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Addio a Famà, pittore e incisore che amava sperimentare nell’arte

Annamaria Castellan Trieste

Di origine dalmata e siciliana, nato a Trieste nel 1939, aveva un segno incisivo ed essenziale Ha esposto in personali e collettive in giro per il mondo

È mancato in questi giorni Aldo Famà, artista razionale ma capace di fantasticare intensamente. E di sperimentare in modo contemporaneo. Tra i suoi lavori più recenti, che oggi si trovano alla Sissa e al Museo Revoltella, ritroviamo infatti delle sculture che aveva realizzato in acido polilattico, utilizzando una tecnica di assoluta avanguardia: partendo dal modello digitale dell’opera, lo stampava mediante il programma Cad, traducendolo nella terza dimensione e quindi colorandolo.

Nato a Trieste nel 1939, di origine dalmata e siciliana, era autodidatta in pittura e, nell’incisione, allievo di Carlo Pacifico. Di temperamento amabile, vivace, brillante e ironico, aveva trasfuso il proprio entusiasmo e l’amore per la vita e per l’arte in una sequenza dinamica di cromatismi accesi, sottolineati da un segno incisivo ed essenziale, riuscendo pur nell’apparente razionalità del proprio linguaggio pittorico, a far scaturire negli oli impreziositi da eleganti velature, nei collage, nelle incisioni e negli arazzi, un filo sottile di poesia e, soprattutto, la luce.

Aveva iniziato a dipingere negli anni Cinquanta con appunti veloci, dedicati al paesaggio con piglio postimpressionista, ma già interessati alla poetica fauve. Successivamente si era orientato verso un infinito geometrico dalle forti, ma più controllate, contrapposizioni cromatiche, segniche e compositive di valenza prettamente simbolica, redatte secondo una personalissima scala di valori. Oltre a numerosi dipinti e incisioni, ha realizzato grandi installazioni e sculture in pietra.

Ha fatto parte dei Consigli direttivi del Sindacato Autonomo Artisti Triestini, del Centro Friulano Arti Plastiche di Udine e dell’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Trieste, e dato vita con altri al “Gruppo 5”, teso a nuove indagini in ambito pittorico e della grafica astratta: ricerca perseguita sempre attraverso una pratica pittorica rigorosa e meditata, intessuta di controllate contrapposizioni cromatiche e inserti materici ottenuti con lo stesso impasto del colore, inciso come fosse un antichissimo graffito.

Ha allestito 28 personali ed esposto in oltre 370 collettive regionali, nazionali e internazionali (Graz, Klagenfurt, Belgrado, Zagabria, Belgrado, Sydney, Melbourne, Lubiana, Stoccarda), illustrato libri e partecipato a numerose giurie. Lascia la moglie Giuliana, che lo ha sempre amorevolmente supportato nell’arte, la figlia Chiara e l’adorata nipotina Bianca.

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