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Restaurato il castello di Duino: "Adesso si finanzia da sé"

La storica dimora dove Rainer Maria Rilke compose le sue famose "Elegie" è stata completamente ristrutturata e dal 2003 ha avuto oltre 300mila visitatori. Il proprietario Dimitri della Torre e Tasso, principe primogenito di Carlo Alessandro e Véronique: "Ormai gli ingranaggi funzionano da soli"

6 minuti di lettura
Centrato il primo obiettivo - «il castello è stato completamente ristrutturato e ora si autofinanzia» - il prossimo risultato cui tendere è produrre utili, «sennò cose del genere non si fanno». Ma ormai «gli ingranaggi funzionano da soli», e Dimitri della Torre e Tasso, principe primogenito di Carlo Alessandro e Véronique, da un paio d’anni vive all’estero: a Duino ritorna ogni tanto, e quando lo fa - a differenza del padre che quando aprì le porte della residenza al pubblico scelse per sé una vecchia casa di servizio deliziosamente ristrutturata - dorme proprio lì, nel maniero che il nonno Raimondo lasciò in eredità alla morte, nel 1986.

Nascita in Francia, elementari a Duino, college in Inghilterra, un anno di università a Trieste («Scienze politiche, ma non faceva per me») e due lauree in gestione alberghiera conseguite all’estero, Dimitri ha messo su casa a Bruxelles, punto di partenza per un lavoro («duro») che lo fa viaggiare parecchio. Punto di partenza certo più comodo di una Trieste che ha bisogno innanzitutto di collegamenti più efficaci. E alla quale serve «comunicazione, quello su cui regge oggi tutto», per far sì che i turisti scoprano una città «che non ha nulla da invidiare a Firenze o a Roma, ma che pochi conoscono». Dice così Dimitri, che non anela a essere chiamato principe («La gente mi chiama come vuole, mi è stato insegnato che di fondamentale c’è il rispetto e comunque, lo garantisco, avere un titolo può anche non aiutare»), si infastidisce solo se gli tranciano il cognome in ”della Torre” (succede, sì), e del mondo di cui il suo cognome è espressione fa notare che «il passato non si deve dimenticare. Anche se non tutti lo capiscono».

Chi si occupa del castello oggi, visto che anche suo padre ormai viene poco a Duino?
Mia madre, assieme a una bella squadra - 11 persone, escluso il personale di servizio - che più o meno è rimasta la stessa da quando abbiamo aperto. Mio padre però si occupa della promozione anche dall’estero, e pure io tengo d’occhio le cose. Questa resta, come dire, l’azienda di famiglia.

Principi imprenditori...

Se vogliamo, sì. Dal luglio 2003 abbiamo avuto più di 300mila visitatori e intendiamo continuare su questa strada.

Il 2006 fu l’anno del boom.

Sì, con oltre 63 mila paganti.

E poi?

C’è stato un calo dovuto anche alla crisi. Ma siamo in ripresa: 25 mila biglietti da gennaio a maggio, il 20% in più rispetto ai primi cinque mesi del 2008. Però le persone spendono molto meno all’interno del castello, così le entrate rimangono le stesse. La provenienza? Italiani, austriaci, tedeschi e sloveni, questi ultimi sempre in aumento.

Che fatturato fa la Castel Duino srl?
Nel 2008 è stato di poco inferiore ai 600mila euro.

Guadagni?
Nessuno al momento, abbiamo un sacco di costi: la manutenzione della residenza costa ormai qualcosa in più di 500mila all’anno. Nel 2006 c’è stato un piccolo guadagno - meno di 40mila euro - che abbiamo subito reinvestito. Ma il castello si autofinanzia, nel nostro piccolo abbiamo creato posti di lavoro e un certo indotto. Grazie al Comitato Rilke poi sono stati raggruppati tanti imprenditori nel Comune... Tutte cose positive.

Suo padre tentò per anni di vendere il castello: col senno di poi, è stato giusto mantenerne la proprietà?
Ma certamente, visto il risultato.

Continuate a ricevere proposte di acquisto?

Ogni tanto, sì.

È vero che c’è stato in passato un interessamento di Silvio Berlusconi?

Per quanto ne so io no, non l’ho mai sentito dire.

Progetti per incrementare il flusso turistico al castello?

Abbiamo aperto anno dopo anno spazi nuovi - da ultimo il bunker nel parco - e facciamo in ogni stagione una mostra diversa. Abbiamo un sacco di idee, ma servono risorse e siamo alla ricerca di sponsor, non possiamo finanziare tutto. Poi ci piacerebbe aprire il Castel vecchio...

Per il quale già anni fa suo padre lanciò un appello allo Stato.

Il tornado dello scorso agosto lo ha ulteriormente danneggiato bloccando tutti i progetti che erano in piedi per cercare di aprirlo al pubblico. Ci vogliono un sacco di quattrini...

E non li avete?
Non è questo il problema. Noi abbiamo già messo tanti, tanti soldi qui, e per Castel vecchio lo Stato - che finanziariamente non ci ha mai aiutati - non ha ancora fatto niente. In qualsiasi altro Paese verrebbero lanciati aiuti a un imprenditore che ha fatto la metà di quanto abbiamo realizzato noi. Nel contempo esistono moltissimi vincoli, che è giusto porre per un bene tutelato, però...

La burocrazia. E il vostro progetto di destinare ad albergo alcune stanze del castello?
Non si può, comunque quando stavo ancora qui non venivano riconosciute in Italia le mie due lauree straniere in management alberghiero: abbastanza ridicolo. Altra burocrazia...

E con gli enti locali che rapporto avete?
Con il Comune è ottimo, conosco il sindaco Giorgio Ret da quando ero bambino ed è molto bravo, anche il suo vice Romita per il turismo ha fatto tanto. Buoni i contatti anche con la Regione: ci coinvolge sempre nelle sue iniziative promozionali. Ma gli aiuti sono di questo tipo... Con delle cose che non capiamo: per esempio, a differenza di altre zone d’Italia, qui è impossibile fare inserire in autostrada dei pannelli turistici sul castello, il che danneggia il turismo locale. I viaggiatori diretti in Slovenia e Croazia non si fermano quasi mai, per il semplice motivo che non vengono informati dell'offerta turistica.

La comunicazione: è questo che manca?

Credo sia uno dei problemi principali di questa città, di quest’area. Il turista finisce sempre negli stessi posti: Roma, Firenze... Trieste è una città bellissima che va assolutamente vista e che nessuno conosce. Ogni volta che ci porto degli amici ne restano impressionati.

Qual è la chiave per il futuro della città?
Non possiedo chiavi, ma Trieste ha un potenziale enorme. Il porto, per esempio: quando era sotto l’impero austroungarico la sua importanza strategica era maggiore, ma non vedo perché non si possa tornare alla situazione che fu, tanto più con l’ingresso della Slovenia in Europa che è certo per noi un fatto positivo. Il turismo comunque è una colonna portante, sempre che si riesca a far passare il messaggio giusto: questa città non merita una visita di una sola giornata. Poi, sì, anche le infrastrutture in Italia non aiutano...

Soprattutto a Nordest.
Il sistema ferroviario in Italia è davvero scadente. Comunque c’è il progetto del Corridoio 5, che è fondamentale.

A Duino slancio ulteriore potrà arrivare anche dal progetto della Baia di Sistiana: che ne dice?
Speriamo: per loro è stata dura, ma hanno validi progetti al posto del nulla che da tanti anni persiste.

Lei al momento di cosa si occupa?
Lavoro per una società di consulenza che ha per clienti varie catene alberghiere: giro per gli hotel - dai tre stelle in su - e controllo che rispettino i criteri previsti.

In incognito?
Uso il mio nome, ma naturalmente non sanno qual è il mio compito. È un bel lavoro, ma duro.

L’aggettivo può suonare azzardato.
In effetti tutti quelli ai quali lo racconto si mettono a ridere. Però per ogni albergo sono dodici ore di lavoro, un lavoro ripetitivo e con tempi strettissimi. Entro tre giorni dalla visita il direttore dell’hotel deve ricevere il rapporto.

Di cosa si tratta, esattamente?

Arrivo in albergo, ispeziono la stanza e le aree comuni. Poi, la cena: tempi e qualità del servizio. Devo stare attento a non farmi notare: se l’ispettore viene scoperto - ma finora non mi è successo - non viene pagato, perché la società ne deve inviare un altro. Ho escogitato dei piccoli trucchi. A tavola uso molto il telefonino e un finto libretto di sudoku su cui annoto gli appunti: è un modo per non dare nell’occhio quando si mangia seduti da soli. Risalgo nella stanza, a letto verso l’una, in piedi alle cinque e mezzo del mattino per vedere se la prima colazione è davvero pronta all’ora indicata... In media, globalmente, ci sono 1200 criteri da annotare, che possono salire fino a 2500

E quanti alberghi ha ispezionato finora?
Una sessantina in poco più di un anno. Ho toccato tutta l’Europa, con una puntata a Shangai.

L’esperienza più disastrosa?

Ad Anversa. Una cosa per tutte: la portafinestra della mia stanza era in realtà l’uscita di sicurezza, la cui chiave chiusa nella scatolina in corridoio era accessibile a tutti. Un quattro stelle...

Cosa fa un principe quando non lavora?

Mi piace stare qui nel parco di Duino, e incontrare gli amici: quelli che ho conosciuto alla Scuola alberghiera in Svizzera sono sparsi per il mondo, così li raggiungo, oppure vengono qui loro.

E i suoi fratelli?
Massimiliano, dopo che frequentammo il collegio nel West Sussex, è rimasto lì: ormai è un londinese. È diventato socio di un ristorante giapponese che riscuote un ottimo successo. Costanza invece sta per iniziare l’Università, sempre a Londra.

Dal Belgio come vede oggi l’Italia?
Il problema vero è il debito pubblico, allucinante: non vorrei si arrivasse al punto di non riuscire più a pagare gli interessi.

Ha mai pensato di fare politica?
Per la verità sì, parecchio tempo fa, ma mi fu detto che non ne avevo proprio il carattere: bisogna scendere a troppi compromessi, coltivare gli interessi del partito prima che quelli delle persone. Avrei difficoltà a far sentire la mia voce. Anche se in Francia una volta mi proposero una candidatura.

Emanuele Filiberto di Savoia si è candidato alle europee: che ne pensa?
Non lo conosco, non dico niente. Quanto all’Europa, gli stessi politici non la rispettano: basta vedere i rapporti sulle assenze. Eppure sono pagati fior di quattrini.

Euroscettico?
Non mi piace che l’Unione europea sia stata ampliata a Paesi che non erano pronti a entrarvi. Tutto è stato fatto senza chiedere niente a nessuno, quando a pagare per loro saremo tutti noi con le nostre tasse.

A quali Paesi si riferisce in particolare?

Come possono essere pronte Bulgaria e Romania? Ci fanno sempre vedere le capitali, ma venti chilometri fuori dalle città siamo nel Medioevo. Da lì arriva un sacco di gente malintenzionata, e si è vista la cronaca in Italia. Questo non è accettabile.

Assimiliamo l’immigrazione alla criminalità?
Chiaro che no, ma la statistica è altrettanto chiara: nelle carceri ci sono più immigrati che italiani. E c’è un’altra cosa...

Dica.
Il non volere accettare il fatto che abbiamo radici cristiane. L’Europa è un continente cristiano, e questo va capito e rispettato. La Turchia, che nei secoli passati ha ripetutamente cercato di entrare in Europa con la spada, non ha nulla a che fare con noi né geograficamente né storicamente. Sono 60 milioni di consumatori, ma è sempre tutto basato sul vil denaro, e non si può guardare solo a questo. Se non sbaglio, se la Turchia entrerà in Europa avrà più eurodeputati della Germania: è un concetto terrificante. Ma credo che entrerà perché non faranno neanche un referendum. Non sono convinto che le stesse intenzioni della Francia siano contrarie a quell’ingresso.

Il suo futuro sarà lontano da Duino?
Quella in Belgio è un’esperienza a tempo, poi tornerò. Rientrare a Duino sarebbe bello, ma chi può dirlo?

I suoi fratelli a Londra, suo padre molto spesso lontano da Duino... I Torre e Tasso potrebbero affidare in futuro la gestione del castello ad altri soggetti, pur restandone proprietari?
Abbiamo intenzione di continuare a gestire il castello. Purché si riesca a lavorare serenamente.
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