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La cuoca che giurò di aver sfamato Einstein a Trieste: su Piccololibri in edicola

Nell’inserto del Piccolo in edicola ogni sabato il giallo della presenza del fisico in città. E ancora Freud all’hotel Delorme mentre Sissi moriva

Arianna Boria
2 minuti di lettura

TRIESTE Einstein passò davvero per Trieste? Un ritaglio del Piccolo del 28 dicembre 1983, incorniciato e appeso a una parete del ristorante La Piola di via San Nicolò, dà per sicura la presenza del fisico in città. La giornalista Itti Drioli, scrivendo della chiusura per restauro del Tommaseo, si occupa anche del locale che divide una parete di legno col Caffè storico, ovvero l’osteria di Maria Ostrovska, antenata de “La Piola”, dove - titola l’articolo - “hanno mangiato la Callas, Von Karajan, Juan Onina e il grande Einstein”. L’arzilla cuoca, all’epoca ottantaduenne, il cui locale prima fu preso di mira dai fascisti, poi trasformato in mensa partigiana sotto i titini, sosteneva che nel 1937 Einstein vi mangiò per una settimana ogni giorno, in attesa di imbarcarsi alla volta degli Stati Uniti. Anzi, secondo i ricordi di Maria, il premio Nobel sarebbe tornato a Trieste, e nel suo locale, anche dopo la guerra. Possibile? In quegli anni Il Piccolo non registra alcun passaggio di Einstein in città, nè altre fonti forniscono informazioni sul presunto soggiorno. A farne cenno è invece, nel 2001, la scrittrice Jan Morris nel suo libro “Trieste. O del nessun luogo”, che annovera Einstein tra gli ebrei che sfuggirono al loro destino dalla città “Porta di Sion”.

Il “giallo” del fisico in città apre lo sfoglio del Piccololibri in edicola domani con il quotidiano, all’interno del fascicolo di recensioni e novità letterarie Tuttolibri. Se quella di Einstein potrebbe essere una fake news, è ben documentata invece la presenza a Trieste di Sigmund Freud, con la moglie Martha, il 10 settembre 1898, il giorno in cui l’anarchico Luigi Lucheni pugnalò a morte a Ginevra l’imperatrice Sissi e la città fu sconvolta da violente manifestazioni xenofobe. La trasferta di Freud è registrata nella rubrica “Forestieri in arrivo” del “Piccolo Sera”: i coniugi, reduci da una vacanza in Dalmazia, prendono alloggio all’Hotel Delorme, odierno Palazzo Modello, accanto al Caffè degli Specchi, e forse assistono dai tavolini affacciati su Piazza Grande alla rabbia degli agitatori, che se la prendono con le suppellettili del Caffè Municipio, lasciando invece in pace i locali vicini.

Anche il paginone centrale del Piccololibri di questa settimana è dedicato a una cronaca vintage, ma di anni a noi più vicini e legata ai tragici infortuni sul lavoro di questi giorni. Era l’11 febbraio 1972, quando i carpentieri Dario Bottaro e Ivan Stefanutti, 32 e 25 anni, morirono soffocati all’interno dello scafo della turbonave portarinfuse “Igara”, in costruzione nel cantiere di Monfalcone. Stavano saldando delle scalette all’interno di un’area molto angusta, priva di adeguata areazione, e furono investiti da una massa di gas uscita dalle bombole che alimentavano il cannello. Bottaro e Stefanutti erano il quindicesimo e sedicesimo operaio nella lista di “omicidi bianchi” avvenuti tra il 1967 e il 1972 all’interno del Cantiere di Monfalcone. Sei giorni più tardi, il 17 febbraio 1972, da Panzano si snodò un corteo di cinquemila operai, che fece deflagrare anche a livello nazionale il gravissimo problema della sicurezza nel cantiere cittadino. Documentano l’imponente manifestazione le immagini di Claudio Ernè.

Tra i personaggi di questa settimana il Piccololibri presenta lo scrittore e giornalista austriaco Werner Stanzl, autore di una serie di gialli ambientati tra Gorizia e Trieste, mai tradotti in italiano. Fu sua nonna, che perse tre figli nelle battaglie dell’Isonzo, a trasmettergli il desiderio di visitare i luoghi della Grande Guerra. Il primo viaggio in Friuli Venezia Giulia fu una sorta di illuminazione, che si tradusse nella decisione di trasferirsi a Sistiana Mare. Ci restò, insieme alla moglie, undici anni, prima di tornare con rammarico a Vienna nel 2013.

Un altro approfondimento è dedicato al drammaturgo romeno Matéï Visniec, il secondo a imporsi sul mercato internazionale dopo Ionesco, mentre la rubrica “Saranno famosi” racconta la giovane cantante triestina Amber, che ama esibirsi per strada, e dai cori della scuola e della chiesa è arrivata ai talent.

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