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La moda scopre Campo Marzio prima “location” nella stazione

Il settimanale “Diva e Donna” dedica un ampio servizio alle tendenze invernali ambientato sulle carrozze, i binari e nelle sale d’aspetto del museo triestino

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TRIESTE. Missoni e Mila Schön nelle aristocratiche carrozze ferme alla stazione di Campo Marzio. Un salto indietro nel tempo? Un fotomontaggio, per restituire vita e movimento a sale e vagoni dove un tempo Trieste incrociava l'Europa? È piuttosto una “Partenza invernale”, come s'intitola il servizio di “moda viaggiatrice” ambientato nella dismessa stazione triestina dal settimanale “Diva e Donna” nell'edizione del 25 settembre, firmato da Daniela Cattaneo con le foto di Andrea Varani. Dopo tante visite eccellenti e iniziative promozionali per scongiurare la morte di quel museo dei trasporti a cielo aperto che è la stazione di Campo Marzio, curata e coccolata con infinita dedizione da ben venticinque anni dai volontari del Dopolavoro ferroviario, le dieci pagine dedicate alle tendenze della moda invernale, le prospettano una nuova opportunità, tutta da sfruttare: location di classe non solo per fiction televisive o produzioni cinematografiche, ma per servizi di moda. Un set non scontato, fascinoso, perfetto per raccontare spostamenti di un'epoca in cui sul treno, come più tardi sull'aereo, si saliva non in tuta di lycra e scarpe da ginnastica, col marsupio ballonzolante sulla pancia, ma con l'abbigliamento adeguato delle grandi occasioni, com’era quella di entrare in altri mondi, geografici e culturali.

«È la prima volta che ospitiamo un servizio di moda su un giornale a tiratura nazionale» conferma Roberto Carollo, responsabile del museo della stazione. «Tutto si è svolto in un’unica giornata, con i tecnici e le indossatrici incaricati dalla rivista. Abbiamo messo a disposizione gli ambienti a titolo gratuito, ma ne abbiamo ricavato un’enorme visibilità. Questo è un ottimo esempio di come si potrebbe valorizzare la stazione, l’unica liberty perfettamente conservata esistente al mondo».

Il reportage modaiolo del magazine di Cairo Editore inizia dal binario. La modella, issata su décolletées con plateau e punta dorata, presenta la tendenza multistrato che caratterizza questa stagione: cappotto corto col cappuccio bordato di pelliccia, gonna a trapezio verde militare sotto pants neri e un doppio borsalino. Accanto, valigie d'epoca e l'immancabile cappelliera. Dietro, sui binari che ancora collegano Trieste all’Istria, alla Slovenia, al Centro Europa, un autentico pezzo unico, anch’esso total black: la locomotiva austro-ungarica ottenuta dal Regno d’Italia come contropartita dei danni di guerra dopo il 1918, oggetto di un restauro conservativo da parte dei volontari del Dopolavoro.

Cambia la scena ed eccoci in carrozza, all’interno di una delle vetture cosiddette “centoporte”, dove si accedeva direttamente nello scompartimento. Lei è tutta color mou, come i sedili consunti su cui allunga le gambe e i piedi calzati nelle scarpe col cinturino, a fianco il cappotto trapuntato bronzo metallico, in nuance con la rastrelliera per il bagaglio. In un altro “quadro”, il cappotto tartan si sposa perfettamente con la stampa d’epoca sopra il poggiatesta, altro reperto di un design ferroviario che non esiste più.

Il set fotografico si è tenuto in piena estate, in una giornata di caldo torrido, ma la viaggiatrice multicolor sui toni del viola, firmata Missoni e Prada, resiste stoicamente nella splendida sala d’aspetto dove gli arredi e gli stucchi sono quelli, inalterati, dei tempi dell’Austria, così come le “stübe” in acciaio smaltato, originali dell’epoca. Alle parti sono appese alcune tabelle un tempo collocate all’esterno delle carrozze, Milano Centrale, Grado-Palmanova, Venezia, Trieste-Calais, sui pavimenti piastrellati, per una giornata, hanno ticchettato tronchetti, stiletti e anche un paio di scarpe simil-settecentesche con fiocco in punta, firmate da Aquilano Rimondi.

In questa stazione, ricorda Carollo, si contavano dodici arrivi e dodici partenze al giorno e, con un cambio di treno al massimo, da Trieste si arrivava a Praga, Bratislava, Budapest, Vienna, Salisburgo. L’Europa centro-orientale era a portata di mano, come probabilmente sta pensando l’assorta modella avvolta in una mantella di lana spigata di Mila Schön, guanti di pelle di Krizia, ai piedi le “Mary Jane”, décolletées col cinturino firmate da Michael Kors, lo stilista americano diventato celebre al grande pubblico come giudice degli emergenti sulla passerella del programma “Project Runway”, in onda su Sky. Nell’ultimo “scatto”, la sconosciuta indossa un completo crema in tre pezzi, giacca, gonna, pantaloni, sopra un cappotto spigato, il tutto di Galliano.

«È una grande soddisfazione vedere come sono stati valorizzati il museo e la stazione», continua Carollo. «Dopo il film Anna Karenina degli anni ’70 e la fiction Marcinelle, reinventarci come “location” per servizi di moda può aiutarci a tener alta l’attenzione su di noi, a farci conoscere da un pubblico più vasto. L’affitto che paghiamo a Trenitalia, negli ultimi anni, è triplicato: centoquarantamila euro annui. L’ideale sarebbe che la gestione del museo e della stazione passassero all’ente locale o che venisse creata un’apposita fondazione». Il servizio si conclude con una filiforme viaggiatrice che pare scendere e non partire dalla stazione di Campo marzio. Chissà, forse un buon auspicio.

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