Aisha e Zoya, figlie di Sherazade risorgono da storie di violenza

Domani al Miela il testo scritto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca. Al termine un dibattito con Monika Bulaj Rossella Strani e Fabiana Martini

TRIESTE

Domani, nell’ambito della rassegna S/paesati - Eventi sul tema delle migrazioni, andrà in scena al Miela, alle 19, “Figlie di Sherazade - Raccontare per salvarsi la vita”, testo scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, con le musiche originali di Rosie Wiederkehr e Ruth Bieri, le scene e fotografie di Franca D’Angelo, le sculture di Nato Frascà. La produzione è de Il NaufragarMèDolce.


È la storia vera di due giovani donne che si raccontano affinché altre donne possano un giorno vivere in condizioni migliori. Aysha è una ragazza nata in Germania da genitori turchi. Vive a Berlino, dove studia, lavora e si innamora di un ragazzo tedesco. Purtroppo i genitori hanno già deciso di darla in sposa al cugino, come nella tradizione del paese d’origine, costringendo la ragazza a fuggire di casa. Dopo un periodo vissuto come un animale braccato, Aysha approda a un centro di accoglienza per donne maltrattate e grazie al confronto con le altre rielabora il proprio vissuto e scopre il potere curativo della parola e l’importanza di testimoniare la propria esperienza.

Zoya è una ragazza afghana rifugiata in Pakistan. I suoi genitori, attivisti politici, sono stati uccisi dai fondamentalisti. Della sua educazione si occupa una nonna “molto illuminata” che ha fatto di tutto per farla studiare. E così, grazie all’istruzione ricevuta in una scuola femminile clandestina, Zoya cresce nella consapevolezza di voler fare qualcosa per aiutare il proprio paese. Tornando in Afghanistan e riprendendo l’attività clandestina dei genitori, scopre che la sua non è solo un esigenza politica ma anche una pulsione intima.

L’apporto musicale e canoro della cantante Rosie Wiederkehr – del gruppo Agricantus – con la collaborazione di Ruth Bieri, tastierista e compositrice svizzera, nonché fondatrice della prima scuola musicale femminile in Europa (Zurigo), diventa la sintesi emozionale delle due storie. Al termine dello spettacolo un commento sui temi della violenza contro le donne con Monika Bulaj (fotografa), Rossella Strani (Goap) e Fabiana Martini (giornalista). —



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