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Staminali imposte dal giudice Andolina salva la bambina

È il primo intervento del genere in Europa ma avviene in mezzo a una battaglia legale e medica. Troppo pressante la richiesta dei genitori che non volevano lasciare nulla d’intentato, dopo aver saputo che Andolina usava cellule staminali, tanto da esigere la cura sperimentale da un tribunale

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Marino Andolina 
TRIESTE. Muove le minuscole braccia, le gambe, le mani, da paralizzata che era, la bimba mestrina di 6 mesi malata senza rimedio di Atrofia muscolare spinale e curata al Burlo Garofolo da Marino Andolina con cellule staminali solo perché un giudice di Venezia ha favorito una sorta di cura compassionevole.

È il primo intervento del genere in Europa ma avviene in mezzo a una battaglia legale, burocatica, etica e medica. Troppo pressante la richiesta dei genitori che non volevano lasciare nulla d’intentato, dopo aver saputo (grazie anche al clamore suscitato dalla contestata vicenda) che Andolina usava cellule staminali, tanto da esigere la cura sperimentale da un tribunale, e troppo disperata la situazione della bimba che non avrebbe superato - dicevano i sanitari - i 18 mesi, per progressiva paralisi dell’apparato respiratorio.

Ma ancora adesso le posizioni restano distantissime. Andolina è felice. «Questa - spiega - sarebbe la terapia del futuro se non intervenissero norme restrittive a bloccare il tutto. Comunque abbiamo salvato la vita alla bambina, bloccando il processo degenerativo». Racconta di aver constatato con i propri occhi i progressi della piccola paziente. La Stamina foundation che per le modalità di trattamento delle staminali è finita sotto inchiesta (assieme allo stesso Andolina che vi ha attivamente collaborato) dà l’annuncio di un successo e di una conferma. Il Burlo invece prende nettamente le distanze: «Siamo del tutto estranei alla vicenda, non vi è alcuna collaborazione in atto con Stamina Foundation, della quale il Burlo Garofolo non utilizza le metodiche» afferma il direttore sanitario, Dino Faraguna.

Il Burlo, che considera fuori legge questa pratica e non ha l’autorizzazione a coltivare e trattare staminali, e che ha messo sotto inchiesta Andolina per pratiche non autorizzate all’interno dell’ospedale, ha aderito all’accordo trovato in sede giudiziaria purché le cellule fossero lavorate altrove. Infatti sono arrivate a Trieste dal laboratorio Verri dell’ospedale San Gerardo di Monza, estratte da donatori volontari. Il Comitato di bioetica di via dell’Istria, dopo la sentenza, aveva dato un cauto assenso. Il trapianto è avvenuto tre settimane fa. Oggi ce ne sarà un secondo. La Stamina scrive in una lunga nota che il suo «protocollo» ha trovato conferma. Andolina vede i risultati della sua assoluta fiducia in questo metodo scientifico, ma usa egli stesso qualche cautela, perché è impossibile prevedere fino a che punto la cura sperimentale darà risultati nel tempo.

«Sappiamo però - afferma - che l’innesto nel liquido spinale di staminali adulte (mesenchimali) può offrire reali vantaggi in termini di movimenti spontanei e soprattutto miglioramento di deglutizione e respiro. Ho visto la piccola Maria con le mani conserte, e prima stava immobile a braccia e gambine aperte, l’ho vista stringere un contenitore e fare resistenza se qualcuno glielo voleva sottrarre, l’ho vista sollevare un braccio, l’ho vista accostare un ginocchio all’altro. Ho provato un’immensa emozione. Spero che si possano salvare altri bambini in questo modo».

Oggi la piccola dovrebbe essere vista dalla Neurologia del Burlo. Nei prossimi giorni dovrebbe essere sottoposta a una stimolazione magnetica cerebrale a Cattinara. «Questa prima fase della terapia - aggiunge il medico - ci dà del tempo prezioso per trovare una soluzione burocratica». Intanto, dopo il ricovero a Trieste, la piccola Maria era tornata a casa, a Tessera.

L’Atrofia muscolare spinale è una malattia genetica. I neuroni spinali che dovrebbero trasmettere i comandi del movimento muscolare muoiono. I malati vanno incontro a paralisi completa. Le staminali, spiega Andolina (che vorrebbe anche ”specializzare” in senso neurologico queste cellule per renderle più efficaci) sono in grado di superare le barriere che il cervello frappone a sostanze estranee. Le cellule innestate passano nel tessuto nervoso, che si riproduce, riattivando i neuroni spinali.

Prospettive, se la soluzione fosse definitiva, preziosissime anche per vittime di gravi incidenti che compromettono la colonna vertebrale. «Ottima notizia, ma a sole 3 settimane dall’intervento è difficile trarre conclusioni definitive: sono ottimista, ma con molta cautela» ha infine commentato l’evento Angelo Vescovi, esperto di staminali dell’Università Milano Bicocca, il cui ”team” ha appena chiesto l’autorizzazione all’Istituto superiore di sanità per iniziare una sperimentazione con staminali per la cura della Sla, un’altra grave malattia neurologica».

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