Quella sfinge magnetica situata in mezzo al Carso del “Sass de Belin”

di Roberto Covaz FOGLIANO REDIPUGLIA In inverno, quando la bora soffiando spazza il superfluo e restituisce l’essenza del Carso di rocce bianche e terra rossa la sfinge sulle alture di Palazzo è ben...

di Roberto Covaz

FOGLIANO REDIPUGLIA

In inverno, quando la bora soffiando spazza il superfluo e restituisce l’essenza del Carso di rocce bianche e terra rossa la sfinge sulle alture di Palazzo è ben visibile: inquietante e magnetica allo stesso momento, respinge e attrae, e avvicinandosi le suggestioni intorbidano il cristallino delle certezze ragionevoli. Macché leggende, macché misteri suggerisce baritonale il raziocinio al viandante curioso. Invece un’altra voce, questa volta un basso appena percettibile, sospinge il passo verso l’insolito masso.

Questi è il Sass de San Belin, o Sass del Belin, ma c’è da giurare che nel corso dei secoli abbia assunto ben altri nomi. Siamo nella zona dell’antico castelliere di Borgo Cornàt, sopra le ultimi pendici di Fogliano. La borgata è appunto quella di Borgo Cornàt; case al limitare della landa carsica proprio sotto il Sass. Non c’è un sentiero vero e proprio per arrivarci, ma in inverno è più facile percorrere le stratificazioni carsiche che sembrano grandi scalini da salire verso il mistero. Per i più prudenti il Sass de San Belin lo si può ammirare dalle alture di Palazzo, all’apice del secondo tornante scendendo dalla vecchia strada militare che dal frequentato agriturismo conduce a Palazzo.

La sfinge ha perso una parte del suo magnetismo durante la Grande guerra, quando pure il Belin è stato bombardato. Una sfinge ferita non ce l’hanno nemmeno sulle sponde del Nilo...

Nel ricco libro “Fogliano, Palazzo, Redipuglia” edito nel 1991 dal Comune di Fogliano, l’impeccabile SergioVittori restituisce una delle verità più plausibili sulle origini del Sass.

Per Vittori nei pressi del masso, in epoca antichissima, forse era situata una ara dedicata al Dio Beleno. Scrive ancora l’autore che “dalla notte dei tempi fino agli inizi del novecento si davano convegno streghe e demoni per il Sabba, il convegno orgiastico di demoni e streghe presieduto da Satana nelle saghe germaniche”.

Saltando sui secoli come sulle pietre guadando un torrente arriviamo al IV secolo d.C., epoca in cui il papa San Giulio I fissò nel nuovo calendario il Natale al 25 dicembre anziché al sei gennaio com’era prima. E proprio nel sesto giorno del nuovo anno si accendevano fuochi per onorare il dio Beleno. Fuochi ancora oggi si accendono sul Carso il cinque di gennaio di ogni anno. Sono le antiche “Seime” bisiache.

Insomma, a voler tirare la leggenda come la pasta sfoglia, si potrebbe giungere alla conclusione che il dio Beleno è stato il “genitore” della festività del Natale. Abbiamo usato il condizionale per evitare tremende scomuniche.

Al di là delle ciance il suggerimento è quello di percorrere una piacevole ma non agevolissima passeggiata alle pendici del Sass. Chissà che con un po’ di fortuna qualcuno possa scorgere, in qualche fessura ai suoi piedi, l’accesso alla caverna segreta dove sarebbe ancora custodito il tesoro del “pirata” Musmezzi, trafugato nel 1877 da palazzo De Calice di Farra di Lisonzo. Una storiaccia piani di misteri che un recente libro (“Il tesoro del Carso. Vita e misteri del Pirata Musmezzi”) ha cercato di ricostruire. Buona passeggiata, e lungo il tragitto lasciate dei sassolini come Pollicino. Non si sa mai...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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