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Lo scippo del parco di Rovigno

Lo Stato vuole appropriarsi dell’oasi verde di Punta Corrente. Ma la città insorge: «Appartiene a noi»

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ROVIGNO. Zagabria tenta di mettere le mani sui “gioielli” naturalistici di Rovigno. Ma la città si oppone con forza. E così scoppia la “guerra dei boschi”.

L’ultima puntata risale all’altro ieri sera. E si consuma in Municipio. Il Consiglio cittadino, con in testa il sindaco Giovanni Sponza, respinge seccamente le pretese territoriali dello Stato nei confronti di 316 ettari di terreno, tra i quali il Parco naturale di Punta Corrente, un vero e proprio paradiso in terra usato dai rovignesi per le scampagnate nel verde. È il sindaco a convocare la seduta straordinaria del Consiglio cittadino sugli “appetiti” di Zagabria durante la quale, dopo un acceso dibattito, arriva il “no”.

La questione è complessa e tormentata. Tutto inizia quando la Procura regionale, a nome dello Stato centrale, chiede l’intavolazione dei beni, facendo leva sulla sentenza della Corte di Cassazione del gennaio scorso: tale sentenza stabilisce che le aree boschive che erano di proprietà sociale in base alla legge del 1990 diventano proprietà dello Stato nel rispetto della stessa norma.

Questo significa che - oltre al Parco di Punta Corrente che per pulizia, ordine e particolarità della flora assomiglia ad un paesaggio fiabesco - rientrano nell’elenco dei beni contesi i boschi attorno a Monvì, alcune aree degli insediamenti di Monte Mulini, Porton Biondi, Cuvi, Villas Rubin e Punta Moro.

Ma Rovigno non ci sta e respinge in toto le pretese statali. Nella conclusione stilata dal sindaco Sponza e approvata dal Consiglio, spiega infatti perché le richieste di Zagabria sono prive di ogni fondamento. Almeno a suo avviso. E, per la precisione, si richiama all’accordo sulla ripartizione territoriale tra la Città di Rovigno e i Comuni di Gimino, Valle e Canfanaro diventati autonomi, un accordo firmato nel febbraio del 1995, nel rispetto della legge sull’autogoverno locale e della legge sulla proprietà.

I beni contesi che sotto la Jugoslavia erano di proprietà sociale furono infatti intavolati dalla Città di Rovigno che fino a quel momento ne esercitava il diritto di fruizione. Sul passaggio di proprietà non ci fu alcun ricorso: ecco perché il sindaco e il Consiglio affermano che il Parco di Punta Corrente e gli altri boschi sono proprietà della città.

Ma sicuramente la questione non finisce qui: sarà interessante vedere quali saranno le prossime mosse dello Stato e come risponderà la città.

Certamente, però, le mire di Zagabria stanno sollevando a Rovigno l’aspra protesta dei cittadini chiamati a difendere con il coltello tra i denti ciò che da sempre appartiene alla città di Santa Eufemia.

C’è chi parla di sopruso e di arroganza senza limiti da parte dello Stato che cambio il pelo (il colore politico del potere) ma non il vizio di mettere le mani sull’Istria. E poi c’è chi esprime il forte timore di cementificazione e speculazioni varie con il risultato finale che i beni controversi diventerebbero off limits per la popolazione locale. Una prospettiva inaccettabile per i cittadini di Rovigno. (p.r.)

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