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Inflazione su del 3,6% in un anno Solo Genova e Trento ci superano

A luglio Trieste sul podio nazionale dei rialzi, ben sopra la media italiana del 2,3%. Balzi su trasporti, casa e gas, pesano anche abbigliamento e hotel. Albergatori e commercianti: non siamo i responsabili

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Ecco una medaglia di bronzo che sarebbe meglio non aver vinto. E che per di più nessuno accetta di mettersi al collo. Trieste per il mese di luglio è al terzo posto tra i capoluoghi d’Italia per aumento dell’inflazione da un anno all’altro. Ha toccato il +3,6% rispetto al luglio 2011. Preceduta da Genova (+3,9%) e Trento (+3,7%).

Siamo sopra la media nazionale, che si ferma al +2,3% e risulta in crescita sì, ma stabile. Tra giugno a luglio invece i prezzi sono aumentati in città dello 0,2% in media. In entrambe le classifiche (tendenziale e congiunturale) i maggiori “colpevoli” sono i costi per abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili (+8,9% rispetto al luglio dello scorso anno) e i trasporti (+5,9%).

Ma se qui, come avviene per alcolici e tabacchi, l’onda del prezzo può essere generalizzata per politiche decise centralmente, specie sul punto della tassazione, è il tessuto commerciale (abbigliamento e calzature), della ristorazione e degli alberghi che si segnala come inflattivo a Trieste, con aumenti su base annua rispettivamente del 4,2% e del 4,4%.

Ristoranti, bar e albergaggi hanno un altro primato, secondo la statistica ufficiale: sono gli unici a essere saliti di oltre l’1% nell’arco di un mese, tra giugno e luglio. Anche secondo il rilevamento mensile del Comune il capitolo alberghi e ristorazione è allarmante, proprio perché fa registrare perfino in 30 giorni il più forte aumento.

Ma è un’inflazione misteriosa. Sembra non avere né padri né madri, e soprattutto nessun colpevole e nessuna ragion d’essere. I responsabili di categoria non riescono infatti a spiegarsi le cifre. Gli alberghi? Da tre anni non aumentano le tariffe, dice Federalberghi, e il turismo è in calo. L’abbigliamento? Ha fatto saldi ancora più generosi rispetto al 2011, protesta Confcommercio, né si vede in giro una fioritura di superboutique con improvvisi prezzi stellari. Chi fa il mercato e chi lo misura, dunque? Perché questa città resta stabilmente la più cara? A controprova, basta vedere i dati di giugno: Trieste sempre al terzo posto in Italia per variazione annua, con + 3,8% (in questo caso dopo Potenza e Genova).

Andiamo al dettaglio. Tra gli energetici (+ 8,9%) è il prezzo del gas a penalizzare Trieste con +2,5%, mentre scende il gasolio per riscaldamento (-1,4%). Aumento record per i trasporti marittimi (+15%), e molto accentuato per pacchetti vacanza (+ 12,3%). In leggero calo rispetto a giugno frutta, verdura, pesce, analcolici e acque minerali, libri, piante e fiori, giocattoli e hobby, gioielli e orologi, sanitari, medicinali, elettrodomestici, mobili e arredi. Non arrivano però al punto percentuale di ribasso. I servizi culturali crescono solo dello 0,2%, quelli ricreativi e sportivi dello 0,5%. Stabili, nei mesi estivi, abbigliamento, calzature e istruzione.

«No, non mi risulta che i prezzi siano aumentati - esclama subito Cristina Lipanje, presidente di Federalberghi -, forse per la maggior domanda della prima quindicina di luglio saranno cresciuti un po’, e magari solo nei 4-5 stelle, ma sempre partendo dalle tariffe minime: abbiamo i prezzi invariati da tre anni. Inoltre quest’anno - prosegue Lipanje - non si è ripetuto il “boom” turistico del 2011, di italiani non se ne vede uno, gli spagnoli son quasi scomparsi: autentico effetto-crisi. Gli stranieri passano, ma con prenotazione al volo. Negli alberghi triestini non ci sono prenotazioni».

«Un dato di inflazione veramente anomalo - è il commento di Franco Rigutti, vicepresidente Confcommercio -, a luglio c’erano già i saldi, con sconti superiori rispetto allo scorso anno. So per certo che i rilevatori del Comune sono davvero scrupolosissimi, quindi non capisco da dove vengano fuori queste percentuali. Perfino il “target” di negozio a Trieste si sta abbassando, l’offerta di lusso cala progressivamente».

Ma se l’aumento del 4,4% si è insinuato senza che nessuno lo vedesse passare e prender casa, che cosa succederà in autunno? Le forniture di vestiario (come racconta Rigutti) sono arrivate con aumenti fra il 3% e il 5%: «Cercheremo - dice - di contenerli, con ricarichi appropriati».

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