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Trieste fu scelta per testare la gonna-pantalone: su Ilpiccololibri il ricordo della prima volta

Nell’inserto culturale anche storie dal convitto di Gorizia e un caso del 1914 di cannibalismo in Istria

Pietro Spirito
Aggiornato 2 minuti di lettura
TRIESTE Trieste accolse “con chiasso ma con successo” la comparsa in città della prima gonna-pantalone indossata da una donna. Era il marzo del 1911, e l’atelier viennese Gustav Pollack e Brüder decise di testare a Trieste - città considerata moderna e all’avanguardia in molti campi - un capo femminile che allora faceva parlare di sé mezza Europa: la “jupe-culotte”, la gonna-pantalone, vista dagli stilisti come soluzione appropriata per una donna al passo svelto con i tempi.
Ma i tempi stessi non sembravano tanto pronti ad accogliere la novità visto che, da Madrid a Parigi, la timida comparsa della nuova moda aveva provocato ilarità e scherno, se non vere e proprie proteste, non riuscendo - soprattutto i maschi - a concepire qualcosa di diverso dalla classica e coprente gonna per le donne di ogni estrazione. Come avrebbe reagito la modernissima Trieste alla novità? Per capirlo fu inviata in missione in città una splendida modella, Pepi Weissenhuber, la quale, indossata la jupe-culotte, avrebbe dovuto passeggiare per le vie di Trieste, mentre Gustav Pollack l’avrebbe seguita da canto per registrare le reazioni dei triestini. Cosa accadde quel giorno lo racconta Arianna Boria nell’Effemeride che fa da copertina all’inserto Ilpiccololibri, in edicola domani, all’interno del supplemento “Tuttolibri” della Stampa in vendita assieme a “Il Piccolo”.
Nella seconda delle sette pagine dell’inserto, dedicata alla “Mappa d’autore”, Walter Chiereghin evoca un luogo di Gorizia rimasto simbolo della storia recente e di una condizione sociale: il convitto “Dante Alighieri” ospitato negli anni Settanta alla Casa rossa, proprio a ridosso del confine con la Jugoslavia. I ragazzi dell’istituto, ricorda Chiereghin, convivevano giorno e notte con la presenza armata di quella linea di demarcazione. Che diventava più invadente, ed evidente, quando, durante le partitelle di calcio in cortile, il pallone colpito con troppo entusiasmo sconfinava nella Repubblica federativa, finendo fra le braccia dei graniciari, le guardie di frontiera non sempre ben disposte nei confronti dei ragazzini italiani dall’altra pare del muro.
Fra gli altri servizi dell’inserto Ilpiccololibri, Pierpaolo Martucci torna a occuparsi di un “Old case”, gli antichi fatti di cronaca delle nostre terre, rievocando l’orribile omicidio avvenuto nella primavera del 1914 in terra d’Istria, quando un giovane di appena 17 anni, Michele Oclen, uccise il padre, lo fece a pezzi e ne mangiò il fegato. Martucci segue passo passo la vicenda di questo Hannibal Lecter d’altri tempi, fino alla sua misteriosa scomparsa.
Per la “Donna del sabato”, nel paginone centrale dell’inserto, ecco un ritratto a tutto tondo del mezzosoprano Daniela Barcellona: intervistata da Alex Pessotto, e regalando al lettore tante foto del suo album privato, Daniela Barcellona si racconta tra infanzia, amori, passioni e successi. Nella pagina dell’inserto dedicata a libri e personaggi da riscoprire, Marta Herzbruch racconta vita e opere di Nicoals Powell, critico d’arte britannico dalla vita avventurosa che, innamorato di Trieste, ne 1980 pubblicò, tradotto da Mursia, il libro “Viaggiatori a Trieste”, un saggio sulla città e i suoi personaggi. Volume che, anche se ormai fuori commercio, merita senza dubbio di essere riscoperto. A chiusura di sfoglio dell’inserto Ilpiccololibri, Rossana Paliaga ricorda, a cent’anni dalla morte, la straordinaria figura di Jaka Štoka, drammaturgo, regista, editore e libraio nato a Contovello, che fu tra i fondatori e primo direttore artistico dell'Associazione teatrale slovena di Trieste: le radici del moderno Teatro Stabile Sloveno.
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