui tumori da malattie professionali e abbiamo registrato già 27mila casi.

Lei chiede anche una Procura nazionale sull’amianto.

Proprio per coprire le zone in cui i processi non si fanno.

Caso staminali. Il pediatra Marino Andolina si difende dalle sue indagini...

Eh, lo so. Ma ne potrò parlare solo al processo. Le indagini erano già concluse, poi sono subentrati una nuova vicenda e un altro accertamento. Ma presto dovrò decidere una data per il dibattimento.

Gli interventi compassionevoli li decide il Ministero della salute, o l’Agenzia del farmaco?

No, sempre il tribunale. È un procedimento d’urgenza, per situazioni particolari, non crea una situazione di fatto.

Senza far nomi, cosa pensa dei magistrati che scendono o salgono in politica?

Ho avuto io stesso, da decenni, proposte in questo senso. Ma, a prescindere da casi specifici, la mia idea è che sarebbe bene introdurre una regola. Tra il momento in cui si smette di essere magistrati e quello in cui si partecipa a elezioni dovrebbero passare 5 anni. A meno che non si venga nominati senatori a vita, che è altra cosa. Se dopo 5 anni si è ancora richiesti, la scelta viene confermata. Ma con un intervallo di tempo si toglie, come dire, qualsiasi dubbio, anche quello che può provenire da qualche malevola interpretazione.

Lei sta facendo indagini su un farmaco che provoca compulsione al gioco d’azzardo. È già assodato?

È assolutamente provato. I farmaci funzionano sempre in un equilibrio di rischio e beneficio. Gli antitumorali sono terribili, però purtroppo vanno presi. E c’è una categoria di farmaci per patologie neurodegenerative che provoca queste conseguenze collaterali, e non si possono vietare. Da quando abbiamo segnalato un caso, ne son venuti fuori decine.

Potrebbe seguire una limitazione all’uso?

Bisogna vedere se l’informazione data ai pazienti è adeguata. Il farmaco va gestito. È cosa grave: ci sono persone che hanno perso tutti i soldi, che hanno rovinato famiglie.

Ci sono aziende farmaceutiche perseguibili?

Alcune sono state già denunciate, l’indagine è in corso. È dal 2005 che l’Agenzia europea del farmaco ha diffuso questa raccomandazione.

Quindi il pericolo era noto?

Assolutamente sì.

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