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Sei anni e sei mesi di reclusione e 50mila euro di risarcimento. È questa la condanna che è stata emessa ieri dal Tribunale nei confronti di un padre quarantenne accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia di appena quattro anni. La Corte presieduta da Alberto Darin (a latere Giannelli e Bardelle) ha accolto in toto le richieste del pm Cristina Bacer al termine dell’udienza che si è svolta a porte chiuse.

«Sono innocente, respingo ogni accusa» ha sempre affermato l’imputato, che lavora come funzionario in una compagnia di assicurazione, che non si è mai sottratto ad alcuna udienza. Non ha nascosto il suo volto né il suo nome nonostante le terribili accuse. I difensori, gli avvocati Tiziana Benussi e Guglielmo Gullotta, fin dall’apertura dell’inchiesta si sono battuti per provare l’assoluta estraneità del loro assistito da quanto gli veniva attribuito. Avevano chiesto l’assoluzione per il padre alla sbarra. L’ampia discussione non è stata però sufficiente per arrivare alla sentenza.

L’avvocato Guido Fabbretti che rappresenta la bambina, si è battuto per la condanna, ritenendo sussistenti e valide le prove a carico del padre. L’inchiesta si era avviata nel 2005 quando la madre aveva raccolto qualche indizio inquietante nel comportamento della figlia. La bambina aveva raccontato alla madre di alcuni giochi particolari. Ma inizialmnete la donna non aveva dato credito alle parole della piccola. Ne aveva parlato con la propria madre che aveva giudicato fantastici i racconti della bambina. Tuttavia dopo qualche settimana la bimba aveva nuovamente raccontato di cosa succedeva quando restava da sola con il padre. La madre stavolta si è insospettita.

E per avere una prima conferma indiretta aveva registrato il racconto della bambina, ripetendo poi a distanza di qualche giorno le stesse domande: non era emersa alcuna contraddizione tra le due versioni. La piccola, nonostante l’età, aveva riferito con precisione tutto quello che era successo. Un’assistente sociale era presente al racconto. A quel punto era scattata la denuncia alla Procura. Il pm Cristina Bacer aveva chiesto e ottenuto dal gip Nunzio Sarpietro un’ordinanza di custodia cautelare. Nel maggio del 2005 il papà era stato arrestato e rinchiuso ai domiciliari.

Verso la fine di quell’estate il legale dell’uomo, l’avvocato Tiziana Benussi, si era appellata al Tribunale del Riesame ottenendo la remissione in libertà dell’indagato con il vincolo di non poter incontrare nè la moglie nè la bambina e l’altro figlio. La vicenda ha destato clamore anche perché l’ambiente sociale in cui l’inchiesta si è sviluppata è tutt’altro che degradato o marginale.
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