Scandalosi corpi nudi col Living Theatre a Trieste a due passi dalla questura

Sul Piccololibri anche il racconto beat di Andro Cecovini, il musicista Medicus e Alberto Bravin nei Big Big Train

TRIESTE Nell’aprile 1965, in una sala teatrale triestina separata solo da una parete e da una porticina dalla questura, si consuma uno scandalo che rimbalza sulle cronache nazionali. Gli attori bianchi e neri del Living Theatre di Judith Malina e Julian Beck - secondo la cronaca del Piccolo - si rotolano seminudi sul tavolaccio e tra le sedie della platea all’Auditorium di via Torbandena, gemendo e spasimando come buoi squartati, mentre una parte del pubblico rumoreggia sonoramente. Quando un attore, preso dall’entusiasmo della rappresentazione dei “Mysteries and smaller pieces” del gruppo d’avanguardia teatrale americana, esce in scena nudo, la polizia, che già ha interrotto lo spettacolo per poi fare marcia indietro, non ha scelta: atti osceni in luogo pubblico e tutti, attori e spettatori, in questura. «La tappa di Trieste resta per me indimenticabile», commenterà in seguito Judith Malina in un’intervista. E indimenticabile resterà anche per il Teatro Stabile Città di Trieste, guidato da Sergio D’Osmo, che dopo l’«affaire Living» sparisce letteralmente di scena.

A rievocare l’episodio sulla prima pagina del Piccololibri di sabato 14 maggio è il critico Roberto Canziani, che racconta, anche con gli spezzoni della cronaca del quotidiano cittadino, l’incontro tra Trieste e gli anarchici-pacifisti-antimilitaristi del Living Theatre, definiti dal Piccolo “un complesso di giovani attori che esprime le categorie per così dire estetiche del teatro beat”. Un incontro che sprigionò scintille.

Ma non è l’unica proposta beat nello sfoglio dell’inserto di questa settimana, che arricchisce il fascicolo di novità letterarie Tuttolibri con sette pagine interamente centrate su storie, arte e personaggi del territorio. Uno degli approfondimenti è infatti dedicato ad Andro Cecovini, figlio dell’ex sindaco, fondatore della Lista per Trieste ed europarlamentare Manlio, che ha appena dato alle stampe il suo “Indian trail”, il viaggio che intraprese, nei primi anni Settanta, fino in India, sulla vecchia Via della Seta e le polverose strade di Turchia, Iran, Afghanistan e Pakistan, per poi raggiungere anche Nepal e Himalaya. Nel ritratto di Andro, da anni in Toscana dove si dedica alla terra nella sua azienda agricola, anche il ritratto di una generazione di giovani intraprendenti, che sognavano un mondo libero, pulito e senza guerre. Ed entra anche la musica in questo percorso, con un album di Cecovini in cui suona batteria e pianoforte addirittura Francesco De Gregori, conosciuto al Folkstudio di Roma quando il cantautore non era ancora famoso.

Il filo musicale attraversa altre due pagine del Piccololibri. La prima per un personaggio tutto da scoprire, Valdo Medicus (1896-1970), pianista e compositore formatosi a Vienna dove, da Trieste, si era trasferito per studiare con Arnold Schönberg e con gli allievi di Ferruccio Busoni, Eduard Steuermann e il triestino Angelo Kessisoglù, figura eminente di didatta e concertista. Tornato a Trieste, Medicus si esibisce in duo con la futura moglie Margherita Voltolina, ma la sua figura resta legata soprattutto alla messa in scena dell’opera “Palla de’ Mozzi” al Deutscher Opernhaus di Berlino nel 1940, dove affianca (e sostituisce per i rapporti col mondo tedesco) il noto direttore e compositore palermitano Gino Marinuzzi. Dopo la seconda guerra mondiale, Valdo Medicus rientra a Trieste e diventa direttore artistico della Casa Musicale Giuliana, erede delle Edizioni Carlo Schmidl, che aveva sede in via Venezian.

Nella seconda pagina “musicale” il polistrumentista e cantante Alberto Bravin si racconta a tutto tondo: gli inizi con i Sinestesia a Trieste, poi dal 2015 per sette anni voce, chitarra e tastiere dalla Pfm e oggi l’ingresso nella band inglese dei Big Big Train come cantante.

Infine, il paginone centrale del Piccololibri ci porta alla galleria Arcipèlago di Udine e all’affascinante mostra che apre domani: immagini e opere d’arte dedicate ai vulcani, con la prima visita accompagnati dal vulcanologo britannico dell’Università di Cambridge Clive Oppenheimer.

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