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Marassi cuce con tulle e filo le sue Cronache rosa lungo sessant’anni d’arte

Si inaugura il primo luglio al Museo Carà di Muggia la personale dedicata all’eclettica artista apprezzata a livello internazionale. L’allestimento si incentra sui “Giornali”, creati tra ’78 e ’81

Franca Marri
2 minuti di lettura
Manuela Marassi con Gillo Dorfles e Nadia Bassanese 

TRIESTE. Rigore e leggerezza, competenza tecnica e una sottile, raffinata ironia sono le principali caratteristiche del lavoro artistico di Emanuela Marassi e anche le sue carte più vincenti, avendole consentito di raggiungere e superare il significativo traguardo dei sessant’anni di carriera, senza quasi avvertirne il peso.

Il Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” di Muggia, ha voluto renderle omaggio dedicandole una personale che si inaugurerà il primo luglio alle 18, curata da Massimo Premuda, intitolata “Emanuela Marassi. Cronache rosa”.

Dopo gli approfondimenti delle scorse estati sui percorsi artistici di Villibossi e Aldo Bressanutti, il Comune di Muggia, attraverso il suo Assessorato alla Cultura, ha scelto di raccontare un’altra grande artista muggesana che ha saputo farsi conoscere e apprezzare negli anni sia a livello nazionale che internazionale.

La mostra è incentrata in particolare sui “Giornali” creati negli anni 1978-81, recentemente proposti alla fiera internazionale d’arte contemporanea Artissima di Torino e alla Gandy Gallery di Bratislava. Una sezione è dedicata inoltre agli intarsi in legno realizzati su disegno di Avgust Černigoj negli anni Sessanta, con il prestigioso prestito del pannello “Nozze carsiche” del 1964, dal ciclo di sei tarsie lignee di grandi dimensioni eseguite per la Sala dei Congressi del Kulturni dom, ora Teatro Stabile Sloveno di Trieste, e una coppia di piccole rose poste in dialogo con una scultura in legno di rosa, “Aurora”, di Ugo Carà.

Si ricordano così gli esordi dell’artista che, dopo aver studiato pittura, inizia a interessarsi alle arti applicate e nel 1961 incontra Avgust Černigoj, divenendo sua allieva e collaboratrice. Dal maestro, originale interprete del costruttivismo, assimila il metodo della progettazione e della composizione, condividendone la curiosità nei confronti dei materiali più diversi e il gusto per la sperimentazione. Sarà tuttavia quello che la stessa artista ricorda come un momento di ribellione nei confronti del rigore di Černigoj e del bianco e nero del costruttivismo che le farà scoprire la sua strada e quella che diventerà la sua personale cifra espressiva: il momento in cui lei decide di dipingere di rosa il suo cavalletto rivestendolo di tulle del medesimo colore, trasformandolo in un personaggio che da allora in poi la accompagnerà e la ispirerà.

Al Museo Carà sono esposti una quarantina di “Giornali”, “Lettere” e “Racconti” realizzati in un periodo compreso tra il 1976 e il 1981, in tulle cucito con ago e filo, su carta di riso.

Si tratta di opere che giocano, come scrive Massimo Premuda, «sul sottile rapporto fra velare e svelare, in cui il tulle è supporto trasparente di annotazioni illeggibili cucite a filo bianco o nero che sembrano scritte sul nulla». Ma nonostante l’illeggibilità delle scritte ogni testo possiede un ritmo, una musicalità, una capacità narrativa che va al di là della parola intesa in senso stretto. Fili, nastri e tulle, mediante intrecci, inserti, andamenti più o meno fluidi e lineari, parallelismi o divergenze, pause o interruzioni, vengono a disegnare storie differenti, leggere ma resistenti, delicate ma risolute al tempo stesso. Il rosa dà l’intonazione generale e determina la caratterizzazione di quella “narrazione al femminile” utilizzata dall’artista con orgoglio e intelligenza negli anni della sua militanza nel movimento femminista, volta ad affermare uno sguardo alternativo.

Le principali fasi della carriera artistica di Emanuela Marassi vengono ripercorse nel catalogo che accompagna l’esposizione con un testo storico di Gillo Dorfles proprio sui “Giornali” e un altro di Giuliana Carbi Jesurun sull’installazione del “Cavaliere”, presentata a Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1981, ma anche con un contributo sul femminismo della scrittrice Dacia Maraini.

Oltre a un ricco apparato biografico e bibliografico, nel volume sono riportate varie riflessioni e pensieri di Alberto Veca, Elena Pontiggia, Marco Pozzetto, Eva Fabbris, Roberto Vidali e Vanja Strukelj. Sono altresì documentati alcuni suoi lavori video, installazioni, performances, i progetti “Un battito d’ali... forse due”, finalista al concorso “In sesto. Il luogo come arte” nell’ambito della rassegna “Palinsesti” del 2010 a San Vito al Tagliamento, e “Monumento ir-Reale per l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria in Piazza Ponterosso a Trieste”, presentato nel 2018 al Concorso di Idee per la realizzazione di un monumento alla memoria di Maria Teresa d’Austria.

Domani all’inaugurazione ci sarà l’opportunità di seguire una visita guidata e confrontarsi sulle opere insieme all’autrice che poi rimarrà a disposizione del pubblico per firmare il catalogo disponibile al bookshop del museo. La mostra potrà essere visitata, a ingresso libero, fino a domenica 28 agosto, con il seguente orario: da martedì a venerdì 18-20, sabato 10-12 e 18-20, domenica e festivi 10-12.

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