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Caso Istat, sotto accusa anche chi in Comune doveva esaminare i dati

La giunta raccoglie elementi contro l’operato dei rilevatori dopo lo stop ai dati di Piero Rauber

2 minuti di lettura
Nell’esposto presentato in Procura dal Comune nei confronti degli ex rilevatori dei prezzi che hanno lavorato prima dell’affidamento del servizio a Esatto, vengono definite le responsabilità dell’ipotizzata truffa che di fatto ha portato al blocco dei dati sull’inflazione a Trieste. Sotto accusa sono finiti non solo i sei rilevatori incaricati di annotare i prezzi per l’Istat, ma anche chi li avrebbe dovuti controllare nella loro attività.

Cioè chi, all’interno del Comune, avrebbe dovuto esaminare i dati rilevati prima di trasmetterli a Roma. Impossibile non accorgersi di anomalie: in certi casi le rilevazioni statistiche avrebbero riguardato i prezzi di un negozio chiuso da due anni. Insomma il giro si allarga. Gli investigatori della Municipale hanno avuto la sensazione che i sei rilevatori che dovevano lavorare sulla strada non l’abbiano fatto e si siano accontentati di dati riportati nelle tabelle in modo superficiale.

L’INDAGINE Da ieri sono sette le persone a vario titolo indagate per concorso in falso ideologico e truffa. Ma il numero potrebbe crescere. Il fascicolo sulla vicenda è stato aperto dal pm Giuseppe Lombardi. Nei prossimi giorni il magistrato disporrà nuovi accertamenti incaricando gli investigatori del nucleo di polizia giudiziaria della Municipale.

«Dobbiamo capire - ha detto il pm ieri pomeriggio - qual è la qualifica giuridica delle persone indicate nell’esposto presentato dal Comune, ma anche come e quando sono emerse le irregolarità nell’aquisizione dei dati. Per ora sto esaminando una serie di episodi recenti». Si cercherà innanzitutto di individuare se la rilevazione effettuata da personale con contratto di collaborazione esterna possa essere definita giuridicamente pubblico servizio. Ma si cercherà anche di capire se il reato di falso ideologico possa - una volta accertato - rappresentare lo spunto per avviare da parte del Comune un’azione risarcitoria verso chi ha causato il danno.

LA REPLICA
Gli ex rilevatori intanto si sentono messi ingiustamente alla gogna e si affidano a una nota. Non sono ricorsi ancora a un legale - fanno sapere attraverso la loro portavoce - «perché riteniamo che le accuse nei nostri confronti siano smontabili consultando un manuale». «L’Istat - dice la nota - ha sempre validato i dati che fornivamo all’Ufficio, perché abbiamo sempre rispettato le tecniche di validazione rilasciate dall’Istituto che prevedono un’estrema cautela nei cambi di esercizio, fino agli ultimi mesi dell’anno, in cui si operano le modifiche al piano di campionamento con il ”ribassamento”. Le norme Istat prevedono in modo esplicito il riporto dei prezzi del mese precedente allorché si trovi un esercizio chiuso al momento della rilevazione. In taluni casi la ”sterilizzazione” dei prezzi può prolungarsi o per notizie incerte e anche contraddittorie sulla eventuale riapertura, o per obiettive difficoltà di reperimento di un esercizio sostitutivo. Chi ha promosso l’iniziativa penalizzante nei nostri confronti - così la nota - sembra concorde con il detto ”la miglior difesa è l’attacco”. In primo luogo è il Comune a essere in difetto in quanto la stessa organizzazione dell’Ufficio statistica non è conforme alla normativa: abbiamo letto l’intervista al professor Torelli (ordinario di Statistica alla facoltà di Economia dell'Università di Trieste, ndr) da cui emerge che il responsabile dell’Ufficio, se non laureato in statistica, debba vantare una pluriennale esperienza nel campo, e ci risulta che non sia così».

Definendosi «amareggiati, sconcertati e amareggiati», gli ex rilevatori ricordano che «fino al 2007 avevamo incarichi annuali di collaborazione occasionale, mentre nel 2008 il Comune si è ”dimenticato” di conferirci l’incarico facendoci svolgere comunque il lavoro anche perché si rischiava una querela per interruzione di pubblico servizio».

L’ISTAT DI ROMA Da Roma l’Istat lascia intendere che il controllo sui dati triestini è ancora in corso. «Comunicazioni ufficiali - dice la responsabile dell’Ufficio stampa Istat Patrizia Cacioli - arriveranno quando sarà concluso l’iter delle verifiche. Non diamo aggiornamenti day by day perché abbiamo un protocollo cui ci atteniamo». È presumibile però che il 14 ottobre, data della pubblicazione della tendenza nazionale, i numeri di Trieste rispuntino validati.

«Contiamo di risolvere la questione entro il 14 - aggiunge la Cacioli - poiché il protocollo prevede proprio che tali attività di verifica si svolgano tra l’uscita delle anticipazioni e quella delle percentuali definitive. Siamo nei crismi del protocollo. Per ora non ci sono anomalie, poi vedremo». Ma se l’indagine della Procura accertasse che nel passato i prezzi a Trieste non sono stati registrati con regolarità, Roma sarebbe costretta a rivedere tutto l’indice dell’inflazione? «Non rispondiamo mai - chiude la Cacioli - a domande con il condizionale».
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