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Vita Nuova, Crepaldi critica l’operato di Eugenio Ravignani

Non avrebbe vigilato sul settimanale «uscito dalla dottrina della Chiesa». La replica di Ravalico: «Oggi si nega il dialogo»

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L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi prende di mira il suo predecessore, il vescovo Eugenio Ravignani, e il vice-sindaco Fabiana Martini, per dieci anni direttrice di Vita Nuova. Lo fa implicitamente, ma l’attacco è fin troppo chiaro. E non è passato inosservato: a ruota, infatti, da una parte della comunità cattolica cittadina si sono levati immediatamente gli scudi a difesa dell’ex presule.

La lettera

Alla base di tutto c’è una lunga lettera, pubblicata sull’ultimo numero di Vita Nuova in difesa del direttore Stefano Fontana e dell’impostazione editoriale del giornale dopo le polemiche della scorsa settimana. In quella missiva Crepaldi mette nero su bianco il suo pensiero. «All’inizio della seconda metà del 2010 (fino a quella data il giornale era sotto la direzione di Martini, ndr) il settimanale era in gravissimo deficit di bilancio – dice – con una linea redazionale lontana dalla dottrina della Chiesa cattolica e dalle esigenze di un corretto rapporto pastorale con il mondo». Dunque Vita Nuova, secondo l’arcivescovo, aveva una linea lontana dalla dottrina della Chiesa. L’editore, come noto, era Ravignani. A cui, stando alle parole di Crepaldi, sarebbe sfuggito di mano il controllo del giornale. O Ravignani stesso non lo avrebbe impostato seguendo i canoni cattolici. Insomma, un’esplicita squalifica dell’operato del predecessore.

Le polemiche

L’intervento di Crepaldi riapre gli scontri di questi giorni, dopo che il presule aveva imposto ai parroci le vendite coatte del settimanale senza possibilità di restituzione dell’invenduto. Un modo, spiegava l’arcivescovo ai sacerdoti, per sopperire «ai problemi di natura finanziaria». Nella lettera Crepaldi ora aggiunge che così le parrocchie «assumono un impegno e una responsabilità perché credono che la voce del vescovo e di una sana cultura cattolica possano in questo modo diffondersi e fare del bene». Una mossa, tuttavia, contestata dai sacerdoti che non condividono l’attuale linea editoriale. Sul numero dell’altra settimana, peraltro, il vescovo si era reso protagonista anche di una pesante invettiva nei confronti dei cattolici del Pd che avevano sottoscritto una mozione per istituire il Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, «si bruciano la patente di cattolici», aveva sostenuto Crepaldi. Il vescovo adesso se la prende con i sacerdoti “dissidenti” che hanno informato Il Piccolo sulle intenzioni della Curia circa le operazioni per rafforzare le vendite di Vita Nuova. Preti che, afferma il presule, «invece di parlarne con il loro vescovo, hanno preferito far rimbalzare le loro idee sul quotidiano, mantenendo l’anonimato. Un comportamento gravissimo che ha gettato uno schizzo di fango su tutto il presbiterio» anche perché le vendite della rivista »sono aumentate».

La passata direzione

Crepaldi tira in ballo ancora Fabiana Martini quando scrive che sul bilancio 2010 «gravano i costi di gestione, come il rilevante compenso di buona uscita conferito alla precedente direttrice». E subito dopo ribadisce che la linea del giornale «non è né di destra, né di sinistra, né di centro, ma è la linea del vescovo e della Chiesa guidata dai legittimi pastori secondo la dottrina tradizionale». Il giornale, inoltre, «è forse l’unico fatto veramente nuovo e significativo nel panorama comunicativo di Trieste». E, rivolgendosi al direttore Fontana: «Di questo la ringrazio, per aver reso attraverso Vita Nuova più pluralista e laico il quadro culturale della città, spesso irretito da conformismo ideologico».

Le reazioni

Affermazioni che sconcertano chi ha lavorato per anni a fianco di Ravignani. Come Mario Ravalico, ex direttore della Caritas: «L’arcivescovo dimostra di non conoscere la realtà ecclesiale della città. Vita Nuova – osserva – era un giornale radicato nel Vangelo, in ascolto della diocesi. Ora c’è la totale negazione del dialogo». Non solo la Caritas, però. Dalle Acli all’Azione Cattolica, si levano gli scudi in difesa dell'ex vescovo Ravignani. Franco Codega, ex presidente delle Acli ed esponente del Pd, scuote il capo: «Le dichiarazioni di Crepaldi sono molto pesanti perché mettono in dubbio l’attenzione pastorale di Ravignani, come se non avesse vigilato sul giornale». Della stessa opinione Erica Mastrociani, attuale presidente: «Mi dispiace veramente tanto, provo dolore. Anche perché non ho mai avuto la percezione che Vita Nuova fosse lontana della Chiesa. In caso contrario l’ex vescovo sarebbe immediatamente intervenuto». Silvano Magnelli fatica a trovare le parole. «Esprimo grande stima per Fabiana Martini e ricordo solo che il giornale era in comunione con il Vangelo, con il magistero della Chiesa e fedelissimo al Concilio Vaticano II». L’ex presidente Ac Duilio Mariani si dice «colpito nella sensibilità, perché Crepaldi ha espresso un giudizio su chi conduceva la diocesi prima». E ancora, Antonio Sodaro, ex componente del Consiglio affari economici della diocesi ed ex presidente del Lloyd Adriatico: «Provo sofferenza, abbiamo vissuto per decenni con vescovi che comprendevano la città, in cui non c’era il disagio che si respira ora. Il settimanale sapeva raccogliere anche voci diverse. Crepaldi invece non accetta che ci sia una parte della comunità che la pensa diversamente. Siamo chiamati a schierarci, con Bellomi e Ravignani non era così». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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