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Ospizio, pietra tombale sull’inchiesta

La Procura ha deciso di non impugnare la sentenza del Tribunale che ha respinto la richiesta di fallimento della Fondazione

2 minuti di lettura

di Franco Femia

GRADO

Sull’inchiesta per il crac della Fondazione Ospizio marino è stata posta una pietra tombale. Almeno sul piano penale. La Procura della Repubblica ha deciso di non impugnare la sentenza del tribunale che ha respinto la richiesta di fallimento della Fondazione. Le motivazioni del collegio dei giudici, che ha rigettato la richiesta della Procura, lasciavano pochi margini di manovra e anche il ricorso alla Corte d’appello avrebbe avuto identica sorte sebbene siano rimaste vedute discordanti tra Procura e Tribunale sulle date di fine attività dell’Ospizio, attività che per la Procura sarebbe continuata attraverso l’Eurosanity.

Resta in piedi solo il processo di malversazione nei confronti di buona parte del vecchio consiglio di amministrazione accusato di aver utilizzato 350mila euro concessi dalla Regione per sistemare la vecchia sede dell’ospizio, ma dirottati sulla clinica di Sant’Eufemia. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 10 gennaio.

Per contro i magistrati del secondo piano del palazzo di Giustizia incassano il fallimento dell’Associazione regionale disabili (Ard) deciso sempre dal Tribunale. È l’associazione che gestiva l’Hotel Rialto e per il quale si parla di un crac intorno agli 8 milioni di euro. E su questa sentenza ci sarà il ricorso entro 30 giorni alla Corte d’appello di Trieste. Lo ha già preannunciato l’avvocato Stefano Cavallo che difende l’allora presidente dell’Ard Rodolfo Medeot. «È una sentenza che ritengo ingiusta - si limita a dire Cavallo - certamente la impugneremo».

Ma torniamo alla vicenda dell’Ospizio marino. La mancata dichiarazione di fallimento di fatto chiude l’inchiesta penale sul crac di 28-30 milioni. Non si potrà mai accertare chi ha causato questa voragine di debito e portato lo scorso anno di fatto alla chiusura della struttura, che era una dei fiore all’occhiello di Grado per le prestazioni riabilitative che venivano erogate ai disabili e anche perché occupava una sessantina di persone, rimaste da un giorno all’altro senza lavoro e oggi in cassa integrazione. Un dissesto finanziario che viene da lontano, maturato non in pochi giorni, che si è cercato di tamponare con il commissariamento ma senza esito alcuno. Prima della Procura della repubblica - c’è chi dice tardivamente - la richiesta di fallimento poteva essere avanzata dai commissari liquidatori se non proprio dalla banche creditrici, ma che avevano comunque sempre la speranza di poter rientrare dalla forte esposizione. La stragrande maggioranza del debito della Fondazione è proprio nei confronti degli istituti di credito che hanno finanziato la nascita della clinica Sant’Eufemia, rilevatasi poi fonte del dissesto dell’Ospizio marino.

A Grado il mancato fallimento fa tirare un sospiro di sollievo a chi chiede da tempo che l’Ospizio venga riaperto. Infatti, senza lo spauracchio del fallimento, potrebbero essere accelerare le operazioni di vendita della struttura e arrivare, come auspicato da molti, all’apertura dell’ospizio per la metà del prossimo anno. Un’offerta per rilevare la struttura è già arrivata da tempo sul tavolo dei commissari liquidatori: le Confcooperative sono disposte a sborsare 8.8 milioni per rilevare l’azienda.

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