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«Una Fondazione per tenere in vita il Museo ferroviario»

Cosolini chiederà a Moretti un anno di moratoria sull’affitto «I privati si impegnino in concreto al fianco di enti pubblici»

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(ansa)

Con Mauro Moretti, l’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie il cui arrivo a Trieste - saltata per maltempo la data del 2 febbraio - è previsto ora per giovedì 16, Roberto Cosolini ha intenzione di parlare anche del futuro del Museo ferroviario di Campo Marzio. La proposta del sindaco è pronta. E parte da una richiesta da indirizzare a Moretti: una moratoria di un anno sul canone di affitto per i locali del Museo e un periodo altrettanto lungo nel quale soprassedere a ogni possibilità di sfratto nei confronti dei volontari dell’associazione Dopolavoro ferroviario (Dlf) che gestiscono la struttura.

Ma in contemporanea all’appello da rivolgere a Moretti, Cosolini ne ha uno da indirizzare alla città, mirato alla creazione di una Fondazione pubblico-privata. Perché «se da un lato possiamo e dobbiamo chiedere alle Ferrovie qualche treno in più e meglio collegato» con la rete nazionale, dall’altro «non possiamo pensare che le Ferrovie si facciano carico a tempo indeterminato dei musei». E al contempo «una città così generosa, e che ha dimostrato di avere così a cuore il Museo di Campo Marzio, saprà garantirne il futuro». Con l’apporto del Comune, che della Fondazione è disponibile a farsi parte attiva.

Com’è noto, l’allarme sul futuro della struttura di Campo Marzio è stato innescato proprio dall’insostenibile aumento del canone di affitto richiesto al Dlf dalla società che gestisce i beni immobili di proprietà delle Ferrovie. In pratica, da 53mila euro all’anno per tutte le strutture di Campo Marzio si passerebbe a una cifra che il presidente del Dlf di Trieste Claudio Vianello ha di recente stimato compresa «tra i 124 e i 140mila euro all’anno». Un balzo all’insù insostenibile per un’associazione di volontariato.

La notizia del Museo a rischio chiusura ha suscitato in città una forte reazione: appelli e petizioni per la sua conservazione - anche in quanto terminale della storica Transalpina da recuperare - sono arrivati tanto da partiti quanto da privati e associazioni. Il tema del Museo è stato inserito anche nella lettera indirizzata a Moretti da tutti i capigruppo del Consiglio comunale (esclusi Lega Nord e Un’Altra Trieste, ma per tutt’altre ragioni). Ora, dunque, la proposta lanciata da Cosolini. Che si appella a una «città giustamente orgogliosa delle proprie bellezze e del proprio patrimonio culturale», ma dice chiaro che né le Ferrovie né «il Comune, che già fatica a mantenere la propria rete museale, possono farsi carico di mantenere altre strutture». Ma il sindaco si dice sicuro che «i privati vorranno contribuire concretamente al futuro del Museo: il Comune incontrerà i volontari del Dlf e tutte le persone che hanno sottoscritto appelli e petizioni così da attivare un Comitato promotore della Fondazione» che sarebbe pubblico-privata, con l’apporto - precisa il sindaco - del Municipio e di altri enti locali. (p.b.)

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