Nei ricordi di Peter Sedgman tutti gli orrori della Risiera

Il libro dell’ebreo polacco servì anche a precisare l’attività di Odilo Globocnik Prefazione di Tristano Matta, giovedì la presentazione al Trgovski dom di Gorizia

Questa è una storia sui progetti di una famiglia laboriosa e impavida, determinata a decidere del proprio futuro. Dalla polacca Lublino sogna la Palestina, e invece l’unico sopravvissuto trova la terra promessa in Australia dove in “Per quanto posso ricordare” (Battello Stampatore, pagg. 191, euro 16)Peter Sedgman ricostruisce a forza di memoria, due anni prima di morire quasi centenario nel 2016, un tassello dell’Aktion Reinhard (progetto di sterminio degli ebrei polacchi). Le sue informazioni di prima mano verranno utilizzate nel 2018 dalla Fondation Auschwitz di Bruxelles per integrare dati mancanti e fare il punto sullo stato delle ricerche. Ed eccole qua in italiano, grazie all’interessamento di Tristano Matta che firma l’introduzione di questo testo di memorialistica e ne sottolinea la valenza anche in riferimento all’attività e i compiti dell’austro-sloveno-triestino Odilo Globocnik, il volenteroso carnefice di Hitler che istituì la Risiera di San Sabba, oltre che i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, e fu efficientissimo capo delle SS e della Polizia di Lublino. Il libro viene presentato oggi alle 18, al Trgovski dom di corso Verdi 52 a Gorizia, nell’ambito della rassegna Novecento Inedito. All’appuntamento moderato da Anna Di Gianantonio, parleranno Tristano Matta e l’editore Adriano Battello.

Certo Perec Schechtmann ha dovuto rigenerarsi in Peter Sedgman, nel primo dopoguerra lasciare la Polonia e mettere un oceano di distanza tra sé e il Vecchio Continente e i suoi obbrobri. Aspettare che il tempo prosciugasse i fatti, le lacrime e il sangue. Sposare Stella nel 1945, anche lei ebrea di Lublino, e far nascere l’unica figlia Christine “pugliese”, nel periodo d’interregno in cui, coppia nella moltitudine, si trova nel campo per Displaced Persons (sfollati) di Santa Maria al Bagno, nel leccese.

I ricordi sono nitidi, gli avvenimenti circostanziati, la sua sopravvivenza un miracolo. Non si stenta a credere che i due nipoti, come racconta in calce al memoriale uno di essi, Michael Evans, da bambini attendessero con impazienza che il nonno facesse loro da baby sitter raccontando le sue peripezie che “sapevamo essere inventate”. La prospera merceria a Lublino, i due fratelli e la sorella, la pacifica convivenza con i cristiani, l’affresco e l’umore di una città che negli anni Trenta era un crogiolo di etnie, il duro periodo a Haifa per aiutare il padre; il ritorno in patria dello speranzoso ventenne, e la scoperta che il 1° settembre 1939 la Germania aveva dichiarato guerra alla Polonia.

Perec-Peter è prestante, coraggioso e intraprendente. Doti che gli valgono quella vita che invece costerà al resto della famiglia, la gran parte finita a sventagliate di mitra lungo la strada verso il campo di concentramento di Majdanek. È fatto prigioniero dai tedeschi, impiegato nel loro maneggio, e mentre per lui si susseguono evacuazioni e rifugi di fortuna, Lublino a forza di stermini di massa, viene proclamata judenrein (ripulita dagli ebrei).

Con il protagonista si palpita minuto per minuto, senza sapere quale sarà il passo successivo, che evidentemente c’è solo perché a dispetto dell’impossibile ne potrà scrivere.

Salvifici eventi casuali e piccole solidarietà, qualche cristiano compassionevole, qualche nazista un po’ meno nazista e qualche membro dello Judenrat (polizia ebraica) peggiore dei nazisti… La fuga con le catene ai piedi da Majdanek dove era stato selezionato assieme ad altri 60, come “heizer”: addetto a costruire piramidi di cadaveri e dargli fuoco, nel tentativo dei tedeschi ormai in disfatta di cancellare le tracce degli eccidi. Infine la lotta partigiana, i russi, la fine della guerra, l’Italia per 4 anni come profugo, la traversata verso Sidney.

Per far capire la valenza della testimonianza di Sedgman, va detto che essa fu registrata audio-video, assieme ad innumerevoli altre, nel 1995 da Steven Spielberg sull’onda dell’emozione suscitata dal suo film “Schindler’s List” e solo successivamente l’autobiografia divenne libro.

È limpida, schietta, asciutta, quindi agghiacciante.

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