La Croazia “adotta” l’euro ma solo in ristoranti e bar

Concessione agli esercizi pubblici dalla Banca centrale, ma i listini dei prezzi dovranno restare in kune. Un’agevolazione anche per i crocieristi

FIUME. Dal primo giugno i turisti stranieri che soggiornano in Croazia possono pagare i conti in euro nei ristoranti, trattorie, pizzerie, osterie, bar, discoteche e nei similari esercizi pubblici, senza essere obbligati ad avere in tasca una somma in kune, la moneta nazionale croata o carte di credito.

La novità è di quelle grosse ed è emersa dopo che la Banca nazionale croata – rigorosamente contraria negli anni scorsi al pagamento di servizi nella valuta europea – ha accettato a fine maggio quanto da tempo richiesto da ristoratori e affini i cui locali sono presenti lungo le coste croate, da Salvore a Ragusavecchia (Cavtat). Ad apprendere la lieta novità sono stati recentemente i titolari delle decine di migliaia di esercizi disseminati in tutto il Paese, che hanno ricevuto da Dragutin Ranogajec, presidente della Camera nazionale artigiani, una circolare sulla possibilità che il cliente straniero metta mano al portafoglio e versi euro in luogo delle kune. Nel documento si fa però presente che un simile sistema di pagamento non deve risultare prassi ordinaria, ma verificarsi solo in condizioni eccezionali.

Quali? Si cita il caso di banche e uffici cambiovalute chiusi, con l’ospite d’Oltreconfine impossibilitato a effettuare l’esborso nella moneta croata. Quindi vengono nominati i villeggianti con passaporto straniero che soggiornando per un paio d’ore in territorio croato: i crocieristi a esempio, non riescono proprio a procurarsi una certa cifre in kune. Si rileva nello scritto che i proprietari dei locali hanno il tassativo ordine di non esporre cartelli con la possibilità di pagamento in euro, né facilitare lo stesso, discriminando così la moneta nazionale. Come già detto la facilitazione riguarda le persone fisiche non residenti (circolare dixit), ovvero gli stranieri, mentre i cittadini croati hanno l’obbligo di versare esclusivamente “le martore” (traduzione italiana di kune), moneta introdotta in Croazia nel 1994. La prima crepa nel solidissimo sistema di pagamento nazionale ha ingolosito altre categorie, venute a conoscenza dell’opportunità offerta dall’ente camerale degli artigiani. Commercianti, tassisti e tutti coloro che lavorano nel settore turistico si rivolgeranno ufficialmente nei prossimi giorni alla Banca nazionale, chiedendo la par condicio al governatore Zeljko Rohatinski.

Un venditore raguseo di souvenir ha dichiarato ai giornalisti che i proprietari di centri ristorativi e di altri locali pubblici non sono gli unici a lavorare a favore dell’industria ricettiva croata. «Se non ci sarà garantita questa possibilità – ha dichiarato il piccolo commerciante – si tratterà di pura e inaccettabile discriminazione». Da rilevare infine che gli euro così pagati andranno depositati entro 72 ore sul conto bancario del proprietario dell’esercizio, il quale avrà in precedenza l’obbligo di emettere lo scontrino in kune, calcolando il corrispettivo in euro in base al cambio medio della Banca nazionale croata. Senza fare il furbo dunque ed evitando di gonfiare artificiosamente il conto grazie a un corso di cambio da turlupinatore. Ma per queste cose ci sono i competenti ispettorati, da chiamare alla svelta.

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