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I diari di Giorgio Irneri a un anno dalla morte

Trovati nell’archivio privato del grande assicuratore taccuini e lettere: i suoi interrogativi sulla vita e sull’essere manager

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«Nella più catastrofica delle situazioni, di fronte a pericoli che stanno diventando realtà, nelle situazioni peggiori, in fondo al nostro animo resta sempre un lumicino, che non vuole spegnersi ed è appunto l’ultima speranza, cui si aggrappa il moribondo, l’infelice, l’insoddisfatto, persino il condannato a morte». Giorgio Irneri, per oltre quarant’anni alla guida del colosso assicurativo Lloyd Adriatico Spa fondato dal padre Ugo nel 1936, morto esattamente un anno fa all’età di 89, scrisse queste parole in un suo quaderno privato, un taccuino in cui annotava riflessioni, aneddoti, ricordi di una vita. È un modesto quaderno a righe ed anelli conservato nell’ampio archivio privato di Irneri: centinaia di lettere, documenti, manoscritti che solo ora escono dai cassetti della sua casa grazie alla cura della figlia Donata, impegnata a sistemare un fondo di cui - almeno in parte - non si conosceva il contenuto. «Sono le scritture private di mio padre - spiega Donata Irneri - con lettere che risalgono ai tempi in cui era studente liceale, e poi corrispondenze con familiari, amici e colleghi, e i quaderni dove annotava i suoi pensieri».

Come spesso accade con gli archivi privati, dalle carte emerge la figura di un Giorgio Irneri in parte diversa dall’immagine pubblica diffusa in tanti anni di lavoro e successi. Ci sono, in particolare, alcune annotazioni - forse le ultime - che risalgono al luglio del 2002, quando, durante una crociera in Dalmazia, dovendo provvedere alla “toilettatura” del suo amato cane “rough terrier” Linus, ebbe modo di conoscere un uomo afflitto da una forte cifosi (la gobba), identificato sul taccuino con le iniziali M.M., che viveva in condizioni di estrema miseria e indigenza. L’episodio portò Irneri a meditare su certa condizione umana, in linea, però, con una serie di riflessioni che in modo del tutto discreto aveva già registrato nel corso della vita.

«Spirito intrepido», come lo definisce la figlia Donata, uomo pragmatico e laico ma vicino alla fede religiosa e dotato di uno sguardo acuto sulla realtà, attraverso le sue “considerazioni” - come le chiamava egli stesso - annotate su taccuini e lettere, Giorgio Irneri svela un carattere sensibile agli aspetti più riposti della realtà.

Si scopre, ad esempio, un Irneri lettore dei libri del fisico Stephen Hawking e attento ai segreti dell’universo, accanto a un Irneri imprenditore che, con calligrafia minuta e precisa, elenca puntigliosamente sul suo quaderno qual è la ricetta per diventare un manager di successo.

Non manca un piccolo mistero. «Mio padre manteneva il suo archivio in modo ordinato - dice la figlia Donata, che ha avuto soprattutto negli ultimi anni un rapporto di stretta vicinanza e confidenza con il genitore -, tuttavia sono certa che all’appello manchino alcuni quaderni. So che li aveva conservati, e so che aveva anche iniziato a scrivere una sua memoria autobiografica, dopo aver pubblicato la biografia di nonno Ugo (“Ciao papà”, Trieste 1979, ndr), ora spero di riuscire a trovarli».

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