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La terra trema, strage in Abruzzo

È stata come un’esplosione da un milione di tonnellate di tritolo

3 minuti di lettura
L’AQUILA Il terremoto è una bomba da un milione di tonnellate di tritolo che scoppia alle 3 e 32 del mattino di lunedì, che fa oltre 150 morti e 1500 feriti. Settantamila gli sfollati. È una scossa di 5,8 gradi della scala Richter (8-9 Mercalli). Il terremoto è Salvatore, volontario coperto di polvere, che urla «ora fate silenzio», per carpire dalle macerie un sussurro.

È l’ospedale che viene vuotato in fretta perché lesionato. Terremoto sono le mamme che si lanciano sui figli, che si sacrificano. Solo all’alba si accorgeranno che L’Aquila non c’è più. Immaginate una città intera che si sveglia nel cuore della notte, una città che corre per le scale, in strada, così, in pigiama, in camicia da notte, scalza. Immaginate anche una città tradita da altre scosse, più lievi, anche poche ore prima. Una città che da una settimana si è abituata, che convive, con il terremoto. Ma che non si aspetta la bomba delle 3 e 32 perché nessuno l’ha messa in allarme.

Settantamila sfollati. Ventisei Comuni coinvolti, decine di frazioni, alcune, come Onna, cancellate. Centomila, forse di più in fuga. Molti li incontri già entrando in città. Camminano in fila, senza meta, alcuni hanno una valigia, quasi tutti una coperta sulle spalle, sotto vestaglie, pigiami, camicie da notte. A sera 14mila saranno già stati inviati sulla Riviera adriatica in alberghi e camping. Gli altri attendono sotto la pioggia che si finiscano di montare le tendopoli. Altri ancora vengono ospitati nei vagoni delle Ferrovie. I più fortunati, quelli che hanno ancora un’auto, ci si sdraiano e provano a dormire.

Il viadotto slittato. Il primo impatto con la bomba del terremoto è sull’ultimo viadotto dell’autostrada prima dell’uscita L’Aquila. È intatto, ma i giunti di dilatazione si sono spostati anche di 15 centimetri, ci passi solo a passo d’uomo. Allo svincolo ci sono carri funebri in fila. Allunghi lo sguardo più avanti e comprendi.

Flash dall’apocalisse. Dalla polvere nell’aria, dal silenzio irreale rotto solo dal rumore circoscritto a cumuli di macerie, là dove si scava. Via Roma. Una casa è crollata, si cercano due ragazze e un ragazzo. Salvatore, volontario napoletano, è in piedi su un Bob Cat, un mini scavatore, fermo su dei cavi elettrici. Dalle quattro del mattino ha già salvato molte persone. Altri volontari sfondano una finestra. «Ora fate tutti silenzio", grida Salvatore. "C’è qualcuno? C’è qualcuno?». Sembra di sentire un lamento, ci si cala dal tetto attiguo. Salvatore si taglia con dei vetri, sangue. Lo portano via quasi a forza. «Cercate bene, c’è qualcuno». All’Aquila è crollato anche un albergo, oltre alla Casa dello studente e si sono registrati i primi atti di sciacallaggio.

Piazzale Pasquale Paoli. Un intero condominio è crollato sopra una casa. Nel palazzone ci abitavano 25 famiglie. È l’una e trenta del pomeriggio. Da poco hanno tirato fuori un ragazzo di venti anni. Hanno provato a rianimarlo, ma non c’era più nulla da fare.

Le suore. Scuola materna e elementare, Istituto pontificio Maestre Pie Filippini. Otto suore in strada, vestaglia sulle camicie da notte e i pigiami. L’edificio ha retto. «Alla prima scossa, ci siamo svegliate ma ci eravamo abituate e non siamo uscite. Poi è arrivata quella forte, sembrava di essere in un frullatore e siamo scappate fuori. Ma era buio, tutto buio, solo quando è cominciato ad albeggiare ci siamo accorte cosa era successo».

Ospedale, Vietnam. Sembra un film di guerra, Vietnam. I feriti sono ovunque, il piazzale alle spalle dell’ospedale è una corsia. Anziani e bambini sono su letti e barelle, in attesa c’è una colonna di ambulanze su cui devono essere caricati. I malati meno gravi sono stati fatti alzare nella notte per liberare i letti. Elicotteri atterrano in continuazione. Per i bambini c’è il Bambino Gesù di Roma già allertato da ore.

Gli angeli di Sara. Stefania e Sara, mamma e figlia. Sara finalmente dorme, Stefania ha un sorriso sereno, graffi sul viso, un cerotto sul naso. Continua a dire: «Non era la nostra ora». E racconta: «Dormivo accanto a mio marito, è crollato tutto, io non potevo più muovermi. Sentivo Sara che mi chiamava dall’altra stanza, mio marito ha iniziato a liberarmi dalle pietre che avevo addosso e io gli dicevo "vai di là". Ma non si poteva, il pavimento fra noi e lei era crollato». E allora? «Sara l’hanno salvata due angeli custodi. Due ragazzi che sono entrati da una finestra». Il marito è ricoverato, anche lui ferito.

Nella tendopoli adibita a questura i primi arrestati arrivano all’imbrunire. Uomini che si aggiravano nelle case abbandonate.
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