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Il Vaticano manda in esilio l’arcivescovo “papà”

Cartellino rosso per l’ex presule di Lubiana accusato di aver avuto un figlio Monsignor Uran: «Solo calunnie. Ma rispondo “sì, Padre”». Si trasferirà a Trieste

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TRIESTE. Alla giustizia della Santa Sede non si scappa. Così se alla seconda ammonizione del Vaticano per gli ex arcivescovi di Lubiana Alojz Uran e di Maribor Franc Kramberger era scattato il cartellino rosso, ora per monsignor Uran è giunto anche il decreto di esilio. Dovrà abbandonare la Slovenia. Il motivo? La sua presunta paternità. Potrà tornare in patria solo quando lo scandalo sollevato nell’opinione pubblica si sarà quietato. L’ex arcivescovo sarà accolto in una delle istituzioni ecclesiastiche di Trieste.

Espulsi dalla Conferenza episcopale della Slovenia, spogliati dei simboli vescovili (tiara e anello), impossibilitati a dispensare i sacramenti e "costretti" a ritirarsi in un monastero. La Santa sede non aveva fatto sconti nell’intento di fare pulizia all'interno di quel porto delle nebbie in cui si è trasformata negli ultimi cinque anni l'ecclesia slovena. Kramberger è stato ritenuto colpevole dal Vaticano di non aver avvisato Roma degli affari da un milione di euro che la sua arcidiocesi aveva messo in campo e poi risoltisi con il clamoroso crac finanziario. Il secondo, invece, è stato "punito" per aver avuto un figlio, anche se l'attuale arcivescovo di Lubiana, Anton Stres aveva definito tale fatto come «un'infondata calunnia e un'imperdonabile opera di infangamento della reputazione dell'arcivescovo Uran». Anche la Conferenza episcopale slovena aveva negato tutto in un comunicato, affermando che dalla Santa Sede non era giunto alcun decreto relativo all'allontanamento dei due arcivescovi. E, in effetti, dalle stanze vaticane non era stato diramato alcun decreto bensì una sorta di ammonimento nel quale si affermava che i due alti prelati non potevano più operare nell'ambito della Conferenza episcopale né svolgere funzioni pastorali. Questo significava che dovevano ritirarsi a vita privata che per gli ecclesiastici vuol dire doversi ritirare in un monastero dove il chierico non svolge più alcuna funzione pubblica, quindi non dice messa (se non per una ristretta cerchia di accoliti), non battezza, sposa, cresima e celebra la prima comunione. Uran e Kramberger sono stati "esonerati" rispettivamente il 28 novembre 2009 e il 3 febbraio 2011. Esonero giustificato dalla Conferenza episcopale slovena secondo le norme del diritto canonico che prevedono che a un vescovo il quale per motivi di salute o per qualche altra grave ragione non sia più in grado di svolgere la propria funzione viene chiesto di lasciare la propria funzione. Eppure sia Uran che Kramberger hanno normalmente svolto i propri compiti vescovili ed ecclesiastici continuando a dispensare i sacramenti e continuando a partecipare ai lavori della Conferenza episcopale slovena.

Così il Vaticano è corso ai ripari. La Congregazione dei vescovi di Roma ha quindi emesso il “decreto” di espulsione per Uran. La notizia è stata ufficializzata nel corso degli annunci settimanali della parrocchia di San Giacomo sulla Sava dal parroco don Vlado Bizant, parente dell’ex arcivescovo di Lubiana. L’annuncio è stato deciso dallo stesso Uran il quale si è sentito in dovere di spiegare ai fedeli perché stava per abbandonare la Slovenia. Don Bizant però non ha spiegato per quale motivo la Congregazione romana dei vescovi avesse emesso un verdetto così pesante nei confronti di Uran definendolo «un pastore che per tutta la vita ha seguito il Vangelo e che ha fatto molte cose buone per la gente». Il parroco ha altresì scritto sugli annunci che l’esilio dalla propria terra natia è una punizione molto pesante per l’arcivescovo il quale peraltro in pieno spirito episcopale ha risposto con il canonico «Sì, Padre».

Monsignor Uran, tra l’altro, sempre tramite don Bizant ha fatto sapere di rimandare al mittente qualsiasi accusa di paternità e di essere pronto a fornire le prove che si tratta solamente di infanganti calunnie nei suoi confronti. «Il vescovo - ha detto ancora don Vlado - offre tutte le sue sofferenze alla nostra patria e alla così pesantemente provata Chiesa slovena, perdonando, nel frattempo, a chi gli ha fatto del male». L’attenzione ora è rivolta tutta all’altro arcivescovo “in odore” di punizione, ossia Franc Kramberger. L’Arcidiocesi di Lubiana intanto tace. Ma l’”anatema” dal Vaticano è nell’aria.

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