«Anche affari in Porto vecchio»

Paoletti: il Punto franco va promosso ma nessuno vuole frenare il restauro

Rilanciare i traffici defiscalizzati, extradoganali, del Punto franco in Porto vecchio. Alla fine è questa la sintesi massima del convegno che Autorità portuale e Camera di commercio hanno pubblicizzato intanto a Roma. I progetti sono scritti. Ad alcuni sembra un affondo scritto sulla linea dei detrattori del riuso civile dell’area data in concessione. “Deus ex machina”, il presidente della Ccia, Antonio Paoletti. In precedenza aveva proposto un progetto residenziale, non solo “legato al mare”, oggi dice che “non basta fare case” ed espone come base di conoscenza uno studio sull’uso del Porto franco firmato da Emanuele Lo Nigro, spedizioniere, segretario dell’associazione Punto franco internazionale presieduta da Francesco Alessandro Querci, il difensore massimo dei recinti doganali “sotto attacco”. In quello studio si profetizzano affari in regime extradoganale col vasto mercato cinese.

È questo che lei vuole, presidente Paoletti?

Io dico solo che abbiamo un istituto di Porto franco. Non è meglio promuoverlo? Con chiunque si parli, tutti sono interessati. Allora, vendiamolo di più.Perciò io e la presidente dell’Authority Marina Monassi lo abbiamo pubblicizzato a Roma. Dove usarlo? In tutti gli spazi disponibili, dove serve.

Sembra però un gioco dell’oca. Non doveva diventare “città restituita alla città”, il Porto vecchio? Questa inserzione non uccide il restauro “civile” come finora noto?

La riapertura non si discute, sono il primo a chiederla, ho a suo tempo anche proposto una “sdemanializzazione a macchia di leopardo”. I concessionari sono arrivati presentando un progetto. Se vorranno fare quello, lo faranno. Altrimenti si può discutere anche di altre opportunità.

Lei però aveva già proposto lo spostamento a Fernetti proprio di quel Punto franco.

Non solo, anche a Prosecco. Dirò di più, si potrebbe spostarlo anche all’ex Aquila, in zona Teseco, per insediare industria di alta tecnologia.

Lei teme il progetto delle Coop, ma lì c’è anche la proposta di un terminal traghetti. Non ci sono fin troppe idee, sovrapposte? Chi decide nella partita di Porto vecchio?

I concessionari. Dubito che sia il sindaco a dire che cosa si deve fare in quell’area, oppure l’Autorità portuale.

Dunque neanche lei?

Certo nemmeno io. Io propongo, perché devo occuparmi dello sviluppo economico. Se saranno interessati, si potrà studiare la cosa, altrimenti non si farà niente, e venderemo la licenza del World Trade Center ad altri, e lasceremo ancora a dormire la Borsa merci, istituita a Trieste già nel 1775.

È vero dunque che aveva acquistato la licenza del Wtc? Quando, perché, a quale prezzo, per farne cosa?

La acquisii quando la Regione tagliò i fondi del Wtc alla Fiera, e la Fiera lo liquidò. Mi pareva peccato, intanto l’ho rilevata. Pagata poco, in questi anni, non è quello il punto. Finora non se n’è fatto niente, solo qualche convegno.

Perché dunque proprio adesso si rispolverano opzioni finora lasciate a dormire?

Non lo so, forse perché quando si è sazi si diventa anche pigri, in tempi di crisi ci si ingegna. E poi adesso c’è lo spazio di Porto vecchio da riempire. Se i concessionari ritenessero utile lasciare, che so, 100 mila metri quadrati per il Punto franco, si potrebbero fare molte cose.

Anche rimettere in pista il tramontato ”off shore”?

Anche. E i vantaggi fiscali potrebbero riguardare (come avviene a Dubai) perfino un ospedale. Con medici che lavorano senza pagar tasse.

Ma lei farebbe una sorta di “isole Cayman” di Trieste?

Magari, magari.

Paradisi fiscali segreti?

Le cose vanno studiate. Un’area mista potrebbe essere molto attrattiva per gli investitori. Intanto (mentre in giro non si fa nulla, e io mi rompo le palle a proporre) ho anche fatto fare a Maltauro (con de Eccher concessionario di Porto vecchio, ndr) un progetto per una nuova Fiera, in quell’area. Con almeno 10 mila metri quadrati coperti più aree esterne. Il progetto è pronto, l’ho consegnato in Comune per l’approvazione. Se viene approvato, la nuova Fiera è costruibile in 18-24 mesi.

Lei è vorticoso. Spieghi però questo World trade center.

Una sede con “showroom” da affittare a imprenditori che vogliono una base in Europa, meglio in un Punto franco, così da operare “estero su estero”. Merci per il Far East, per esempio. Portare i cinesi nel cuore d’Europa. I magazzini veri e propri potrebbero stare in zona industriale, aree di Punto franco. Se i concessionari però non lo vogliono, lo faremo in Porto nuovo. È già individuata la sede. Naturalmente dovrebbe funzionare con una società pubblico-privata, noi, Autorità portuale, imprenditori triestini. A molti interessa. Tutti delocalizzano? Col vantaggio fiscale potrebbero tornare.

Ma l’”off shore” è già fallito anni fa, perché ripescarlo?

I guru della finanza troverebbero un’opportunità. Perché non andò a buon fine anni fa? E che ne so.

Perché la Ue vieta la concorrenza fiscale. Lei propone paradisi fiscali mentre il governo Monti (già ostile in sede Ue all’”off shore” triestino) tassa tutto e tutti?

Per favore, non mettiamola in questi termini.

Passiamo alla Borsa merci.

Ecco qui, “Bmts”, Borsa merci-Trieste. Un punto di acquisto on-line, secondo quotazione, di agroalimentare tipico di alta qualità, che i “buyers” magari non sanno dove acquisire. Dico agroalimentare, ma c’è grande interesse anche per prodotti energetici, gas, biomasse. Se grossi imprenditori comprassero un pezzo di Borsa merci... Trieste sarebbe più ricca. Se non lo vogliamo, venderemo i marchi.

Ma come concilia questo con la sdemanializzazione ?

In quel caso, si sposta altrove il Punto franco, spazi ce n’è fin sul Canale navigabile. Non ci metteremo contro.

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