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Istat: dossier del Comune in Procura

La giunta raccoglie elementi contro l’operato dei rilevatori dopo lo stop ai dati di Piero Rauber

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Tabulati con rilevazioni dei prezzi «che non tornano perché riguardano un negozio chiuso da cinque mesi». E testimonianze di commercianti secondo i quali «gli incaricati del monitoraggio dell’inflazione non si presentavano con regolarità». Il Comune sta preparando un dossier, da girare poi alla Procura della Repubblica, su presunti buchi nel lavoro svolto da alcuni degli ex rilevatori dei prezzi per conto dell’Istat.

Sono quei sei collaboratori esterni che fino ad agosto avevano un mandato diretto, da parte dello stesso Ufficio statistica del Municipio, per registrare i prezzi nei punti-vendita della città. Addetti - tutti iscritti, peraltro, all’albo dei rilevatori - che hanno deciso di chiamarsi fuori non appena hanno saputo che l’amministrazione Dipiazza aveva esternalizzato il servizio a Esatto Spa. A quel punto la partecipata delle riscossioni ha affidato l’incarico a sei nuovi consulenti: due pescati da quell’albo, altrettanti operativi nel settore in periodi precdenti, un ex collaboratore dell’Ufficio statistica del Comune e un addetto interno della Spa stessa.

IL BLOCCO Proprio il cambio del gruppo dei rilevatori - in seguito al quale sono state evidenziate incongruità tra i dati dei mesi precedenti e quelli raccolti a settembre dai debuttanti, con voci tipo «acqua minerale» schizzate di botto da un euro e 30 a due euro e 50 - ha innescato il clamoroso blocco delle anticipazioni dell’indice dei prezzi al consumo, imposto a Trieste dall’Istat nazionale. IL DOSSIER La notizia secondo la quale «si sta raccogliendo del materiale sull’operato dei precedenti collaboratori e sembrano esserci tutti gli elementi per rendere inevitabile un esposto alla Procura» viene da fonti molto attendibili interne al Municipio e si è materializzato all’indomani di questo blocco delle anticipazioni di fine mese. I dati triestini - che sono in queste ore oggetto di verifiche supplementari - potrebbero uscire ufficialmente il 14 ottobre, cioè quando l’Istat renderà nota la tendenza media nazionale dell’inflazione in base alle cifre certificate di 84 capoluoghi, tra i quali appunto la nostra città. Potrebbero uscire, si badi bene al condizionale, in quanto lo stesso ufficio stampa romano dell’Istat ieri ha tagliato corto con un «no comment alle dichiarazioni di qualsiasi politico» all’annuncio fatto già martedì dall’assessore comunale con delega alla statistica Marina Vlach, che invece dà per certa la soluzione del caso entro la data-chiave del 14 ottobre.

LE REAZIONI Mentre il sindaco Dipiazza rifiuta di tornare su una vicenda su cui si è esposto pesantemente già lunedì in Consiglio comunale, bollando gli ex rilevatori come «gente che non ha svolto bene il proprio lavoro», prova a fargli eco il suo vice nonché presidente provinciale di An Paris Lippi.

«Siamo rimasti spiazzati - così il vicesindaco - da quanto è successo. Le voci che sento parlano di rilevazioni, quelle precedenti alle ultime, redatte con approssimazione. Credo che se ciò verrà confermato Fabio Scoccimarro (suo collega di partito, oggi presidente di Esatto, ndr) farà bene a inviarci una segnalazione per tutelare la sua società». Gli imbarazzi e le mezze parole, intanto, non si esauriscono con le accuse ai vecchi collaboratori che facevano riferimento proprio all’Ufficio statistica del Municipio.

LA POLEMICA In parallelo, infatti, sta montando la polemica sugli effettivi motivi che hanno indotto il Comune a esternalizzare il servizio di monitoraggio dell’inflazione, con una crescita del costo annuale da 23 a 35 mila euro. «Eppure le esternalizzazioni andrebbero fatte per risparmiare», ironizza dal Pd il consigliere comunale Alessandro Minisini. «In realtà risparmiamo perché dobbiamo tener conto dell’Iva e dei costi di regia che non sono più in carico all’amministrazione municipale», ribatte il capogruppo di Forza Italia Piero Camber.

LA LEGGE Ma allora l’affido a Esatto è una necessità o una libera scelta? «L’abbiamo fatto perché il decreto Brunetta del giugno scorso non ci consentiva più, come ente pubblico, di conservare una collaborazione con persone che non erano laureate in statistica, tanto che l’Istat nazionale si trova ora con lo stesso problema», ribadisce l’assessore Vlach. La quale, per approfondimenti tecnici, rimanda agli uffici. Il dirigente dello stesso Ufficio statistica Lorenzo Bandelli riferisce però di «non essere autorizzato a rilasciare dichiarazioni». L’articolo 46 del decreto Brunetta, ad ogni modo, «prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi» qual è per l’appunto quello dei rilevatori.

LA COMMISSIONE Un ginepraio normativo e politico che ha già convinto il presidente della commissione Trasparenza Roberto Decarli dei Cittadini a organizzzare una seconda seduta sul caso Istat per la prossima settimana, indicativamente martedì. L’invito, stavolta, è per l’assessore al personale Michele Lobianco e per i legali dell’Avvocatura comunale.
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