“È stata la mano di Dio” a far nascere un autore e il suo sguardo sul mondo

Sorrentino e la morte tragica dei genitori in un racconto intimo e potentissimo che potrebbe portargli un altro Oscar



Paolo Sorrentino aveva 16 anni quando i suoi genitori sono morti insieme, nel sonno, soffocati da una fuga di gas nella loro casa di vacanze a Roccaraso. Il giovane Paolo si è salvato perché, per la prima volta, aveva avuto il permesso di restare a Napoli per seguire la partita col suo mito assoluto, Diego Maradona: “È stata la mano di Dio”, dunque, come nel caso del gol del Pibe de oro nel Mondiale ’86 contro l’Inghilterra. Ora, a 50 anni, il regista si è sentito pronto per raccontare quella tragedia che tutto ha cambiato nel suo primo film autobiografico, il più intimo, dal respiro del grande romanzo di formazione, con meno manierismi e più cuore.


Fabio (Filippo Scotti), l’alter ego di Sorrentino, è un ragazzino che va al liceo classico, non sa ancora cosa farà nella vita e assiste quotidianamente alle scaramucce amorose tra suo padre e sua madre (Toni Servillo e Teresa Saponangelo, entrambi eccezionali).

La prima parte del film è la più “sorrentiniana”, gioca col grottesco e con le maschere, sia nella descrizione della sua pittoresca famiglia, della quale fa parte la sensuale e irregolare zia Patrizia (Luisa Ranieri), sia in quella della Napoli degli anni ’80, divisa tra il folclore e i riti borghesi. Poi, però, arriva la tragedia: e Fabio deve imparare a diventare grande di colpo. Scoprirà che, come diceva Fellini, “la realtà è scadente”, e allora meglio inventarla. “È stata la mano di Dio” è il racconto intimo e potentissimo della nascita di un autore e di uno sguardo sul mondo, partoriti da una cesura straziante. Dopo il Leone d’Argento a Venezia potrebbe portare a Sorrentino il secondo Oscar. A ben pensarci, forse, la prima scintilla del film si era accesa proprio alla cerimonia degli Oscar del 2014, quando il regista aveva vinto per “La grande bellezza” ringraziando Fellini, Maradona, suo fratello e sua sorella, e i genitori “Sasà e Tina”: le figure centrali del suo mondo di ragazzo che Sorrentino ci schiude, in uno dei suoi pezzi di cinema più indimenticabili. —

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