Sul Torre 155 anni fa la Battaglia di Versa

Ricorre oggi l’anniversario dello scontro tra le truppe del generale La Forest-Divonne e gli austriaci

ROMANS

Era passato da poco mezzogiorno nel lontano 26 luglio 1866, quando nei pressi del vecchio ponte in legno sul torrente Torre, a Versa, veniva scritta una pagina che andava a comporre un altro tassello della storia dell’unità d'Italia. Versa, infatti, dovette attendere la fine della Prima guerra mondiale per ricongiungersi alla madrepatria.

La vicenda del 26 luglio di 145 anni fa si inserì nell'ambito della Campagna di unificazione del 1866, che di fatto rappresentava la Terza guerra d'indipendenza. Alle porte di Versa, nel Friuli Goriziano, oggi frazione di Romans d'Isonzo, ebbe luogo uno scontro armato, "La Battaglia di Versa", che vide protagoniste le truppe italiane provenienti da Palmanova e quelle dell'Impero austriaco appostate al di qua del Torre. In virtù di quel combattimento, favorevole alle truppe italiane guidate dal generale La Forest-Divonne, si giunse alla stipula dell'armistizio del 12 agosto, firmato in casa Tomadoni a Cormons, dove risiedeva il podestà conte Camillo della Torre, (e non a Sant'Andrat del Judrio) e successivamente alla pace di Vienna del 3 ottobre seguente.

Le truppe italiane, vittoriose, entrarono a Versa, che ritornò italiana, ma soltanto per pochi giorni, in quanto con l'armistizio di Cormons e la successiva Pace di Vienna, l'Austria cedette al Regno d'Italia il Veneto, ma la linea di confine tra Italia e Austria venne identificata e ripristinata con la sponda destra del torrente Torre, così com’era prima della battaglia di Versa.

Nello scontro armato sul ponte furono coinvolti, da parte italiana cinque squadroni del Reggimento Lancieri di Firenze (circa 400 cavalieri), 14 compagnie di bersaglieri (1.600 uomini), e la 5a batteria dell’8° Reggimento d'artiglieria con sei pezzi, mentre da parte austriaca due squadroni e mezzo del reggimento Ussari Wurttemberg (300 cavalieri), 18 compagnie dei Reggimenti Arciduca Luigi Vittorio, Nagy e Granduca di Toscana (2.500 uomini) e una sezione della 7a batteria del 7° Reggimento d'artiglieria con due pezzi.

Quando cessò il fuoco si contarono, da parte italiana 29 feriti, compresi due ufficiali, e 30 cavalleggeri dispersi, mentre da parte austriaca i morti furono 30, 51 i feriti e 83 i dispersi. La "Battaglia di Versa" e le vicende ad essa collegate sono minuziosamente descritte nel saggio di Massimo Portelli “La Campagna del 1866 nel Friuli Orientale”.

Una copia del prezioso libro venne donata il 22 ottobre 1966, in piazza a Versa dallo stesso Portelli al Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, in occasione dello scoprimento della lapide commemorativa. Sono due in paese, le lapidi che ricordano il combattimento di allora: la prima sistemata nella piazza del paese, la seconda apposta sulla settecentesca Casa Baldassi, dove fissò il comando il generale Alberto La Forest-Divonne. Casa Baldassi - come ha scritto Portelli - essendo la prima casa del paese che un forestiero proveniente da Palmanova incontrava dopo aver attraversato il torrente Torre, il 16 settembre 1882 ha ospitato Guglielmo Oberdan e Donato Ragosa diretti a Trieste, mentre nel 1915-17 fu sede di comandi militari che ospitarono Gabriele D'Annunzio e Padre Semeria. Anche Giuseppe Ungaretti vi sostò nel 1916, quando a Udine pubblicò il suo primo libro di poesie.

Edo Calligaris

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