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Bavisela, Benedetti risarcisce e patteggia

La Procura e l’avvocato dell’ex presidente verso un accordo che coinvolge anche Dagmar d’Ambrogio per la condizionale

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Patteggiamenti in vista nell’inchiesta sulle malversazioni, truffe e falsi germogliati, secondo l’accusa, all’ombra dell’associazione “Bavisela” che ha organizzato dal 2002 al 2011 la Maratona d’Europa ed ora si è sciolta impietosamente, travolta dalle indagini. dei militari della Guardia di Finanza.

Una trattativa “informale” si sta svolgendo in questi giorni tra i difensori dei principali indagati e il pm Giorgio Milillo, il magistrato che è riuscito a fare chiarezza sulla destinazione ed uso delle ingenti somme di denaro uscite dalle casse dei Comuni di Trieste e Duino Aurisina, della Provincia, della Regione ed anche della Camera di Commercio che li ha attinti dal Fondo carburanti agevolati. Sono complessivamente quasi 600 mila euro. Questi fondi sono finiti all’associazione di cui era presidente Enrico Benedetti, il principale indagato che ne ha poi giustificato l’suo, secondo la procura, con fatture di fantasia, rendiconti nebulosi, certificazioni mendaci.

«E’ vero, stiamo cercando di verificare la possibilità di chiudere la vicenda giudiziaria con un patteggiamento. Ovviamente con la concessione della sospensione condizionale della pena», ha affermato ieri l’avvocato Maria Genovese che in questa indagine difende proprio l’ex presidente della Bavisela, Enrico Benedetti. Identica iniziativa coinvolge Dagmar d’Ambrogio, moglie separata di Franco Bandelli, il fondatore della Bavisela uscito da ogni ruolo operativo nell’associazione nel momento in cui aveva iniziato ad assumere incarichi pubblici di amministratore comunale. Anche per la sua ex moglie è in vista il patteggiamento. Oltre all’avvocato Maria Genovese, Dagmar d’Ambrogio, è difesa dal collega Andrea Zigante. Prima di ottenere il “via libera” della Procura per l’applicazione delle pena con la condizionale, i difensori dovranno presentare al pm Giorgio Milillo anche una proposta di risarcimento per gli enti pubblici finanziatori. E’ questo un passaggio ineludibile, senza il quale la richiesta di patteggiamento ha poche o nulle possibilità di vedersi realizzato.

Il punto nodale di tutta la vicenda è rappresentato dalla presentazione alla Camera di Commercio, in dettaglio alla Giunta integrata "gasolio", del "rendiconto analitico della entrate realizzate e delle spese sostenute". Secondo la legge questo rendiconto deve essere obbligatoriamente firmato dal legale rappresentante dell'associazione. Ed Enrico Benedetti vi ha apposta la sua firma e vi ha allegato, come vuole la legge, i documenti di spesa, in originale e in copia, con l'attestazione dell'avvenuto pagamento. Secondo gli investigatori della Tributaria, ad esempio nel 2007 sono state presentate fatture per complessivi 143 mila euro, iva esclusa. E la Camera di Commercio ha versato alla "Bavisela", il 70 per cento dell'importo richiesto. Centomila euro.

Solo che queste fatture e queste ricevute, sempre secondo le indagini, sono fasulle o clamorosamente gonfiate ad arte. Ma non basta. Nell'operazione di "rigonfiamento" della spesa, per poter attingere con più facilità alle casse della Camera di Commercio - Fondo benzina e gasolio agevolati - sono state coinvolte dal vertice della "Bavisela" altre persone del tutto ignare di quanto accadeva alle loro spalle. Le loro firme sono state usate, sempre secondo gli investigatori, su documenti e ricevute farlocche che “giustificavano” spese mai avvenute o avvenute solo in parte.

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