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L’azienda chiude, 20 cervelloni a casa

Messa in liquidazione una società dell’Area di ricerca che si occupava di un progetto contro il cancro

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Sono in cassa integrazione dall’inizio di marzo i venti ricercatori che da sei anni lavoravano all’interno dell’Area Science Park di Basovizza ad un progetto innovativo di cura del cancro. Stavano mettendo a punto e testando un nuovo farmaco, diverso da tutti quelli oggi in uso. Tutti i venti ricercatori messi in cassa integrazione sono laureati e più della loro metà è in possesso del dottorato di ricerca.

La società “Adriacell spa” di cui sono formalmente dipendenti è stata messa in liquidazione perché i soci dopo aver deliberato un aumento di capitale, non hanno versato le somme stabilite nell’assemblea svoltasi alla fine dello scorso novembre e hanno confermato il loro “sganciamento“ dall’iniziativa nella successiva assemblea svoltasi all’inizio di questo mese. La ricerca si è bloccata per mancanza di liquidità quando aveva percorso un buon tratto di strada. Circa la metà dell’itinerario prestabilito per arrivare alla commercializzazione del nuovo farmaco diverso per struttura da tutti quelli in uso negli ospedali e nei centri oncologici.

In assenza di un consistente afflusso di denaro fresco anche i due milioni e mezzo di euro finora versati a fondo perduto dalla Regione all’Adriacell, appaiono più che a rischio di definitiva evaporazione.

Tra chi ha deliberato l’aumento di capitale e poi non lo ha materialmente versato vi è anche la “Friulia SGR - Fondo Aladin” che detiene il 18 per cento delle azioni. Il 30 per cento è nelle mani del fondo di venture capital “Innogest”; un altro 30 per cento è del fondatore dell’Adriacell, il professor Christian Kuehne. Il rimanente è della DSVG di Monaco di Baviera.

Per svilippare il nuovo farmaco nei primi anni di vita della società era intervenuto anche il credito bancario, elargito con una adeguata copertura del Congafi, il Consorzio di garanzia fidi. Ora però con la stretta creditizia determinata dalla crisi economica, l’originario piano di sviluppo è entrato in crisi. I tempi medi e lunghi non sono più visti con favore perché almeno da un paio d’anni si naviga a vista. Il rischio è ritenuto troppo alto e gli investitori, “Friulia SGR” compresa, stanno alla finestra, non versando nelle casse le somme di denaro deliberate il 30 novembre scorso per effettuare il necessario aumento di capitale.

I venti ricercatori, giunti a Trieste anche dalla Germania, dall’Australia, dal Galles, della Repubblica Ceca per partecipare attivamente al progetto, stanno per andarsene e il progetto del nuovo farmaco che agisce sul Dna delle cellule cancerogene, impedendone la duplicazione, appare destinato al naufragio. I privati hanno investito quattro milioni di euro, la Regione due e mezzo, i risultati appaiono più che confortanti, ma la diminuita propensione al rischio delle banche, sta affossando l’iniziativa. E’ un paradosso doloroso e e beffardo. In troppi si riempiono la bocca affermando ai quattro venti che solo l’innovazione scientifica può salvare la nostra economia. Invece all’Area Science Park di Basovizza, sta accadenndo il contrario e l’Adriacell spa rischia l’azzeramento.

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