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Bela Lugosi, il Dracula più famoso dello schermo partì in nave da Trieste per cercare fortuna in America

L’attore ungherese 101 anni fa si imbarcò sul piroscafo mercantile “Gróf Tisza Istvan” diretto a New Orleans. Si immedesimò a tal punto col conterraneo da dormire in una bara. Poi il lento declino dopo il rifiuto di “Frankenstein”

TRIESTE Fra le tante leggende che circondano la figura di Bela Lugosi, il Dracula dello schermo più celebre insieme a Christopher Lee, c’è un fatto certo. Questo attore ungherese nato come Béla Blaskó nel 1882 a Lugos in Transilvania (odierna Lugoj, Romania) partì proprio da Trieste 101 anni fa, senza denaro né passaporto, per cercare fortuna negli Stati Uniti. Il viaggio di un migrante balcanico qualsiasi, che però cambierà la storia del cinema.

Lo prova “The Bela Lugosi Blog” mostrando online un documento del piroscafo mercantile “Gróf Tisza Istvan” (conte Stefano Tisza) partito da Trieste il 27 ottobre 1920 (il “Piccolo” lo include nella flotta Cosulich) e giunto a New Orleans il 4 dicembre. Nella lista dell’equipaggio (“List of Aliens Employed”) figura il nome di Bela Lugosi, imbarcato come assistente alle macchine insieme a marinai evidentemente triestini (Leban, Ruzzier, Sossich).

Il documento dimostra che fu in questa occasione che Bela cambiò il cognome in Lugosi, in omaggio al paese natale (Lugos). Fu un viaggio avventuroso, quello del “Gróf Tisza Istvan”, con vari punti di contatto con il viaggio di Dracula in Inghilterra nel film del 1931 di Tod Browning, che fece di Lugosi una star e del conte vampiro un mito. Al quinto giorno di navigazione una tempesta gettò la nave contro gli scogli, danneggiando la carena, e Bela fu costretto a emergere dal fondo buio del piroscafo…

Arrivato a Trieste da Berlino quasi 40enne, Lugosi lasciava alle spalle esperienze a teatro e sul set (anche con Murnau) in Ungheria e Germania. Ma il sacro fuoco della recitazione manifestato fin dall’adolescenza lo spingeva a New York e Los Angeles. A Broadway nel 1927 affrontò per la prima volta il personaggio di Dracula con centinaia di repliche e due anni di tournée. A Hollywood, nonostante questo successo, Lugosi dovette attendere che ben sei attori rinunciassero alla parte di Dracula prima di avere il ruolo nel film di Browning (dal libro di Bram Stoker), che lanciò nel 1931 il moderno cinema fantastico targato Universal.

Paradossalmente fu a partire da questo trionfo - con un’interpretazione intensa, aristocratica, senza trucchi se non una fascia di luce sugli occhi ideata dall’operatore Karl Freund - che Lugosi diventò uno dei più grandi e romantici “perdenti” della storia del cinema, acquisendo così tuttavia una nuova immortalità. La Universal, infatti, lavorò subito a una trasposizione del “Frankenstein” di Mary Shelley, stavolta apposta per lui. Ma Bela fece l’errore che rimpiangerà per il resto dei suoi giorni, rinunciando perché chili di trucco avrebbero nascosto i suoi tratti fascinosi. La parte andò allo sconosciuto Boris Karloff, che da allora in poi lo soppiantò come “re del terrore”.

Nel lungo declino, Lugosi si immedesimò a tal punto col conterraneo Dracula da dormire in una bara. E si rassegnò a far da spalla a Karloff, come in “The Black Cat” (‘34) di Edgar Ulmer nel ruolo del rivale buono, o nel “Figlio di Frankenstein” (‘39) in quello del gobbo Igor. Ruoli che però col tempo entrarono nel cuore dei fan. È l’Igor di Marty Feldman, alla fine, il protagonista di “Frankenstein Jr.” (’74) di Mel Brooks. Ed è interpretando uno struggente Lugosi al tramonto in “Ed Wood” (’94) di Tim Burton, che Martin Landau vinse quell’Oscar che Bela non ebbe mai.

Qual viaggio di Lugosi verso il sogno americano testimonia come Trieste, con le sue navi, abbia sempre comunicato con il mondo. Poi, qui non siamo in Transilvania, ma una tradizione vampiresca nei dintorni esiste dalla Stiria all’Istria, dove nel ‘600 a Kringa il contadino Jure Grando pare sia stato il primo vampiro “registrato” come tale in documenti ufficiali.

A Trieste era anche nata la mitica vampirologa Ornella Volta (morta un anno fa 93enne). E a Lugosi, infine, si era forse ispirato il grande triestino Diego de Henriquez, altro romantico perdente, cacciatore di nazisti, collezionista compulsivo di armi e sognatore di pace, morto nel 1974 nel misterioso incendio del suo magazzino-museo, nella sua bara-letto. —

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