Dall’Austria a Miramare e all’ex Opp per rileggere Basaglia e Carlotta

Apre sabato 18 giugno al MLZ Art Dep di Trieste la mostra di Katharina Copony e Anaïs Horn video, immagini, performance con il supporto del Dipartimento culturale della Stiria

TRIESTE. Sono volubili e instabili molte delle storie e delle atmosfere di Trieste, possono suscitare domande, aprire confronti e soprattutto risvegliano spunti di ispirazione. Così è stato per due artiste austriache che hanno di recente vissuto e frequentato la città per lavorare a progetti e libri ambientati qui. Katharina Copony e Anaïs Horn sono state selezionate nel programma di residenze d’artista AiR Trieste diretto da Francesca Lazzarini e sabato 18 giugno alle 18 inaugurano una mostra per illustrare il loro percorso che tocca tematiche e luoghi significativi per Trieste. L’appuntamento è negli spazi di MLZ Art Dep (in via Roma 15) con la collaborazione di Wiener Art Foundation e il supporto del Dipartimento culturale della Provincia della Stiria: l’esposizione si intitola “Unstable Intensities”. In occasione dell’inaugurazione avrà luogo una performance organizzata da Copony in collaborazione con Guillermo Giampietro del programma Escuchame di Radio Fragola. A coinvolgere il pubblico in flussi discorsivi capaci di rimescolare il senso e creare nuovi significati saranno Lara Baracetti, Carmen Bevilacqua, Pavel Berdon e Diego Porporati. All’opening sarà presente anche Christiane Kada, responsabile dei programmi esteri del Dipartimento Culturale della Regione Stiria.

Katharina Copony, filmaker indipendente residente tra Berlino e Graz, ha fatto un’appassionata ricerca sull’eredità di Franco Basaglia immergendosi nell’ecologia di cura del “modello triestino” e realizzando una video performance in collaborazione con l’Accademia della Follia e MedMax di Radio Fragola. Nei suoi progetti futuri c’è quello di realizzare un vero e proprio film sull’argomento, una volta che avrà trovato i fondi. Anaïs Horn, nata a Graz e residente a Parigi, ha lavorato invece su Miramare e in particolare sulla storia di Carlotta del Belgio. Attraverso una pratica artistica che mescola fotografia, video, disegno e fragranze, ha realizzato un’installazione che parte dallo stato mentale di Carlotta dopo la tragica morte del marito, l’arciduca Massimiliano d’Asburgo, e riprende la narrativa del castello e quella della donna per metterle in discussione dall’interno; il lavoro verrà presentato anche a Paris Photo.

Entrambe le artiste hanno realizzato per l’occasione una pubblicazione che sarà disponibile in mostra: il booklet di Copony si intitola “Chi non crede nei miracoli non è un realista” e include due testi scritti da Giulio Polita e Francesca Lazzarini, i quali firmano contributi anche per il volume di Horn “Everybody wants to be a queen”.

La collaborazione con l’istituzione stiriana, iniziata nel 2016, ha portato con regolarità a Trieste personalità creative di diversa estrazione disciplinare e, sebbene la partecipazione alla residenza non prescriva la realizzazione di un’opera ma soltanto la presentazione di un progetto di studio e ricerca, le artiste e gli artisti ospitati hanno sempre voluto concludere la propria permanenza con una testimonianza concreta del proprio rapporto con il contesto locale, in una prospettiva di scambio e confronto che dimostra e misura il senso reciproco delle residenze d’artista.

Interessata da tempo al mondo della psichiatria, Copony ha avviato la sua ricerca a partire dal parco di San Giovanni. Piuttosto che adottare un approccio documentario, Copony ha abbracciato le idee alla base dell’ecologia del parco, vi si è immersa, intessendo una stretta serie di relazioni con alcune delle realtà e soggettività che la compongono. La pubblicazione presentata in mostra riflette questa esperienza, dando spazio alle molteplici voci che l’artista ha incontrato di persona o attraverso libri e documenti storici.

Horn, dal canto suo, si è concentrata sul complicato stato mentale di Carlotta, aggravato dalla morte violenta del consorte, che viene evocato da un’istallazione composta da fotografie, video, disegni, oggetti trovati, un audio realizzato insieme al compositore Eliert Asmervik con testi e voce di Estelle Hoy, e una fragranza creata in collaborazione con la designer di profumi Pauline Rochas. Le morbide manipolazioni di Horn forniscono un’interpretazione personale e perturbante al fascino irresistibile di Miramare.

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