"Insegnate lo slovenoanche nelle scuole italiane"

Proposta del segretario della Slovenska Skupnost, Damijan Terpin: "Sconfitto un tabù: molti ragazzi italiani nei nostri istituti. E' ora che anche le scuole italiane aprano all'insegnamento della nostra lingua"

TRIESTE - «Le nostre scuole hanno aperto le porte anche a quegli alunni che a casa non parlano lo sloveno con nessuno dei due genitori, e siamo molto felici che anche la popolazione italiana abbia deciso finalmente di imparare la lingua della nostra comunità, con cui convive da secoli. Ci chiediamo però a chi sono destinate le nostre scuole e se sia giusto che durante la ricreazione i ragazzi utilizzino sempre più l’italiano come lingua veicolare».

L'APPELLO Il segretario politico della Slovenska Skupnost Damijan Terpin si è espresso così durante il meeting annuale organizzato a Precenico (Duino Aurisina) dall'Unione Slovena per tracciare le linee guida del partito per il 2010. Un appello accorato alle istituzioni poiché «gli sloveni in Italia si trovano ad affrontare una serie di questioni irrisolte nel settore scolastico».

LA PROPOSTA Dallo stesso Terpin una proposta: «Non è giunto forse il momento, vista anche la grande richiesta, di introdurre sistematicamente l’insegnamento dello sloveno nelle scuole italiane? Mi rendo conto che si tratta di questioni molto delicate e che è facile tacciare di nazionalismo e chiusura chi le solleva, ma è vero che le istituzioni scolastiche, assieme alle nostre due confederazioni e ai rappresentanti politici, dovranno trovare delle risposte a questi interrogativi, prima che lo facciano gli altri», ha spiegato Terpin.

TABU' Sulle parole del segretario della Slovenska Skupnost è intervenuto anche l'esponente istituzionalmente di maggior grado del partito della comunità slovena, il consigliere regionale Igor Gabrovec: «Finalmente non è più un tabù il fatto che i genitori italiani vogliano far avvicinare i propri figli alla conoscenza della lingua slovena, ma ci sono difficoltà oggettive da superare». In primis il fatto che «sia necessaria una figura di sostegno per i ragazzi che magari inizialmente faticano a comprendere lo sloveno a scuola». In seconda battuta, come già sostenuto da Terpin, «un'apertura dello Stato italiano a prendere in considerazione che la gente vuole avvicinarsi alla nostra cultura e alla nostra lingua e che quindi l'introduzione dell'insegnamento dello sloveno nelle scuole italiane potrebbe essere la soluzione più idonea per tutti».

LE REAZIONI la discussione innescata da Damijan Terpin suscita critiche a sinistra come a destra. Dice ad esempio il segretario provinciale del Partito democratico, Roberto Cosolini: «Siamo al puro folclore. Mi pare che il problema dell’integrazione del plurilinguismo e del rispetto dell’identita dovrebbero essere occasione di un dibattito serio e vedo invece che qualcuno ne fa un’occasione per guardare indietro al secolo passato, e non mi sta bene».

DIRITTI Spiazzato persino una sinistra che della difesa dei diritti della minoranza slovena aveva fatto storicamente una bandiera. Dice, ad esempio, Fabio Omero, capogruppo Pd in consiglio comunale: «All’inizio della mia carriera ho insegnato in Carso, a Opicina, e non siamo mai riusciti neanche a far coincidere gli orari di riposo della scuola italiana e di quella slovena. Quella che a me allora pareva una naturale forma di integrazione è rimasta lettera morta. Evidentemente è ancora così».

FORZA ITALIA Perplesso si dice anche Piero Camber di Forza Italia. «Così come gli italiani vanno nelle scuole slovene così gli sloveni vengono nelle scuole italiane. E la scelta matura già dagli asili nido, perché quelli sloveni hanno più posti. È una maniera, per entrambi, di imparare un’altra lingua, e la vedo molto positiva. L’integrazione, l’italiano? I ragazzi carsolini, ai miei tempi, dicevano le parolacce perfettamente in italiano, e allora? Non capisco dove stia il problema. Vogliamo o non vogliamo l’integrazione? O la vogliamo solo per prendere e per non dare?».

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