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In Croazia consumare droghe leggere non sarà reato

Il governo croato di centrosinistra di Zoran Milanovic, nell’ambito della mini-riforma del codice di diritto penale, sta per varare la depenalizzazione del reato. Diventerebbe solo un’infrazione amministrativa

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TRIESTE. Il governo croato di centrosinistra di Zoran Milanovic sta per varare, nell’ambito di una riforma del codice penale, la depenalizzazione del reato di consumo di droghe leggere che diventerebbe così solo un’infrazione amministrativa. La conferma giunge direttamente dal ministro della Giustizia, Orsat Miljeni„. «Abbiamo formato un gruppo di lavoro - spiega il guardasigilli croato - assieme alla mia vice Sanja Nola e quando il disegno di legge sarà pronto lo pubblicheremo sul sito internet del ministero in modo che sui suoi contenuti possa esprimere il proprio parere anche la collettività». L’iniziativa di depenalizare l’uso di droghe leggere per consumo personale del resto faceva parte del programma con cui Milanovi„ e la coalizione Kukuruku si sono presentati agli elettori lo scorso 4 dicembre.

Il governo, come detto, varerà il nuovo regime nell’ambito della mini-riforma del codice di diritto penale. Prima di portare la riforma all’esame del Parlamento l’intero provvedimento sarà pubblicato sul sito web del ministero della Giustizia. Del gruppo di lavoro che sta mettendo mano al progetto fanno parte oltre alla viceministro Nola, la dottoressa Ksenija Turkovi„ che è a capo del pool per la redazione del nuovo codice penale, il sottosegretario, Damir Novosel e rappresentanti del Ministero degli interni e del mondo accademico. Un passaggio fondamentale, come sottolineano a Zagabria fonti del governo, sarà proprio la pubblicazione su internet del progetto per avere così un confronto diretto con la cosiddetta società civile in quanto l’atteggiamento nei confronti di questo argomento è estremamente variegato».

Timori ben fondati visto che la Chiesa cattolica croata ha immediatamente bocciato la riforma in tema di droghe leggere e, anzi, ha espresso la richiesta che le pene vengano aumentate. E anche l’Hdz (Centrodestra) si è detta assolutamente contraria alla depenalizzazione. Un simile progetto, infatti, era presente anche nella riforma del codice penale che avrebbe dovuto essere varata già dal precedente esecutivo e targato, per l’appunto, Accadizeta. Ma l’iniziativa di legge venne bloccata e adesso, pur dai banchi dell’opposizione, la Kosor e compagni non hanno certo cambiato idea.

«Ritengo che una multa sia sufficiente a sanzionare l’uso di droghe leggere - afferma il ministro della Giustizia Miljeni„ - e ritengo un più che sufficiente deterrente il massimo della pena prevista che è quella a tre mesi di reclusione». Inoltre il guardasigilli sostiene che la pena sarebbe così proporzionale alla responsabilità penale relativa all’uso di droghe leggere a fini personali e la sua depenalizzazione consentirebbe di non macchiare la fedina penale degli abituali o occasionali consumatori di sostanze stupefacenti dando così agli stessi una maggiore possibilità di reintegrazione sociale. Il tutto, conclude ancora il ministro, darebbe altresì al giudice una maggiore flessibilità sanzionatoria. Senza dimenticare che in questo modo si risparmierebbe una marea di procedimenti giudiziari, relativi proprio all’uso di minime quantità di droga, e si eviterebbe di intasare le carceri dove, secondo il guardasigilli, la maggioranza della “popolazione” è costituita proprio da persone condannate per questo, fin qui, reato.

Resta, precisano in Croazia, il grosso problema di come catalogare le sostanze stupefacenti, se nella categoria delle droghe leggere o pesanti. Comunque, fanno notare a Zagabria, in dieci Paesi europei questa distinzione non esiste. La realtà penale più pesante è quella di Cipro dove per il possesso di Marijuana si rischia addiritura l’ergastolo.

Lo Stato più liberale, invece, è l’Olanda dove la cannabis è praticamente legalizzata e viene venduta in negozi specializzati. Il possesso di droghe leggere per uso personale non è reato in Portogallo, Spagna, Italia, Belgio e Lussemburgo, mentre in Danimarca, ad esempio, il perseguimento del reato avviene solo se questo viene reiterato.

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