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«Adesso basta. Ora abbiamo paura e ci sentiamo abbandonate. Non possiamo più vivere con il terrore che qualcuno ci aggredisca quando chiudiamo la saracinesca del bar. Non ce la facciamo più a respingere da sole gli ubriachi, che minacciano di spaccarci la macchina del caffè in testa solo perchè non vogliamo più servir loro da bere. Una volta queste cose a Trieste non succedevano, ma purtroppo da qualche anno accadono anche qui. E noi donne siamo il bersaglio preferito di balordi e violenti».

È questo il grido di rabbia delle lavoratrici triestine, titolari e dipendenti di bar, negozi e farmacie, in particolare nelle zone periferiche della città. Parole che offrono uno spaccato di una quotidianità pesante, fatta di prepotenze, offese, minacce, che nella maggior parte dei casi non balzano alla ribalta delle cronache, ma che molte donne denunciano di subire ogni giorno, in un clima di abbandono e silenzio che preoccupa sempre di più.

Il problema è emerso con forza ieri, durante un incontro in Municipio, organizzato dalla Commissione pari opportunità del Comune, cui hanno preso parte i rappresentanti di Confcommercio, Confartigianato, Fipe e Unione dei farmacisti, oltre ad alcune titolari di pubblici esercizi cittadini. L’appuntamento, che segue la firma del protocollo per la sicurezza degli esercizi commerciali e delle farmacie, firmato dalle associazioni di categoria e dalla Prefettura, è stato organizzato per mettere a punto nuove strategie, come raccolte di firme e la distribuzione di questionari, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema ancora sottovalutato a Trieste, ovvero la crescente sensazione di angoscia che vivono le tante donne che passano la giornata dietro al bancone.

«Noi vogliamo solo lavorare. Sentirci libere di vivere e gestire la nostra attività in piena sicurezza e tranquillità. Abbiamo bisogno che le istituzioni siano presenti, che le forze dell’ordine monitorino il territorio assiduamente, anche di notte, che ci siano più telecamere in strada, anche in periferia, perchè oggi lavorare è diventato difficile». È questa la denuncia di Daniela Pantaleo, proprietaria di un bar in viale D’Annunzio e componente della Commissione pari opportunità del Comune.

Trieste come l’hinterland milanese, dunque? Probabilmente no, anche se a sentire le storie raccontare ieri dalle partecipanti all’incontro sembra che la situazione in città stia velocemente peggiorando. Ne è convinta ad esempio Silvana Bogliolo, vicepresidente della Fipe e titolare di un bar in via Vecellio: «Io sono spesso vittima di violenze verbali - ha spiegato. Noi esercenti abbiamo l’obbligo di non servire alcolici a chi è già visibilmente ubriaco e purtroppo mi è capitato di scontrarmi con uomini che, sbattendo i pugni sul tavolo, hanno minacciato di picchiarmi a sangue e spaccarmi la macchina per il caffè in testa se non avessi dato loro un altro bicchiere. Non si arriva quasi mai alla violenza fisica - afferma - perchè si tenta di calmare gli animi prima che la situazione degeneri, ma lavorare con la preoccupazione che qualcosa possa accadere ogni minuto è un incubo».

Parole simili a quelle di Daniela Pantaleo: «Un giorno, fuori dal mio bar in viale D’Annunzio, due ragazzi dell’Est Europa si sono rincorsi con dei coltelli in mano, urlando come dei pazzi. Per non parlare poi di un uomo che ogni tre giorni tenta di entrare nel mio locale. Io lo respingo perchè è ubriaco, è violento e spaventa i clienti e lui, fissandomi negli occhi, avvicina il dito alla tempia e, simulando uno sparo, mi dice: ”La prossima volta toccherà a te”. Ma come si può lavorare così?».

«Una mia amica, titolare della farmacia di Fernetti, da quando sono caduti i confini con la Slovenia e non ci sono più le forze di polizia a presidiare la zona, mi dice sempre che ha paura e che non sa se trasferirsi da un’altra parte o meno», ha spiegato un’altra presente all’incontro.

Davanti a questo grido d’allarme, quindi, la Commissione pari opportunità del Comune, per voce della sua presidente Giulia Bernardi Borghesi, ha lanciato una raccolta di firme che partirà a marzo, sia in un gazebo che verrà posizionato in centro città, sia in tutti i negozi che aderiranno all’iniziativa, per «sensibilizzare la cittadinanza - ha precisato Giulia Bernardi Borghesi - e per chiedere maggiori controlli alle forze dell’ordine, più ronde notturne, più videosorveglianza».

E proprio intorno alle forze dell’ordine ieri è scaturita una polemica, sollevata dall’assessore comunale con delega alle pari opportunità Sandra Savino: «Siamo ancora poco credibili - ha affermato -. È un concetto sottolineato anche dal fatto che le forze dell’ordine, invitate a questo incontro, non si sono presentate, spiegando in una lettera che non potevano partecipare per problemi organizzativi».
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