La carica di The Really Big Chorus: 120 cantanti inglesi sabato a Trieste

In concerto nella chiesa di San Francesco diretti da uno dei fondatori, Brian Kay. Quattro voci soliste, in programma il Requiem di Mozart, l’ingresso è libero

TRIESTE In questi giorni nelle vie del centro a Trieste si sente parlare un ottimo inglese: non si tratta della tappa di una nave da crociera, ma di oltre 120 coristi britannici che sabato sera alle 20 saranno protagonisti di un evento fuori dal comune nella chiesa di San Francesco in via Giulia.

The Really Big Chorus racconta già nel nome la propria caratteristica principale, ovvero le proporzioni del gruppo che interpreta lo spirito della coralità aprendo le porte a cantori di diversa provenienza, età, formazione, consentendo a tutti di partecipare a progetti musicali galvanizzanti su repertori celebri e con tournée internazionali. La società corale, fondata nel 1974, ha l'abitudine di esibirsi ogni anno alla Royal Albert Hall di Londra e di organizzare alcune trasferte che uniscono obiettivi musicali e turistici. Stavolta il programma artistico prevede il Requiem KV 626 di Mozart, con la collaborazione dell'Orchestra filarmonica Città di Monfalcone e la partecipazione di quattro solisti ingaggiati dal coro: Sarah Power, Emily Gray, Gareth Treseder, Adam Maxey. Va sottolineata la direzione di Brian Kay, dal 2005 direttore musicale di questa realtà, ma soprattutto uno dei membri fondatori dei leggendari King's Singers, noto inoltre come conduttore radiofonico della Bbc.

Sul sito del coro Trieste viene promossa come città “stuzzicante”, cosmopolita, apprezzata anche per l'eccellenza di caffè e gelato, luogo dalla storia complessa, frequentato da James Joyce e dove i cantori potranno godere di una spettacolare vista sul mare Adriatico. Caratteristiche che due anni fa hanno conquistato la mente organizzativa del Really Big Chorus Tony Hastings, che ci ha spiegato la genesi di questa trasferta: «Tutto è iniziato quando un gruppo di cantori triestini si è unito anni fa a un nostro progetto. Tra di loro c'era Alessandra Ressa che ha lanciato l'idea di una trasferta a Trieste. Non ne sapevo molto; ho letto il libro di Jan Morris e amici viennesi me ne hanno parlato come di una città bellissima dove avevano l'abitudine di andare ogni anno in vacanza. Così mi sono incuriosito. L’incontro con la città non ha poi lasciato dubbi sull'idea di portare qui il coro, i cui cantori fino a domani avranno a disposizione diverse opzioni organizzate di “scoperta” del territorio, dai castelli di Miramare e Duino fino a Muggia e una tappa lubianese.

Cantando, il Big Chorus ha viaggiato in tutti i continenti, con tappe fisse o in crociere itineranti. Il suo staff dichiara di avere bisogno di una splendida meta, della collaborazione di un'orchestra locale e di buoni contatti per l'organizzazione: richieste esaudite da Trieste, dove oltretutto Comune e Diocesi hanno accolto con patrocinio e collaborazione questo evento a ingresso libero.

«Accettiamo cantori senza bisogno di audizioni, ma che arrivano alle prove già preparati», ci dice Hastings che sullo spirito del progetto aggiunge: «Offriamo l'opportunità a ciascuno di sperimentare un contesto professionale che altrimenti difficilmente potrebbe affrontare. Inoltre creiamo la possibilità di vivere esperienze collettive: quando canti in un coro, avrai sempre qualcosa di cui parlare».

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