Bolero/Gershwin Suite Grande danza a Gorizia



L’inaugurazione del Verdi di Gorizia era fissata per lo scorso 13 novembre con “Arsenico e vecchi merletti”. È saltata per un problema di salute di Rosalina Neri, protagonista dello spettacolo con Anna Maria Guarnieri. Il teatro apre quindi il cartellone 2021-2022 domani, alle 20.45, con “Bolero/Gershwin Suite”. La produzione si deve alla MM Contemporary Dance Company, compagnia di danza contemporanea fondata nel 1999 a Reggio Emilia e diretta da Michele Merola. «Lo spettacolo - anticipa - consiste in due mie coreografie. Si apre con “Bolero”, un cavallo di battaglia della compagnia arrivato alla 150° replica e portato in tutto il mondo: dalla Russia alla Germania, alla Corea. Si tratta quindi del nostro biglietto da visita. Sul palco, ci sono sette danzatori oltre a un muro di carta che viene mosso dagli stessi artisti e che finisce per danzare con loro, per essere una parte fondamentale dello spettacolo. Questo muro, nella parte finale, viene abbattuto, facendo stare la compagnia tutta assieme, come se ci fosse un rito propiziatorio: le divisioni sono state tolte e l’umanità può andare con rinnovata fiducia verso un futuro differente, senza più barriere».


C’è un forte significato simbolico…

«È nata nel 2015, quindi in tempi non sospetti per quanto riguarda la pandemia, ma penso che il tema sia molto attuale, essendoci un gran bisogno di unità, di eliminazione delle frontiere».

Il Bolero fa venire alla mente la musica di Ravel…

«Certo, ma la sua musica dura circa 14 minuti, mentre la mia coreografia 30. Quindi, ci sono stati alcuni inserimenti musicali creati con grande rispetto e delicatezza da Stefano Corrias che, sottolineando alcuni momenti più introspettivi, hanno dato nuova linfa a un capolavoro che, proprio perché celebre, viene spesso ascoltata con leggerezza».

Oltre a Bolero, c’è Gershwin Suite...

«Si tratta di altro lavoro che ha girato molto in Italia e all’estero. È molto differente rispetto al Bolero sia per i costumi sia per le luci. Il Bolero è pura danza. In Gershwin Suite, invece, c’è un aspetto molto più teatrale. L’obiettivo, però, è di raccontare le tante piccole solitudini degli artisti che vengono colmate dallo stare assieme. In questo senso, la tematica delle due coreografie è la stessa. Le pagine più celebri di Gershwin sono collegate con i quadri di Edward Hopper che fondamentalmente rappresentano l’immobilità ma che, in questo caso, prendono vita grazie a tutti i nove danzatori».



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