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Rischiava l’ergastolo Cristian Bovi, la guardia giurata di 38 anni che il 26 maggio 2009 uccise con un colpo di pistola la moglie Marianna Buchhammer nella loro abitazione di vicolo del Castagneto. Rischiava in astratto l’ergastolo ma ieri è stato condannato a otto anni di carcere di cui ne ha già scontati uno e mezzo.
Era accusato di omicidio volontario aggravato, un reato da Corte d’assise. Ma il suo legale, l’avvocato William Crivellari, ha scelto il rito abbreviato e con questa decisione, quasi ”consigliata” dall’attuale Codice di procedura, ha cancellato la possibilità di una condanna a vita. L’avvocato ha poi spiegato al giudice, documenti alla mano, le difficoltà insorte da tempo nel rapporto tra il suo assistito e la moglie, un rapporto sfociato negli ultimi tempi in una sorta di minacciosa persecuzione familiare di cui il marito era la vittima. Infine il presidente del gip Raffaele Morvay ha valutato positivamente sia la completa confessione resa dall’imputato fin dal primo interrogatorio, sia il fatto che non fosse fuggito dopo aver esploso il colpo di pistola e avesse avvisato lui stesso i carabinieri. E gli ha concesso le attenuanti generiche.
Tutte queste circostanze hanno contribuito a ridurre l’entità della pena. Dai 21 anni, il minimo che il Codice prevede per l’omicidio volontario, è progressivamente calata fino a otto anche perché a Cristian Bovi, proprio per l’inferno in cui era stato quasi costretto a vivere, è stata concessa l’attenuante della provocazione. La moglie non gli dava tregua. Va aggiunto che il rappresentante dell’accusa, il pm Giorgio Milillo, era giunto a valutazioni quasi identiche: aveva proposto per l’imputato la pena di nove anni e mezzo di carcere.
Il processo si è concluso ieri poco prima delle 13.30 e l’imputato, all’uscita dall’aula, è stato abbracciato a lungo dai genitori, dalla sorella e dal cognato che per ore lo avevano atteso in silenzio nel corridoio. Le due figlie, parti lese di questa tragedia, hanno potuto assistere all’udienza, svoltasi in camera di consiglio, a porte chiuse. Hanno pianto, hanno accarezzato il capo del loro papà. Poi lo hanno guardato teneramente mentre si allontanava verso il carcere del Coroneo tra due uomini della polizia penitenziaria.
«La sentenza riconosce la reale personalità di Cristian Bovi e gli offre la possibilità di ricostruirsi fra qualche anno una nuova esistenza assieme alle figlie» ha affermato l’avvocato William Crivellari. In effetti secondo la Costituzione la detenzione dovrebbe servire a rieducare chi ha violato la legge. «Ma Cristian Bovi non ha bisogno di essere rieducato», ha aggiunto il difensore: «Ha sparato in un momento di corto circuito mentale, di oscuramento delle sue capacità di capire».
Questa tesi è stata sostenuta dello psichiatra Mario Novello, perito del Tribunale, che ha però negato che la guardia giurata fosse seminferma di mente nel momento in cui ha impugnato d’impeto la pistola d’ordinanza e ha fatto fuoco colpendo la moglie al capo. L’attenuante collegata alla seminfermità mentale, peraltro richiesta dal difensore, non è stata applicata. La pena sarebbe stata ulteriormente ridimensionata, con una ”limatura” fino a un altro terzo.
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