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lo storico piazzale di Gorizia: le tante vite della piazza Transalpina cerniera fra due mondi sul confine

Una vecchia cartolina che riproduce la stazione e piazza della Transalpina di Gorizia, ripresa tra il 1909 e il 1914 

Nel 1947 era un tratto della Cortina di Ferro. E oggi si affaccia sull’Europa unita

GORIZIA In Italia piazza (o piazzale secondo la toponomastica) della Transalpina, in Slovenia Trg Evrope (piazza dell’Europa): già nel nome una realtà plurale.

Sono un triestino, emigrato a Gorizia nel 1983 per ragioni di lavoro, e vorrei parlare di piazza della Transalpina, ovvero di quanto di più intimo (e complesso) vi sia nel Goriziano storico, territorio in cui si identifica la conurbazione tra Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, perché il mio amore per Gorizia è nato in questa piazza ed è un amore sincero.

A spingermi nei primi anni goriziani a gironzolare in piazza della Transalpina, divisa dal confine contrassegnato dalle rete metallica, fu innanzitutto il richiamo della grande stazione dell’omonima ferrovia in territorio allora jugoslavo. Va detto, ma solo per inciso, che alla Ferrovia Transalpina mi sto dedicando da anni, insieme a tanti amici italiani e sloveni, con l’obiettivo di rilanciarla e farne soprattutto un “corridoio turistico” tra Italia, Slovenia e Austria: oggi posso dire che l’obiettivo non è lontano.

Torniamo alla piazza. I confini il più delle volte non sono evidenti sul territorio, in altri casi il loro impatto può essere traumatico, come nella Berlino prima della caduta del muro nel 1989 (senza evocare indebiti paragoni) e in piazza della Transalpina prima della rimozione della rete metallica nel 2004.

Quando negli anni Ottanta frequentavo la piazza, e in punta di piedi entravo nella società goriziana cercando di conoscerla, mi sono reso progressivamente conto di quanto quel confine fosse assurdo. Non solo perché separava Gorizia dalle Valli dell’Isonzo e del Vipacco, loro storico centro amministrativo, quanto perché lacerava un ricco tessuto di rapporti umani, consolidatosi nei secoli e frutto dell’incontro, del confronto e della positiva contaminazione fra genti delle tre grandi civiltà europee: latino/italica, slava, tedesca, senza dimenticare il prezioso apporto della Comunità ebraica, integralmente deportata in una notte del novembre 1943. Un mondo plurale, spesso composto da persone etnicamente plurali, che all’inizio del Novecento parlavano l’italiano, lo sloveno, il friulano e il tedesco, sapendo di essere capite da chi le ascoltava.

Provenendo da Trieste, città cosmopolita proiettata verso il mondo, ma direi separata dal suo Carso sloveno dalla sindrome del rapporto città - campagna forse prevalente sulle stesse frizioni etniche, mi sono stupito nel constatare come a Gorizia le relazioni tra l’area urbana e il contado si fossero sviluppate, in tutte le direzioni, in modo armonico e senza soluzione di continuità anche sul piano degli insediamenti “fuori porta”, rendendo più semplice e naturale una pacifica convivenza.

Poi nella prima metà del Novecento sono arrivate le guerre e le tragedie ben note, un periodo di torti che ha schiacciato il convivere plurale, ma non è riuscito ad estinguerlo. Così già nella seconda metà del “secolo breve”, in particolare dagli anni Sessanta, al di qua e al di là del confine, uomini e donne dallo spirito aperto e con lungimiranza hanno preso a ricucire il tessuto dei rapporti sul confine, riconciliando un po’ alla volta il Goriziano storico con le sue radici.

Di tutto questo la piazza della Transalpina è stata protagonista. Dall’essere nel 1947 un tratto della “Cortina di Ferro”, alla transizione nel 1991 tra Jugoslavia e Slovenia, alla rimozione della rete metallica in occasione della cerimonia di ingresso della Slovenia nell’Unione Europea il 30 aprile 2004, alle tante iniziative degli anni successivi che nella piazza ormai fruibile in comune hanno trovato naturale dimora, come i molti eventi promossi dal Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale tra i Comuni di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba - Gect Go, sino al 18 dicembre 2020 quando è nella piazza della Transalpina/Trg Evrope che Nova Gorica e Gorizia apprendono di essere state scelte quale Capitale Europea della Cultura 2025, che proprio nella piazza avrà il suo centro nevralgico. A confermare da ultimo l’affetto delle genti di queste terre per la loro piazza comune sono state poi le restrizioni imposte alla libera circolazione dalla pandemia che hanno gettato molti nello sconforto, ma che con fiducia vanno ritenute del tutto contingenti.

A significativo esempio della strada percorsa mi piace citare il Kit Kulturno-informacijsko točko - Punto informativo culturale - Cultural information touchpoint, situato all’interno della stazione che fornisce un prezioso servizio di prima accoglienza, in un’ottica transfrontaliera, ai numerosi turisti che giungono da tutto il mondo.

Ho avuto quindi la fortuna di essere stato diretto testimone in piazza della Transalpina degli eventi che hanno modificato negli ultimi quarant’anni il volto del confine e ricompattato il Goriziano storico, rafforzando in me la convinzione di quanto sia importante il convivere plurale e soprattutto ciò che sta alla sua base: il rispetto reciproco.

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