“Arcipelaghi” familiari alla deriva vanno in scena alla Sala Bartoli

Da martedì a domenica lo spettacolo scritto e diretto da Monica Codena. Prodotto dallo Stabile regionale è nato in forma di studio al Mittelfest

TRIESTE. “Arcipelaghi”, storia di una famiglia allo sfascio, nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, scritta e diretta da Monica Codena è nata in forma di studio per il Mittelfest2020, che era legato al tema “eredi”. A fine agosto sei frammenti interpretati da Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Marco Morellini, Maria Grazia Plos sono stati presentati a Palazzo Pontotti-Brosadola a Cividale: sono la base da cui si è sviluppato lo spettacolo nella sua edizione completa, in scena ora alla Sala Bartoli, da martedì a domenica 28 novembre (alle 19.30 domani e venerdì, alle 21 il 24, 25 e 27 novembre, domenica 28 alle 17).

In scena la vicenda di una famiglia alle prese con la frantumazione dei rapporti, le ferite di ciascun componente che si riflettono sul quelle degli altri. Sebastian è il fratello maggiore. Non è più il ragazzo che a dieci anni suonava il piano, cantava canzoni, si beffava di tutti, e rideva di sua madre. Qualcosa dentro di lui si è spezzato, e così la vita gli è sfumata tra le mani. Ines è la sorella maggiore: una donna autorevole che si è sempre fatta carico delle esigenze di tutta la famiglia.

Gli imprevisti la disorientano, quindi evita gli imprevisti. Poi c’è Tiago, il suo compagno: conta banconote, si occupa di questioni finanziarie, a suo modo è un uomo piacevole e un mediocre negoziatore. Ancora, Tomas è il fratello minore, ha alle spalle un passato burrascoso, con trascorsi che hanno pesato su di lui. Oggi è un insegnante ed è forse il più distante dalle dinamiche familiari.

Infine Alma, la sorella più piccola, che appare una bambina candida, capace di ammaliare tutti, ma si rivela una maga Circe che opera i suoi sortilegi.

Cinque personaggi, cinque membri di un nucleo familiare che ha perduto i suoi pilastri, i genitori. Sono adulti, una volta cresciuti non si sono mai frequentati assiduamente e ora si ritrovano nella casa di famiglia per liberarla da mobili e suppellettili, dopo averne concertata la vendita. È così che il pubblico li conoscerà, sul palcoscenico, entrando nelle loro storie, nelle loro interiorità.

Cinque personaggi interpretati da Emanuele Fortunati (Tiago), Ester Galazzi (Alma), Riccardo Maranzana (Tomas), Marco Morellini (Sebastian), Maria Grazia Plos (Ines), scandaglieranno profondamente le dinamiche e le emozioni vissute in un un momento doloroso: sgomberare la casa di famiglia infatti, oltre a liberare un inquietante senso di smarrimento, di violazione di un luogo intimo dove si è radicati, porta alla luce ricordi, rancori, legami, rimorsi, sentimenti contrastanti che si pensavano lasciati alle spalle e che invece ritornano prepotentemente.

È forse un simile portato di emozioni a scuotere Sebastian, quando - contrariamente a quanto concertato con i fratelli - decide di ritornare sulla sua prima scelta e di opporsi alla vendita della casa in cui ha vissuto con la madre fino all’ultimo. Allora le dinamiche diventano conflittuali, i rapporti si irrigidiscono, c’è chi insiste violentemente, chi desidera sbarazzarsi dell’incombenza e proseguire con l’inventario degli oggetti e l’asta e chi - come Ines, la sorella maggiore - invece resta turbata e riconsidera la situazione, anche perché trova un biglietto del padre che le raccomanda di curarsi di Sebastian.

La regista Monica Codena ha già lavorato con gli attori di riferimento dello Stabile e ha collaborato in più occasioni con il direttore Paolo Valerio: milanese, ha studiato danza e recitazione dall’età di dieci anni, si è diplomata attrice alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” nel 1985.
 

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