Via al Parco del Mare, acquario già nel 2012

Stanziati 33 milioni di euro. Sarà un volano per turismo e economia: previsto un milione di visitatori all’anno

Entro il mese prossimo la chiusura dell’Accordo di programma, poi prima della fine dell’anno la predisposizione del bando e all’inizio del 2009 l’affidamento dei lavori per la realizzazione del Parco del mare in Campo Marzio e del Mercato ortofrutticolo alle Noghere per un investimento totale di 108 milioni di euro. Nel 2012 l’inaugurazione del grande acquario. È il cronoprogramma tratteggiato ieri dal presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti nel convegno in cui il progetto triestino ha cercato l’avvallo internazionale attraverso la testimonianza diretta dei principali artefici di tre tra i più grandi acquari del mondo. È emerso che Baltimora consiglia anche a Trieste un palazzo trasparente perché dall’interno si veda lo straordinario panorama che caratterizza la città, che Lisbona suggerisce il coinvolgimento di tutte le componenti locali per partire col consenso generale, che Genova ritiene imprescindibili forti riferimenti alle peculiarità di Trieste (la bora), al suo passato (la cantieristica) e al suo futuro (la scienza).

Tutte e tre le città hanno comunque spronato Trieste a realizzare il Parco del mare perché sulla scia di quanto successo a casa loro potrà essere il motore di un nuovo sviluppo non solo del turismo, ma più in generale dell’intera economia della città, ma anche il volano della sua definitiva affermazione internazionale come città della cultura e della scienza. E anche in questo senso negli ultimi giorni il progetto triestino sembra aver aggiunto due ulteriori spinte propulsive: quella derivante dalla visita del Presidente Napolitano che ha presentato Trieste all’Italia come città d’eccellenza in ambito scientifico e quella che può scaturire dall’assegnazione a Milano dell’Expo 2015. Proprio per attrarre per qualche giorno i grandi flussi turistici che arriveranno anche dall’Europa dell’Est diretti a Milano, Trieste conta di aver aperto per quella data anche tutte le strutture complementari al grande acquario: alberghi, ristoranti, negozi, parcheggi, laboratori scientifici, musei, spazi per il divertimento che saranno anch’essi ricavate, nella seconda fase, nell’area di Campo Marzio.

Le amministrazioni pubbliche stanno avanzando compatte come hanno dimostrato ieri gli interventi del sindaco Roberto Dipiazza, della presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, dell’assessore regionale Gianni Pecol Cominotto. In città è nato addirittura il Comitato Pro Parco del Mare composto soprattutto da giovani e guidato da Michela Angelini che è presidente della Junior Chamber. «L’ultimo dei nostri problemi è la ricerca dei finanziamenti - ha ripetuto per due volte Paoletti - perché di investitori che stanno bussando alla nostra porta ve ne sono anche troppi». Parco del mare e nuovo Mercato ortofrutticolo (lo spostamento da Campo Marzio alle Noghere è indispensabile per liberare l’area) costeranno nel complesso, come detto, 108 milioni di euro.

La spesa per il solo grande acquario che si estenderà su 16 mila metri quadrati e sarà composto da venti grandi vasche di esposizione, oltre a numerose altre vasche di allevamento, costerà 44 milioni di euro, dei quali all’incirca 33 già stanziati dagli enti pubblici. In particolare, la Regione interverrà subito con 15 milioni e poi con altri 5 per le strutture scientifiche, la Camera di commercio con 7 milioni e la Fondazione CrTrieste con altri 6 o 7 milioni. Secondo quanto sostenuto dallo stesso Josep Ejarque, direttore di Turismo Fvg, a Trieste manca un grande attrattore turistico in grado di calamitare cospicui flussi di visitatori, ruolo che potrebbe essere svolto proprio dal Parco del mare. Secondo studi già svolti il complesso triestino potrebbe contare annualmente su un numero variabile tra 900 mila e un milione di visitatori. Di questi il 65 per cento arriveranno dal Nord Italia (sono compresi anche i triestini) da Austria, Slovenia e Croazia, il 25 per cento dagli altri Paesi dell’Europa centro-orientale e il 10 per cento dall’Italia del Centro-Sud.

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