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Zagabria punta a risarcire le donne stuprate in guerra

Un progetto di legge è in fase di elaborazione al Ministero per i veterani In tutto sono circa 3mila. Chiesti 80mila euro per ciascuna vittima del crimine

di Mauro Manzin
2 minuti di lettura

TRIESTE. La Croazia ha deciso di dare una veste giuridica a una delle più infami ed ignobili pagine della guerra nell’ex Jugoslavia, quella degli stupri etnici. Il ministro per i Veterani, Predrag Mati„, infatti, sta valutando la emanazione di una legge che riconosca lo stupro di guerra e conceda alle sue vittime un sussidio finanziario. L’elaborazione del progetto normativo è, come annuncia il quotidiano Vecernji List, in fase di elaborazione tecnica da parte di un pool di giovani ricercatori della Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Zagabria. Ma la vera forza che sta dietro al progetto è una donna. Si tratta di Marija Sliškovi„, presidente dell’Associazione donne della guerra patria (1991-1995). «È una cosa risaputa che migliaia di donne sono passate per i campi di concentramento serbi - afferma la Sliškovi„ - e che moltissime hanno servito come schiave ai soldati serbi durante l’occupazione. Così come è un fatto provato che moltissime di queste vittime non hanno mai trovato il coraggio di confessare il crimine subito». «Il fatto è - prosegue - che in Croazia non ci sono le condizioni per “stimolare” queste donne alla denuncia». Snježana Maljak, che oggi ha 40 anni è madre di 4 figli e vive in ristrettezza, è stata stuprata all’età di 22 anni a Vukovar durante l’occupazione serba. «Mi hanno violentata in venti - racconta sul suo diario - per una notte intera, io li imploravo di non farlo anche perché li conoscevo quasi tutti, ma non c’è stato verso o lo stupro o la morte. E poi, alla fine, mi gridavano in faccia “puttana ustascia”». Per risolvere la situazione, spiega Marija, la “madre coraggio” croata, ci vuole una precisa volontà politica per portare finalmente gli autori di questi crimini davanti a un tribunale. «Personalmente - conclude la Sliškovi„ - ho già ottenuto l’appoggio di numerosi psichiatri che sono pronti ad assistere le donne di Vukovar che sono state stuprate e non hanno fin qui denunciato la violenza. Offriremo loro l’assistenza necessaria perché la confessione non riapra vecchi traumi». Secondo alcune stime approssimative le donne croate vittime di stupro etnico sarebbero circa 3mila. L’Associazione si batte per portare i colpevoli in tribunale ma anche per ottenere un indennizzo di 80mila euro circa per ciascuna vittima, il che porterebbe a una spesa per il bilancio statale pari a circa 260 milioni di euro e in questi tempi di crisi non è certo una cifra irrisoria per i bilanci croati. Così alcune tesi a Zagabria sostengono che gli indennizzi dovrebbero essere corrisposti alle vittime dalla Serbia. «Noi conosciamo i loro nomi e abbiamo le prove», dicono nella capitale croata, «ma non è giusto che paghiamo noi i crimini degli altri». Una piaga, quella degli stupri etnici, che sanguina ancora copiosamente e che sarà difficile rimarginare.

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