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Caso Alina, indagato anche il vice di Baffi

Blitz in Questura, il commissario capo dell’ufficio stranieri Panasiti deve rispondere di sequestro di persona e arresto illegale

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Caso Alina: nuovi sviluppi dell’inchiesta della procura sull’ufficio immigrazione della Questura nella quale è finito sotto indagine l’ex dirigente Carlo Baffi. Sotto accusa è ora il vice. Si chiama Vincenzo Panasiti e ha 56 anni.

Il blitz in Questura è stato messo a segno l’altra mattina. Ma la notizia, tenuta riservata, è trapelata solo ieri. Il pm Massimo De Bortoli è tornato negli uffici al terzo piano con una decina tra finanzieri e poliziotti della procura. È stato perquisito l’ufficio di Panasiti. Sono stati sequestrati altri 128 fascicoli in originale relativi ad altrettanti cittadini extracomunitari anch’essi, in attesa di espulsione, e detenuti anche per giorni all’interno del commissariato di Opicina. Integrano i 49 faldoni che erano stati acquisiti nel corso della perquisizione effettuata il 9 maggio sempre da De Bortoli e dalla sua squadra di finanzieri e poliziotti.

In quell’occasione gli investigatori avevano trovato nell’ufficio di Carlo Baffi prima e poi nella sua abitazione una serie di libri dal contenuto antisemita. Ma anche in un cassetto della scrivania un foglio stampato con il computer con la scritta «Ufficio epurazione».

Il commissario capo Panasiti è indagato di sequestro di persona e arresto illegale. Si tratta delle stesse contestazioni (escluso l’omicidio colposo) che in maggio erano state mosse nei confronti di Carlo Baffi.

In pratica il vice dirigente è finito nei guai per i periodi in cui ha gestito l’ufficio in assenza del titolare. I fascicoli sequestrati dalla procura riguardano il periodo che va da gennaio ad agosto 2011.

«Siamo tranquilli e sereni e a disposizione dell’Autorità giudiziaria», ha dichiarato il questore Giuseppe Padulano gettando acqua sul fuoco. E ha aggiunto: «Continueremo con impegno il nostro difficile lavoro a tutti i livelli». Altro non ha voluto aggiungere.

Il commissario capo Vincenzo Panasiti ieri era regolarmente al suo posto di lavoro nel suo ufficio al terzo piano della questura. «Ho la coscienza tranquilla», ha detto. Poi si è lasciato sfuggire: «Me lo aspettavo dopo quanto accaduto al dottor Baffi». Quindi è entrato nel merito dell’indagine: «Ho sempre rispettato le disposizioni che erano state impartite dai dirigenti. Non comando, sono un mero esecutore e sono convinto che in breve la mia posizione sarà chiarita. Sono fiducioso nell’esito delle indagini».

La bufera dell’Ufficio immigrazione della Questura era clamorosamente esplosa nello scorso mese di aprile come conseguenza del suicidio di Alina Bonar Diachuk, una donna ucraina di 32 anni che era stata scarcerata due giorni prima in attesa di essere allontanata dall'Italia.

Invece era stata portata a forza al commissariato di Opicina. Era accaduto a cavallo di un week end. Nei fine settimana infatti non era in servizio un giudice che potesse convalidare i decreti di espulsione.

In quelle ore, secondo la Questura, gli stranieri non possono essere liberati. Ma per la Procura non possono essere nemmeno trattenuti. Un limbo, insomma, che si traduce però per gli stranieri in attesa di espulsione in una vera e propria detenzione.

Praticamente il suo suicidio aveva fatto emergere, nel corso delle indagini coordinate dal pm Massimo De Bortoli, non solo la sua detenzione illegale, ma anche, che di arresti fuorilegge ce ne erano stati decine anzi centinaia. Detenzioni gestite dall’ufficio immigrazione della Questura che fino ad allora era stato gestito da Carlo Baffi. Ora nei guai è finito il suo vice.

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