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Fincantieri, duro scontro tra la Fiom e l'azienda

"Siamo un sindacato di classe". Replica: battaglia politica. Logorante guerra di posizione vissuta con forti contrapposizioni anche tra le sigle e nelle fabbriche fra i lavoratori

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TRIESTE. Il caso Fincantieri s’infiamma alla vigilia della manifestazione (con sciopero nazionale) indetta dalla Fiom per domani a Trieste. La Fiom, in un comunicato apparso sul suo sito, definisce il negoziato su Fincantieri «campo di battaglia per l’applicazione del nuovo modello di contrattazione». Uno snodo - dice la Fiom - per Confindustria e per Cisl e Uil: «Non siamo disposti a cambiare la nostra linea e la nostra identità di sindacato di classe dove la partecipazione e la democrazia rimangono cardini fondamentali assieme al conflitto sociale». Per la Fiom a Trieste è in gioco «il futuro del sindacato». Parole dure che innescano l’immediata reazione dell’azienda in un avviso fatto affiggere nelle fabbriche: «Questo non è uno scontro sul futuro industriale di Fincantieri e le prospettive sull’occupazione ma è il terreno di battaglia di una guerra di classe. È uno scontro di potere dove i lavoratori sono le vittime incolpevoli».

Dal primo aprile (data dell’accordo separato siglato da Fim, Uilm e Ugl ma non dai duri della Fiom) il colosso cantieristico triestino è diventato l’epicentro di una battaglia sul contratto integrativo che in queste ore sta aumentando di intensità. Al centro della contesa il premio di produttività (1.200 euro). Si consuma una logorante guerra di posizione. «Questo è un accordo di minoranza privo di legittimità formale», protesta dalla Sicilia il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi (vedi intervista). «Ci auguriamo che la manifestazione di venerdì non si trasformi in una kermesse elettorale avvallata da qualche partito politico», replica il segretario regionale della Fim-Cisl, Alberto Monticco.

Al centro della contesa c’è il nuovo contratto integrativo aziendale (il precedente era scaduto nel dicembre 2007) che il gruppo di Bono considera fondamentale «per mantenere l’attuale struttura del gruppo e salvaguardare i posti di lavoro». La crisi non perdona e bisogna attrezzarsi in tempo: la riduzione degli ordini a Trieste ha portato il portafoglio totale a 10,8 miliardi di euro, due miliardi di meno rispetto al record del 2007. Il carico di lavoro medio non è in grado -si afferma a Trieste- di saturare la capacità produttiva dei nove stabilimenti in Italia.

La Fiom si prepara a un’altra probabile protesta il 29 maggio per la cerimonia di consegna della Costa Pacifica a Genova. Il 30 aprile, a causa di uno sciopero annunciato dai duri della Fiom, il gruppo triestino si vide costretto ad annullare la cerimonia di consegna della Costa Pacifica. Preoccupato Pierluigi Foschi, numero uno di Costa Crociere, il principale committente del cantiere italiano (controllata dal colosso Usa Carnival): Fincantieri sarà in grado di fare fronte agli ordini?

Ma anche fra le tute blu inizia a insinuarsi il dubbio che questa sia una battaglia senza fine. A Riva Trigoso e a Muggiano la Rsu della Fiom decide di firmare gli obiettivi del premio di programma. «Sarà un corteo composto da lavoratori in sciopero ma anche da politici in cerca di qualche scatto gratis per la campagna elettorale e sindacalisti di altre categorie», dice ancora il leader della Fim-Cisl regionale Monticco. Speriamo che la manifestazione di domani si svolga in modo civile e democratico».

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