Si imbarcò a Trieste per il sogno americano il grande Dracula del cinema

Nel Piccololibri il ritratto dell’attore Bela Lugosi, gli scrittori Peter Blum e Guido Devescovi, le foto di Jan C. Schlegel

TRIESTE Centouno anni fa, il 27 ottobre 1920, partiva da Trieste, a bordo del piroscafo mercantile “Gróf Tisza Istvan”, un migrante ungherese, diretto a cercare fortuna negli Stati Uniti. Béla Blaskó, nato in Transilvania nel 1882, senza soldi nè passaporto, venne imbarcato come assistente alle macchine sulla nave della flotta Cosulich. Fu un viaggio speciale, durante il quale decise di cambiare il suo nome in Bela Lugosi, in omaggio al paese, Lugos, dove era nato. Scese a terra a New Orleans il 4 dicembre, dopo cinque settimane di traversata avventurosa, con un nome nuovo e un futuro luminoso nel mondo del cinema, di cui allora ancora nulla sapeva: in America era sbarcato un attorucolo che sarebbe diventato il Dracula più famoso dello schermo.

A Bela Lugosi è dedicata la copertina del Piccololibri in edicola sabato 27 novembre con il nostro quotidiano. Sette pagine su personaggi, libri e scrittori da riscoprire, artisti e mostre legati al territorio, che arricchiscono con uno sguardo curioso e inedito lo sfoglio dello storico supplemento di critica letteraria Tuttolibri.

Bela Lugosi aveva quarant’anni quando da Trieste partì per attraversare l’oceano. A Broadway, nel 1927, si calava per la prima volta nel personaggio di Dracula, con centinaia di repliche e una tournée lunga due anni. Nel 1931, dove che sei attori avevano rinunciato alla parte, fu scelto da Tod Browning per intepretare il conte sullo schermo. Fu un trionfo e, al tempo stesso, l’inizio di un lungo e malinconico declino.

Il paginone centrale approfondisce una delle mostre della rassegna ZeroPixel, quella del fotografo tedesco Jan C. Schlegel ospitata fino all’8 gennaio nello spazio d’arte trart del Viale. Grande viaggiatore, Schlegel ha visitato più di sessanta nazioni tra Africa e Asia, immortalando corpi di uomini e di donne e leggendo nei tatuaggi e nelle incisioni sulla pelle, storie individuali e di popoli, attraverso usanze, credenze, tradizioni. Le sue immagini, in bianco e nero, ritoccate a pennello e quindi stampate con una tecnica raffinata e costosa, ai sali d’argento e al platino palladio, raccontano non corpi ma persone nella loro interezza e complessità, catturano la spiritualità che il corpo racchiude. «La bellezza - dice Schlegel nell’intervista al Piccololibri - è un mistero, attorniarsi di cose belle serve a dimenticare i dolori e dà forza. Ma oggi il concetto è distorto e viene confuso con la perfezione».

Due i personaggi da riscoprire che l’inserto propone questa settimana. Il primo è il poeta ebreo tedesco Peter Blum, figura importante per la letteratura in lingua afrikaans, morto in Inghilterra nel 1990. Nacque nel 1925, ma sulla città resta il mistero: forse Trieste o forse Vienna. Genitori di lingua tedesca, educato in un ambiente plurilingue, Blum si trasferì in Sudafrica a dodici anni anni e, molto più tardi, al momento di chiedere la cittadinanza, si identificò come “austriaco per nascita e parentela, tedesco per annessione” e dichiarò di essere nato a Vienna. Perchè cancellò Trieste? Le spiegazioni non sono chiare, ma il personaggio appartiene di diritto all’ambiente culturale mitteleuropeo.

Un’altra pagina del Piccololibri si occupa di Guido Devescovi, nato a Trieste nel 1890, e compagno al liceo Dante di Scipio Slataper. Professore di letteratura tedesca, autore di un saggio sul “Doktor Faustus” che ricevette l’apprezzamento di Thomas Mann, combattente nella nella prima guerra mondiale come Slataper e decorato al valore, è ricordato soprattutto per il volume di prose liriche “Ritorno alla montagna”, edito nel 1937, in cui rende omaggio all’amico e alla comune passione per il Carso, in una nostalgica rievocazione della giovinezza comune e religiosa contemplazione della bellezza della natura.

Lo sfoglio del Piccololibri si conclude con un’intervista alla giovane cantante friulana Anastasia Zanello e con una passeggiata d’autore tra le sepolture del cimitero centrale di Gorizia. —

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