Un giardino delle Esperidi fascinazione triestina di tre autori siciliani



Potenza delle suggestioni letterarie. La lettura della ode carducciana Miramar, ascoltata dalla voce del professore in un liceo di Catania nel 1950, è stata il gesto che ha sedotto l’allora studente Mario Grasso, legandolo per sempre a Trieste. Qualche mese dopo Grasso prese la decisione di risalire lo Stivale per raggiungere la città giuliana, ancora sotto amministrazione angloamericana, recarsi per prima cosa proprio a Miramare e quindi fare un tour in una città che gli sarebbe entrata nel cuore per sempre. Come la libreria di Umberto Saba, visitata quando il poeta era ancora vivo. Ora Grasso ha qualche anno in più ed è riuscito a contagiare di quell’antica infatuazione altre due siciliane, Laura Rizzo e Giulia Letizia Sottile, con le quali ha composto un singolare omaggio a Trieste. Questi tre siciliani che appartengono a tre generazioni diverse, riportano in ‘Trieste, giardino delle Esperidi’ (Prova d’autore, 101 pagg., 13 euro) il loro personale sguardo sulla città colto da angolature diverse.


Per Grasso, romanziere, autore di racconti, opere teatrali e poesie e fondatore del mensile on line lunarionuovo.it, che passa le estati a Taipana, frazione di Monteaperta, nelle prealpi Giulie ai confini con la Slovenia, il richiamo di quella sua segreta patria elettiva che è Trieste si è andato negli anni arricchendo delle voci di Saba, Cergoly, Mattioni, che ha conosciuto di persona e dell’amicizia con il critico letteario Elvio Guagnini.

Questo ‘Giardino delle esperidi’, una plaquette la definisce Grasso, si regge sulle emozioni, sui ricordi e sulle suggestioni. Così la Trieste descritta è una città di carta ma anche di musica, come l’operetta, e di canzonette, come quella ‘Galina con do teste’ che affascina Grasso con la celebre strofa, viva là e po bon, che è divenuta il manifesto di una certa triestinità. A colpire Grasso è poi anche il grande tappeto fatto all’uncinetto che ha ricoperto piazza Unità nel 2015 e che è entrato nel Guinness dei primati, e che compare nella copertina del volume.

Le altre due coautrici, stregate pure loro dall’aria che si respira sotto San Giusto, dedicano pagine di puntigliosa ricostruzione storica della libreria Saba (Laura Rizzo), mentre Giulia Sottile, facendo simbolicamente propria una nota e incisiva frase di Joyce, intitola ‘La mia anima è a Trieste’ il diario di un soggiorno che percorre tutti i luoghi canonici che ogni buon turista in visita a Trieste ben conosce, con tanto di foto accanto alle statue di Svevo, Joyce e Saba opera di Nino Spagnoli.

L’ammirazione destata nei tre siciliani dai brillanti scrittori, scultori e poeti che hanno fatto parte dell’habitat culturale triestino hanno suggerito il richiamo al Giardino delle Esperidi come titolo da dare alla plaquette. Luogo leggendario della mitologia greca, che era stato donato da Gea a Zeus che a sua volta lo aveva dato ad Era come regalo nuziale, il Giardino custodiva un melo dai frutti d'oro che era custodito dal drago Ladone e dalle tre Esperidi. Forse con questo paragone tra Trieste e il mitico giardino gli autori ci invitano a chiudere gli occhi davanti al mondo materiale, consapevoli che l'unica gioia possibile sia rifugiarsi in se stessi nel sogno. —

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