Ubis, cento impiegati in bilico a Trieste: Unicredit vuole vendere

Venerdì assemblea, già proclamato uno sciopero nazionale per il 26 ottobre. Sindacati: «Tagli e risparmi sulla pelle dei lavoratori». No comment dal gruppo

di Matteo Unterweger

C’è preoccupazione anche a Trieste fra i dipendenti di Ubis, Unicredit Business Integrated Solutions, società del gruppo Unicredit. Sono circa un centinaio i lavoratori che operano negli uffici triestini dell’azienda, per la maggior parte nella sede di via Silvio Pellico 3 (solo la componente informatica e di assistenza ai pc si trova in piazzale Valmaura), ad essere infatti interessati dal processo di esternalizzazione stabilito dalla proprietà per alcuni rami d’azienda di Ubis, cioè quelli del cosiddetto “ciclo passivo” (fatturazioni), in cui ricade la quasi totalità del personale coinvolto, e dell’assistenza ai personal computer. Non rientrano in questo piano invece i dipendenti Ubis che a Trieste si occupano di informatica, di mutui per il personale e della tesoreria, in tutto una cinquantina.

Grande, comprensibilmente, l’apprensione fra i dipendenti Ubis operativi in città. Per venerdì, dopodomani, è in programma un’assemblea dei lavoratori in cui saranno illustrate le modalità di svolgimento della giornata di sciopero nazionale del personale di Unicredit Business Integrated Solutions, proclamata per il 26 ottobre prossimo. L’iniziativa di esternalizzazione intrapresa dall’azienda è stata confermata dai vertici della stessa ai sindacati nelle scorse settimane. Ma la notizia era già nell’aria da alcuni mesi: informalmente in alcune delle sedi le prime voci erano circolate a inizio agosto. Il piano riguarda in tutta Italia - riferiscono in una nota le le rappresentanze presenti in Ubis delle sigle sindacali dei bancari Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Ugl Credito - «oltre 800 lavoratori», in servizio «a Trieste, un centinaio - aggiunge Alessandro Parlante della Fiba-Cisl -, e in altre città quali anche Bologna, Milano, Palermo, Roma, Torino e Verona».

L’esternalizzazione prospettata avverrà con la cessione a «società di nuova creazione - definiscono i sindacati -, partecipate probabilmente da Unicredit, ma con una quota di minoranza. Il progetto prevede che Ubis, l’attuale soggetto unico responsabile di processi e procedure informatiche, immobiliari e di back-office, venga affiancato da un insieme di società più piccole, controllate da società esterne al gruppo bancario, cui verrebbero ceduti i lavoratori di alcuni cosiddetti “rami d’azienda”, con conseguente impatto sui lavoratori esternalizzati, di fatto attuando politiche di tagli e risparmi sulla loro pelle». L’allarme dei sindacati viene esplicitato ulteriormente: «Numerose, forti e giustificate preoccupazioni sulla stabilità del posto di lavoro sono sorte da più parti - rilevano nel comunicato congiunto - dal momento in cui siamo stati informati dell’attuazione del progetto». I rappresentanti dei lavoratori auspicano che Unicredit fornisca risposte chiare e garanzie di fronte alle richieste che usciranno dall’assemblea di venerdì, giornata nella quale un analogo incontro si terrà anche a Bologna (mentre nella altre città italiane dove Ubis ha sedi e uffici le assemblee si sono già svolte). Peraltro, conferma ancora Parlante, nell’operazione «sono stati coinvolti pure colleghi che operano all’estero. Tanto che, recentemente, alla presentazione del Progetto Newton sia a Monaco di Baviera sia ad Amburgo il management di Ubis è stato contestato dai lavoratori». E mentre il Gruppo Unicredit sceglie di trincerarsi dietro un «no comment», rimbalzano alcuni rumors sui contorni del progetto dell’azienda. Pare infatti che entro novembre si dovrebbero conoscere i nomi delle società che acquisiranno i “rami” ceduti da Ubis. Al momento voci di corridoio dicono che Hewlett Packard e Accenture sarebbero le due realtà più interessate a subentrare.

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