Su Piccololibri la storia del triestino Gilberto Parlotti, campione di motociclismo tradito dal Tourist Trophy

Gilberto Parlotti, la scrittrice triestina slovena Marica Nadlišek e il paletnologo Carlo de Marchesett

Su Piccololibri in edicola sabato con Il Piccolo un ritratto dello sportivo morto a 32 anni sull’Isola di Man, la riscoperta della scrittrice Marica Nadlišek, le foto dei “matti” a Udine

TRIESTE Aveva cominciato ad annusare l’odore di benzina nell’officina di papà Angelo e degli zii Gino e Silvano, in via San Giacomo. Gilberto Parlotti, nato nel 1940 a Zero Branco nel Trevigiano, e trasferitosi adolescente con la famiglia a Trieste, fin da giovanissimo aveva imparato a maneggiare cacciaviti e chiavi inglesi e a collaudare i motori, di due e quattro ruote. Avrebbe potuto vincere il mondiale di motociclismo, se il suo destino non si fosse fermato il 9 giugno 1972 al Tourist Trophy, sotto la pioggia dell’Isola di Man, in quella che è considerata la gara più pericolosa del mondo. Si corre su un tracciato normalmente utilizzato dalla circolazione e ha mietuto, in cento anni di storia, 225 vittime, tra piloti, organizzatori, spettatori. Dopo la fatale uscita di strada di Gilberto, Giacomo Agostini, suo amico e rivale, non volle più correre il Tourist Trophy.

A Parlotti, che si era fatto le ossa sul Vallone di Gorizia, sulla strada della Rotonda del Boschetto fino al Cacciatore, in Carso, campione di un motociclismo ancora “eroico”, è dedicata una delle pagine del Piccololibri, in edicola domani con il quotidiano all’interno del fascicolo di critiche e novità letterarie Tuttolibri.

Nel paginone centrale, anche questa settimana una mostra fotografica, che al Museo etnografico di Udine, fino al 6 marzo, ripercorre la storia del manicomio di Sant’Osvaldo, attraverso le storie dei pazienti che ci sono passati. A curarla sono la sociologa Kirsten Duesberg, nell’84 all’Opp di San Giovanni come volontaria, e il filmmaker e documentarista Paolo Comuzzi. Fondato nel 1904 con 250 letti, lo psichiatrico di Udine arrivò a ospitare, nel 1938, 2400 internati. Solo nel ’95, con l’arrivo di Mario Novello, ex collaboratore di Franco Basaglia a Trieste, si cominciò ad attuare anche qui la legge 180, diciassette anni dopo la sua approvazione e la rivoluzione dell’apertura dei manicomi che aveva investito prima Gorizia poi Trieste. All’ingresso della mostra una panchina rovesciata e un’immagine di Basaglia che ne solleva un’altra. Perchè una volta le panchine stavano “dentro” gli ospedali, con sopra pazienti abbandonati, mentre la riforma le portò all’esterno, le colorò, ne fece luoghi di incontro, e in quei corpi dimenticati fece vedere le donne, gli uomini, i bambini, con i loro sentimenti, la loro dignità e i loro diritti.

Un altro degli approfondimenti del Piccololibri riscopre la figura e l’opera della giornalista e scrittrice Marika Nadlišek, slovena triestina di San Giovanni, collaboratrice di varie riviste culturali e approdata, nel 1897, alla vicedirezione della rivista femminile “Slovenka”, di cui in seguito divenne direttrice. Nel 1898 pubblicava sullo “Zvon” quello che viene considerato il primo romanzo in lingua slovena, Fata morgana, uscito in volume solo cent’anni dopo. Madre di sette figli, anche da Lubiana, dove si era trasferita quando a Trieste arrivò l’Italia, e nonostante la gelosia del marito, continuò a scrivere racconti e saggi e a battersi per i diritti delle donne e degli sloveni rimasti in Italia.

Completano lo sfoglio un ritratto del paletnologo Carlo de Marchesetti, una passeggiata indietro nel tempo, nel terreno al di là della via Fabio Severo, dove c’era la piazza d’armi della imperiale e regia Caserma Grande e l’intervista alla giovane creatrice di film d’animazione Alessandra Quaroni, che collabora con lo studio che ha animato la serie Netflix di Zerocalcare “Strappare lungo i bordi”.

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