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Il vescovo sulla dispersione delle ceneri "È contraria alla pietà per i fedeli defunti"

La Diocesi critica la delibera comunale che consente la dispersione delle ceneri dei defunti in mare e in aria. Pur rispettando l'operato delle istituzioni, la curia "sente il dovere di ricordare in proposito ai suoi fedeli alcune importanti verità cristiane". Dipiazza: "Personalmente ero contrario a questa norma"

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TRIESTE. La Diocesi di Trieste prende netta posizione contro la delibera comunale che consente la dispersione delle ceneri dei defunti in mare e in aria. Rispetta «la decisione di coloro che sono preposti alla vita civica e non entra nel merito del provvedimento - dice la nota emessa ieri - ma sente il dovere di ricordare in proposito ai suoi fedeli alcune importanti verità cristiane».

Il richiamo ufficiale fa riferimento agli usi della Chiesa cattolica che «ha sempre individuato e indicato nella sepoltura del corpo la forma più idonea per esprimere la pietà per i fedeli defunti, oltre che per favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte dei familiari e amici».

La Chiesa ha accettato la cremazione, cui un tempo era nettamente contraria, «in assenza di motivazioni contrarie alla fede», si ricorda. Ma non accetta la distruzione, la rinuncia al luogo cimiteriale, sede di riti, «nel ricordo della morte, sepoltura e resurrezione del Signore Gesù» afferma il testo.

«Io personalmente ero contrario a varare questa norma - risponde il sindaco Roberto Dipiazza -, profondamente contrario perché per quanto mi riguarda trovo giusto che vi sia un luogo sacro dove ricordare i propri cari, ma da un lato esiste una legge dello Stato che consente di disperdere le ceneri, e dall’altro so per certo che in Comune erano arrivate numerose richieste dei cittadini, dunque non potevamo fare altro che corrispondere a queste necessità: siamo sempre più multiculturali, multietnici, multireligiosi, e dobbiamo abituarci a questa realtà».

Sul delicato problema la Chiesa (e la Diocesi appunto lo ricorda) ha dovuto già mutare atteggiamento, e aprire al desiderio della gente. «In questi anni - afferma la nota - per il mutato atteggiamento verso la morte e per altre necessità, è in aumento la richiesta di cremazione. Tale scelta in passato appariva soprattutto come opzione polemicamente atea. Oggi la Chiesa non si oppone alla cremazione e accompagna tale scelta con opportune espressioni liturgiche, fino alla deposizione dell’urna in cimitero».

Oltre però non va, perché annullando il tradizionale segno della scomparsa fisica si nega la memoria stessa della morte. Già nelle prime righe il comunicato cita le destinazioni diverse della «dispersione» previste dalla legge, così come recepite a Trieste: mare, Carso, luoghi indicati. «Si chiede ai fedeli cattolici di privilegiare la sepoltura della salma o delle ceneri dei propri defunti nel camposanto - perora la Diocesi -. Si esortano i fedeli cattolici a tener viva la pietà per i defunti e a non assecondare modi di pensare e di agire che non appartengono alla cultura e alla tradizione cristiane».

La delibera votata all’unanimità in Giunta, e ora in attesa di passare in consiglio comunale, che prevede una nota aggiuntiva al regolamento cimiteriale, indica le modalità con cui questo particolare suffragio può essere realizzato, fatta salva l’esplicita e documentata volontà che il defunto deve aver depositato, per iscritto o a voce, quando ancora in vita. Le urne cinerarie biodegradabili possono essere affidate al mare, senza che l’involucro sia prima aperto, a 500 metri da costa, dighe, natanti e altri manufatti, e in terra possono essere lasciate andare a debita distanza da abitazioni, e comunque mai in giornate di bora.
Anche una sezione del cimitero di Sant’Anna viene riservata a questa cerimonia.
Per la Chiesa triestina, che ha voluto esprimersi su questa innovazione, si perde con la dispersione delle ceneri la possibilità di «personalmente e comunitariamente onorare la memoria, e di richiamare, anche con il suffragio cristiano, la caducità e l’irripetibilità della vita di ogni persona».

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