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Nelle Lettere di Italo Svevo c’è la “letteratura spicciola” spedita dall’isola di Murano

Svevo: la nuova edizione delle sue lettere ne comprende alcune rinvenute in America, di cui nulla si sapeva Foto Agf

Esce per il Saggiatore una nuova edizione dell’epistolario a cura di Simone Ticciati e con un saggio di Federico Bertoni. Aggiunte un centinaio di nuove missive

TRIESTE Immaginate uno scrittore che ha pubblicato due romanzi bellissimi che quasi nessuno ha letto e che perciò ha deciso di eliminare dalla sua vita «quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura». Immaginate che quello stesso scrittore abbia deciso mille volte in vita sua di eliminare una cosa dannosa – mettiamo le sigarette – senza mai riuscirci. E adesso immaginatelo mentre viaggia per lavoro in Francia, in Germania, in Inghilterra e sulla non remota, ma malinconica e desolata isola di Murano e scrive alla moglie rimasta a Trieste una lettera al giorno, descrivendole i suoi stati d'animo, le sue riflessioni più profonde, la vita che vede scorrere accanto a sé. Qualche dubbio che quelle lettere trasudino letteratura da ogni riga? Che in esse prendano vita tentativi letterari, piccoli esperimenti narrativi, invenzioni romanzesche? E che questo lavorìo sotterraneo continui fino a che non produce uno rivoluzionario esito creativo, un terzo romanzo capace finalmente di incontrare il suo pubblico e, in esso, anche i suoi colleghi scrittori con cui finalmente poter discutere e confrontarsi, naturalmente per lettera?

Le lettere di Italo Svevo rappresentano tutto questo: oltre a un prezioso strumento per accostarsi e conoscere meglio l'uomo Ettore Schmitz che parte amministra e parte viene amministrato dal suo pseudonimo letterario, sono una finestra sul suo laboratorio di scrittore. Questa finestra, aperta nel 1966 da Bruno Maier che in quell'anno fa uscire per l'editore Dall'Oglio la prima edizione dell'Epistolario sveviano, preziosissimo lavoro a cui tutti i lettori di Svevo portano gratitudine, nei cinquantacinque anni trascorsi da allora si era fatta un po' opaca. Per vedere meglio quel panorama di paesaggi, volti, interni, aneddoti, serviva un bella ripulitura delle lastre, una sistemata agli infissi e, sì, anche qualche lavoro di allargamento, perché col tempo la luce si è fatta più ampia.

Nella nuova edizione delle “Lettere” di Italo Svevo che Il Saggiatore ha pubblicato in questi giorni per la cura di Simone Ticciati (1224 pagine, 65 euro), ci sono quasi un centinaio di lettere in più rispetto alla precedente edizione: documenti che in mezzo secolo sono state ritrovati dai ricercatori negli archivi di mezza Europa e ora, grazie allo stesso Ticciati, anche oltre oceano, negli archivi delle università americane dove si celavano quattro lettere finora sconosciute che Svevo aveva mandato all'amico Joyce fra il 1909 e il 1922.

Non è l'unica migliorìa che la nuova edizione ha introdotto nell'affaccio epistolare sveviano: oltre alla prefazione circostanziata e intelligente di Federico Bertoni e al ricco apparato di note a piè di pagina che ci svela nomi di persone, luoghi, libri appena accennati in quella comunicazione piena di cenni e sottintesi che è quella epistolare, il volume presenta infatti una nota al testo molto accurata. Ticciati rende conto in dettaglio degli – scarsi – interventi che ha operato sul dettato di Svevo, di cui si sforza di mantenere il più possibile la forma originale, consapevole, da bravo filologo, che ciascuna peculiarità di lingua e sintassi, qualsiasi vezzo o idiosincrasia, può rappresentare un indizio che, ad esempio, consente di datare meglio un documento. Infatti con queste e altre accortezze, argomentando e ipotizzando con finezza sulla base di tracce tenui ma spesso illuminanti contenute nelle pieghe del testo, Ticciati riesce qui a collocare una cinquantina di lettere prive di data topica o cronologica, talvolta in disaccordo con lo stesso Maier, anche sul fatto che certe carte facciano parte di una stessa lettera e non appartengano, piuttosto, a momenti differenti.

Prezioso, preziosissimo infine l'indice dei nomi, che mancava nell'edizione precedente. Ci permette di ritrovare fra le oltre 1200 pagine del volume gli interlocutori – Joyce, Montale, Larbaud, Prezzolini, Saba, Adrienne Monnier... – e tutti i personaggi, storici e di fantasia di cui parlano. E soprattutto mette in evidenza proprio quel rapporto stretto fra scrittura epistolare e scrittura letteraria di cui si diceva all'inizio. Che sotto a «Gide André» si incontri «Gigia (domestica)» è un mero accidente alfabetico ma la lunga sequenza dei membri della famiglia Bravin, protagonisti delle Novelle muranesi, – da «Bravin Bepi» (che segue «Bragaglia Antongiulio») a «Bravin Cesilda», a «Bravin Giovanni (detto Nane)», giù fino a «Bravin Totoio» (che precede «Brion Marcel») – così come quella dei famigliari dell'operaio Cimutti, cui è dedicata una di tali novelle fin dal titolo, ci fa sentire immediatamente che fra i personaggi delle lettere e i personaggi delle novelle, dei romanzi, delle fiabe di Svevo la parentela è stretta, perché i secondi spesso nascono qui, nei fogli che l'industriale Ettore Schmitz manda alla giovane moglie Livia Veneziani per divertirla con un po' di «letteratura spicciola», come la definisce in una lettera del 1° giugno 1911, proprio da Murano. Spiccioli che verranno reclamati, in forma simbolica si intende, dopo il successo finalmente raggiunto, quando le lettere trovano altri interlocutori e la letteratura accampa esplicitamente il suo diritto di stare al mondo, fra stampe, traduzioni, contratti e recensioni.

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