L’uomo è il migliore amico del cane che non porta rancore se il padrone lo lascia fuori casa sotto la pioggia

La scrittrice Elli H. Radinger che lasciò la carriera d’avvocato per vivere con i lupi nel Parco di Yellowstone racconta il suo rapporto con i quattrozampe 



Chi è il padrone qui, chi è che veramente tiene il guinzaglio? Elli H. Radinger nel suo “La saggezza dei cani” (SEM pagg. 236, euro 15) è in grado di mettere ordine nell’universo sentimentale che si instaura nel rapporto sbilanciato - quello uomo-animale - più appagante al mondo. Tutto merito del libro che concepito come mezzo saggio e mezzo diario, assomma i pregi di entrambi e finisce per convincere che, a date condizioni molto ben esemplificate, l’uomo può essere davvero il migliore amico del cane.


Merito delle sfumature di selvatico disseminate tra le righe discorsive di questa avventurosa autrice agèe che si buttò alle spalle una carriera sicura di avvocato andando a ballare con i lupi del Parco di Yellowstone per oltre un anno, successivamente diventata studiosa e conferenziera di fama internazionale.

Il cugino del cane è ostinato e bravo risolutore di problemi, osserva la Radinger, mentre il cane si rivolge agli umani per chiedere aiuto già dopo pochi tentativi. Nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha selezionato e allevato il cane, prodotto di una mutazione cromosomica - in pratica una malattia ereditaria - responsabile della sua vena sociale.

Grazie alla quale la Radinger costruisce una perfetta simbiosi: bacia Shira, il suo Labrador tredicenne, più di quaranta volte al giorno e lo accarezza più di quante volte possa contare, ripagata da sguardi adoranti e ritmici battiti di coda sul pavimento.

Con dedizione la scrittrice decide di regolare la sua vita francescana in base alle esigenze di Shira: ha predisposto la casa per facilitarne la diminuita mobilità, la vista opaca e il vistoso calo di udito. Ha addirittura sospeso i suoi studi e rinunciato ai viaggi per starle accanto. Perché è facile amare il cucciolo pasticcione e dal pelo lucido, disobbediente divoratore di pantofole ma gagliardo.

Invece in queste pagine si parla di cani vecchi, incanutiti e panciuti, di tempo che passa, dell’apprensione per la loro salute e infine del dolore al pensiero della loro morte; di cure veterinarie e croccantini calibrati, di dentature traballanti, di calo delle prestazioni. E qui la Radinger riversa una cornucopia di suggerimenti pratici e riporta, sempre con tono discorsivo, i risultati di test psicologici e scientifici. Il cane è empatico, è compassionevole e sceglie la lode umana piuttosto che il bocconcino goloso. Specie se anziano legge le espressioni del volto e vi adegua le sue. E come l’essere umano, non è mai così vecchio da non imparare nuovi trucchetti per cavarsela, ma ha la marcia in più di saper accettare ciò che non può essere cambiato giudicando ogni giorno un buon giorno per vivere.

E’ anche la ragione per cui il cane ama il suo padrone a prescindere, in ricchezza e povertà, in salute e malattia, persino se maltrattato, per quel senso di branco che l’istinto gli detta e per quell’innaturale, per noi umani, capacità di perdono che gli è insita.

“L’uomo è forse l’unico essere vivente che porta rancore “ spiega l’autrice. “Un cane non se la prende. Provate a fare un test: chiudete fuori dalla porta vostra moglie (o marito) e il vostro cane sotto la pioggia battente, poi fateli rientrare in casa. Chi tra i due vi saluterà con gioia?”.

Il fatto è che l’animale sa cogliere il momento vivendolo con un entusiasmo che si rinnova ogni giorno, tanto che Freud, che scoprì l’anima del cane tardi, a 72 anni, scrisse in una lettera all’amica Maria Bonaparte ciò che i cani possono offrire all’uomo: “La simpatia senza ambivalenza, la semplificazione della via - liberata dal conflitto difficilmente sopportabile con la civiltà - la bellezza di un’esistenza in sé compiuta”.

Parole sante, al punto che prima di prendere un cane, difficilmente puoi immaginare come sarà la vita con lui. E dopo non puoi più immaginare di vivere senza di lui.

Perché l’amore, almeno in questo caso, è reciproco e si trasmette ai due estremi del guinzaglio. —



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